“Cosa invidiavo a Magic Johnson? Il carisma. Gli bastava entrare in una stanza, sorridere a tutti, e li aveva tutti nel palmo della mano”.
Carisma. Una capacità innata di guidare un gruppo, di ottimizzarlo, di portarlo alla gloria. Questa era la cosa che Larry Bird più apprezzava del rivale (ed amico), estroso playmaker dei Los Angeles Lakers. Magic infatti esaltava i suoi compagni di squadra con una semplicità disarmante, in modo da permettere a loro di esprimersi al meglio all’interno del contesto. Tutti lo seguivano, tutti si trovano a loro agio. Ma soprattutto ognuno forniva il suo onesto contributo, in scioltezza, con disinvoltura. Proprio perchè a dare loro indicazioni c’era un ragazzone sorridente capace di cacciare via la pressione e di motivare a dovere i suoi. Un po’ direttore d’orchestra, un po’ psicologo.
Spostiamoci di qualche anno in avanti, andando un po’ più ad est degli Stati Uniti, in Ohio, a Cleveland… ALT. Prima di continuare col discorso, urge tirare fuori una premessa: nessuno vuole fare paragoni, di alcuna natura. Confronti tra giocatori di epoche diverse, ruoli diversi e robe varie lasciano il tempo che trovano. Anzi, sono spesso inutili. Detto questo, ritorniamo a noi. Un certo LeBron James attualmente sta toccando un livello di leadership mai avuto in carriera, mostrando un’attitudine molto simile a quella di Johnson: ossia quella di essere un condottiero carismatico per i suoi compagni, uno bravo a farli crescere mentalmente. Predicando entusiasmo e sicurezza. Sarà che il Prescelto, dopo la vittoria del titolo 2016, sia più tranquillo e abbia i nervi distesi, cosa che non può che giovare ai Cleveland Cavaliers.
Tranquillità. Pace. Controllo della propria testa. La forza del Re sta appunto nel saper inculcare questa forma mentis ai propri scudieri, dando loro una bella fetta di responsabilità, iniettando litri e litri di fiducia. Basta vedere come Kevin Love abbia cambiato registro in questa stagione: più coinvolto negli schemi, più cinico, più affamato. Proprio grazie a James, che gli concede la scena senza troppi problemi, rendendolo efficiente.
LeBron sta giocando in maniera intelligente, più di quanto lo sappia fare solitamente. Non è un caso che l‘attacco giri meglio, con l’obbiettivo di creare una situazione favorevole al finalizzatore designato. Detto di Love, Kyrie Irving si ritagliando il suo spazio grazie alle iniziative frequenti che il numero 23 gli lascia. Definire Uncle Drew una spalla è riduttivo: è una freccia ormai del tutto acuminata, scoccata con una certa continuità dall’arciere James che, invece di sporcarsi le mani, a volte decide di colpire in un altro modo. Ossia concedendo l’incombenza agli altri. Naturale conseguenza è che lo stesso Irving sia spesso il miglior marcatore di squadra poichè si mette in proprio con azioni individuali devastanti o sfruttando il feeling tecnico col Prescelto. Le sue percentuali sono già migliorate rispetto all’anno scorso e, se continuerà su questa strada, potrebbe disputare la regular season più proficua in termini statistici.

Ogni tanto anche un condottiero come il Prescelto fa il lavoro sporco per gli altri, soprattutto per Uncle Drew.
Quando vengono chiamati alle armi, gli adepti ovviamente rispondono sempre presente. Da Channing Frye ad Iman Shumpert, passando per JR Smith fino ad arrivare ai navigati Richard Jefferson e Mike Dunleavy: ognuno gode degli scarichi o dei passaggi avveniristici di James, che sa pescarli e servili quando è più opportuno. Anche perchè il nativo di Akron conosce la sua crew come le sue tasche, riuscendo a metterli in condizione di essere utili a seconda delle loro preferenze. La pericolosità dall’arco diventa così alquanto elevata.
Vabbè, se c’è da spezzare l’inerzia della gara come se fosse un friabile grissino LeBron non manca l’appuntamento. Ma quell’essere leader, quel modo di caricare i suoi fedelissimi, quella dote di valorizzarli, lo hanno reso estremamente vitale negli ingranaggi Cavs. Un atteggiamento di johnsoniana memoria che infonde potere e serenità, che mette tutti sullo binario. E gli basta un’occhiata, una pacca sulla spalla o un semplice sorriso per raggiungere il suo scopo. Proprio come faceva un uomo col una casacca gialloviola numero 32 addosso…



