Dopo aver raggiunto l’agognato obiettivo, sognato lungamente e seguito per anni, perchè non provare a ripetersi? In fondo, LeBron James e i suoi Cleveland Cavaliers si sono dalle un pesante fardello dalle spalle. L’epica rimonta alle NBA Finals a discapito dei Golden State Warriors (che erano in vantaggio per 3-1 nella serie) ha fatto sì che la franchigia dell’Ohio si portasse a casa il primo titolo della sua storia. Un traguardo sudato, combattuto, meritato. Per questo il front office ha deciso di non apportare significativi cambiamenti alla brillante macchina allestita da Tyronn Lue: hanno salutato i campioni in carica Timofey Mozgov e Matthew Dellavedova, mentre alla causa sono stati arruolati i veterani Chris Andersen e Mike Dunleavy.
I Cavs vorrebbero rifirmare JR Smith, il cui contratto è scaduto: la situazione è in stallo, ma c’è ottimismo. Inoltre è da valutare la situazione legata a Mo Williams, attualmente a libro paga, che potrebbe decidere di ritirarsi.
Il quintetto al momento dovrebbe essere questo: Irving-Shumpert-James-Love-Thompson.
I CAMBIAMENTI DI GIOCO
Come già accennato, squadra che vince non si cambia. Accanto al Prescelto, leader spirituale e tecnico, ci sarà un Kyrie Irving ormai pienamente responsabilizzato e in grado di essere più che una semplice spalla. Tanta è la fiducia su Kevin Love, che ha giocato dei discreti playoff: il numero 0 è chiamato ad aprire il campo per favorire le penetrazioni dei compagni e a fornire pericolosità dal perimetro. Indiscutibile anche il ruolo di Thompson, ‘inventato‘ centro titolare da Lue: il ragazzo è fondamentale per quanto concerne l’atletismo e la difesa, ma soprattutto per i rimbalzi. Con la sua predilezione nel prendere quelli offensivi si è dimostrato utile per guadagnare ulteriori possessi e per spezzare il ritmo degli avversari.
Nell’attesa che si risolva la grana JR, il posto di guardia attualmente verrebbe presieduto da Iman Shumpert, in grado di garantire una bella dose di difesa (agevolando così i cambi). Oltre che a un buon quantitativo di tiri da tre.
La panchina, oltre che sul sempre affidabile Channing Frye e al versatile Richard Jefferson, quest’anno potrà usufruire del contributo di Andersen e Dunleavy, due elementi congeniali al sistema di gioco del team. Il primo può essere molto utile nella protezione del ferro e nel catturare rimbalzi (con un minutaggio calibrato, visto che non è più giovanissimo); il secondo invece è una soluzione in più sugli scarichi e inoltre porta con sé un po’ più di esperienza, che fa sempre comodo.
Se Williams deciderà di non calcare più il parquet, i Cavaliers torneranno quasi sicuramente sul mercato per completare il parco playmaker. Le vesti del ricambio di Irving toccano a Kay Felder, arrivato dagli Atlanta Hawks che lo avevano scelto con la cinquantaquattresima chiamata assoluta dello scorso draft. Velocità, visione di gioco, imprevedibilità, discreto repertorio offensivo e delle ottime doti atletiche per un giocatore della sua stazza (è alto 1.75): una sorta di Nate Robinson 2.0, una potenziale ed allettante variante da inserire gradualmente.
PREVISIONI CLEVELAND CAVALIERS
Ovviamente James e compagni sono gli assoluti favoriti per occupare la prima piazza della Eastern Conference, avendo trovato quell’amalgama giusta e quella stabilità per portare avanti il progetto tecnico. Arrivare di nuovo alle Finali e compiere uno storico repeat è un traguardo abbastanza alla portata. I detentori dell’anello saranno tutt’altro che con la pancia piena, anzi, vorranno cercare di allungare la loro supremazia: le carte in regola per farlo i Cavaliers ce le hanno tutte.

