Avere una delle stelle della Lega ma non la squadra in grado di supportarla nella corsa verso l’anello. Quante volte abbiamo sentito questa storia? È il bello dello sport americano, impostato sulla convinzione (corretta) che una diffusione del talento porta competitività diffusa (e qui ci siamo), e che una competitività diffusa aumenta l’interesse verso il campionato. Il benessere dell’altro è un benessere mio. Come sempre, a queste latitudini abbiamo da imparare.
CAMBIAMENTI DI GIOCO
Ah, chiaramente la stella di cui sopra è John Wall, e la squadra i Washington Wizards (Capitan Ovvio, se no non avreste aperto l’articolo appositamente dedicato). Ce lo ricordiamo a inizio carriera: rapido, sgusciante, con il turbo nelle gambe, ma insicuro nel piazzato. Negli anni ha messo su anche quello, ha avuto la squadra in mano sin da subito, liberato presto e (presumiamo) volentieri dalla presenza ingombrante di un Arenas caduto in disgrazia. Non ne ha abusato, nonostante fosse preventivabile trattandosi in fondo di una prima scelta assoluta, con tutto quello che comporta questo titolo in termini di reputazione e machismo.
A beneficiare della generosità che Wall quest’anno saranno i soliti noti, nel senso che non rispetto all’anno passato è cambiato virgola o poco più. Il fromboliere designato sarà ancora Beal, Porter sarà portatore (sì, il gioco di parole è voluto) della consueta imprevedibilità e Gortat assicurerà quella combinazione di gioco spalle a canestro e mani educate che ne fanno un elemento valido malgrado l’età non sia più verdissima. Si miscelerà bene con l’unica plausibile novità in quintetto, quel Markieff Morris che può sciorinare alternativamente difesa, rimbalzi, apertura per il tiro dall’arco e finalmente quel buonumore perso a Phoenix nel 2015 per le relative ambizioni e la cessione del fratello.
Dalla panchina Satoransky darà ordine, Burke cambi di velocità, Thornton rottura (oseremmo azzardare anche un “in più sensi”…), Oubre taglia fisica, Smith tiro dalla media e Mahinmi,.. beh, Mahinmi due noci ben assestate che tornano sempre utili. Sarà interessante vedere Scott Brooks se riuscirà a ripetere nella capitale quanto fatto ad Oklahoma City, ovvero portare una banda del buco di ragazzotti più o meno cresciuti a un livello di maturazione tale da raggiungere le Finals. Qui è addirittura avvantaggiato: rispetto al 2009, l’alba del thunderismo, il gruppo è già formato e più esperto. Così come lui.
PREVISIONI WASHINGTON WIZARDS
Questo sarebbe il momento in cui abbassiamo i toni dopo averli alzati: “Abbiamo parlato di Finals, ma nel breve periodo…”. Ecco, no. Chiaro che qualificarsi per la post season dopo averla mancata l’anno passato sarebbe un passo in avanti, ma nella capitale sono affamati. Il nucleo dell’anno scorso è eccellente, i rinforzi hanno fatto quello che dovrebbero fare i rinforzi, cioè rinforzare, e ancorché con una concorrenza orientale agguerrita (Bucks, Knicks, Hornets, Pistons) non crediamo possibile che il grido di battaglia sia “Comunque vada sarà un successo”.
C’è ambizione, a Washington, e chissà se per questo i Maghi non facciano volatilizzare sotto un telo qualche concorrente. Tutto è possibile.

