Devin Booker, the Phoenix’s sun

di Dario Consoli
Devin Booker

Mantenere 20 punti di media in NBA non è facile, soprattutto se la tua carta d’identità recita 30 ottobre 1996 e se sul tuo groppone hai un bel po’ di responsabilità: è proprio il caso di Devin Booker, guardia dei Phoenix Suns.

Nato a Grand Rapids, è un figlio d’arte: il padre ha giocato in NBA (pochissimo) e in Europa (molto, anche in Italia con Milano e Pesaro) ed è anche figlio adottivo di coach John Calipari, avendo giocato per una stagione (2014-2015) con i Kentucky Wildcats che persero in semifinale il torneo NCAA dopo 38, TRENTOTTO vittorie consecutive in stagione.

In quella squadra collegiale piena di talento, Booker  faceva il sesto uomo, lasciando il posto in quintetto ad Aaron Harrison.

Ecco, dalla stagione in NCAA le cose sono cambiate. Aaron si ritrova ora a bazzicare tra la D-League e la panchina degli Charlotte Hornets da undrafted, mentre Devin nel draft 2015 è stato scelto con la tredicesima chiamata dai Suns e, lentamente, ne è diventato la stella, il giocatore di belle speranze su cui costruire le fortune negli anni a venire.

Nella stagione 2015-2016 dopo circa 30 partite, complice l’infortunio di Eric Bledsoe, Booker è diventato titolare e il protagonista della stagione dei Suns. Seppur Phoenix non abbia raggiunto soddisfazioni a livello di squadra (record di 23-59), il ragazzo ha dimostrato di avere le doti per potersela giocare con le grandi shooting guard della lega. Ovviamente la sua precocità gli ha permesso di raggiungere traguardi importanti che gli hanno permesso di stazionare accanto a gente del calibro di LeBron James e Kobe Bryant.

L’ultimo record risale a giorno 21 Novembre 2016. I Suns hanno perso la loro undicesima gara in stagione su 15 giocate al Verizon Center di Washington,  dove hanno avuto la meglio i Wizards (Bradley Beal protagonista con 42 punti). Nonostante la sconfitta, lo spiraglio di luce proviene ancora alla giovane guardia, che ha messo a referto 30 punti  con 6 triple. Grazie a ciò, Booker è diventato il quarto giocatore dal 2004-2005 a registrare  9+  partite da almeno 30 punti nelle prime 90 partite in NBA. Gli altri 3? Gente del calibro di Kyrie Irving, Blake Griffin e Stephen Curry.

I paragoni sin dal suo ingresso nella lega non si sono sprecati; l’accostamento più utilizzato dagli esperti è quello con Klay Thompson, uno degli Splash Brothers dei Golden State Warriors, uno dei migliori interpreti in assoluto all’interno della lega.

La strada è ancora lunga per il figlio di Melvin. C’è tanto, tanto lavoro da fare. Infatti il ragazzo appare molto carente soprattutto nella fase difensiva alla quale dovrà dedicarsi nel corso di questo inizio di carriera. Ricordiamoci però che si sta parlando sempre di un ragazzo di vent’anni che ha tutte le carte in regola per divenire una delle superstar della NBA del futuro nonchè luce guida del team dell’Arizona.

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