Una stagione così, con più bassi che alti, i tifosi dei Los Angel Lakers non la ricordano da tanto tempo. Negli ultimi anni infatti la squadra californiana era riuscita a dominare il campionato, vittoria dopo vittoria. Ma alla base di questa crisi che sembra infinita ci sono vari fattori, a partire dai vari infortuni dei suoi giocatori più significativi fino ad una sbagliata gestione societaria e di politica interna.
Partiamo dal primo punto, l’infortuni. Giorno dopo giorno, quasi come una maledizione, la squadra ha iniziato a decimarsi perdendo i giocatori che avrebbero potuto dar un senso all’intera stagione. Il primo di questa infinita lista è Steve Nash: il playmaker canadese soffre infatti di un continuo dolore alla schiena che ha rischiato addirittura di farlo ritirare dalla carriera profesionistica, come ha dichiarato in un’intervista rilasciata subito dopo l’infortunio: “Potrei non riuscire più a giocare. La situazione ora come ora è molto delicata. Voglio evitare di affrettare i tempi e dovermi fermare in continuazione, facendo avanti e indietro dalla lista infortunati. Voglio cercare di recuperare al meglio ma è difficile, visto che la mia situazione fisica è molto complessa”. Ritonerà probabilmente a fine gennaio. Un’altro pezzo grosso che si è fermato, forse il più importante del puzzle dei Lakers, è Kobe Bryant.
L’erede di Michael Jordan, appena rientrato da un infortunio che lo ha tenuto lontano dal parquette per otto lunghi mesi, si è rifermato per sei settimane causa frattura al piatto tribale del ginocchio sinistro. Tegola pesante per la squadra di Mike D’Antoni, ma soprattutto per il basket americano. Per lui il rientro è stato previsto per la metà di febbraio. A fermarsi sono inoltre Formar, Blake e Henry (per lui continui problemi alla cartilagine del ginocchio destro).
Punto due, la sbagliata gestione societaria. Esempio di questa situazione è la gestione di Jordan Hill. Il giocatore ormai è quasi fuori rosa, usato pochissimo dal coach, un continuo via vai tra il campo e la panchina. Ma la verità è stata la sempre difficile convivenza con Mike D’Antoni, considerato da lui più un giocatore di sostanza che di realizzazione (fattore tipico del suo gioco). La società vorrebbe tenerlo nonostante il suo eccessivo stipendio, ma visti gli attuali rapporti, preferirebbe venderlo. Infatti intorno al giocatore si sta facendo largo buon mercato, che vedono i Golden State Warriors in cima. Parte se D’Antoni rimane alla guida della squadra, rimane se lascia a fine stagione. Ma le parole del General Manager Kupchak sembrano smentire quest’ultima ipotesi, che da piena fiducia all’allenatore. La questione rimane comunque spinosa e oltre ad essere trattata con i guanti deve essere risolta nel più breve tempo possibile.
Punto terzo: sbagliata politica interna. In questo caso il primo nome che spunta è quello dello spagnolo Paul Gasol. Dopo il fallito passaggio con Cleveland in cambio di Bynum, il giocatore sembra esser calato nettamente di prestazione. Ad aggravare la sua situazione è la mancanza in campo del suo miglior compagno di squadra, nonchè amico, Bryant, con il quale aveva una media realizzativa altissima. Attualmente la squadra è in una bassa posizione in Wester Conference, con ben 26 sconfitte e una percentuale di vittorie (solo 16) peggiore da 29 anni. I tifosi vogliono delle risposte immediate e la luce fuori dal tunnel è ancora lontana, ma la speranza è l’ultima a morire.
Mario Ramogida



