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Celtics Breakdown: alla ricerca della quadratura del cerchio

di Gabriel Greotti

Alla ricerca della quadratura del cerchio

Settimana che, di prima impressione, appare del tutto negativa, per i Boston Celtics di coach Stevens. Nella settimana, i bianco-verdi hanno disputato tre gare, tutte e tre concluse con una sconfitta sul filo di lana. Di seguito i risultati settimanali:

Vs Raptors 94-101 (Horford 19 pts, Horford 6 asts, Olynyk 9 rebs)

@ Thunder 96-99 (Horford 19 pts, Smart 9 asts, Johnson 8 rebs)

@ Spurs 101-108 (Bradley 25 pts, Bradley 6 asts, Bradley 10 rebs)

Nelle tre sconfitte di questa settimana è sicuramente pesata l’assenza dell’uomo di punta di coach Stevens, Isaiah Thomas, alle prese con alcuni guai ad un inguine. Il suo rientro è previsto per la prossima gara casalinga contro gli Hornets. Vediamo però ora nel dettaglio quali sono state le lacune che hanno fatto maturare tre “L” che fanno scendere i C’s nella classifica provvisoria della Eastern Conference.

Inconsistenza nel pitturato

Con l’assenza di IT, la prima cosa che balza all’occhio è sicuramente la scarsissima dose di tiri liberi tentati durante queste tre partite. Il piccolo play originario di Tacoma, infatti, è l’uomo che solitamente semina il panico nelle difese avverarie, prendendosi parecchi viaggi in lunetta. Nel roster biancoverde non ci sono altri giocatori con spiccate capacità di questo tipo, cosa che non ha permesso alla manovra offensiva disegnata da Brad Stevens di spostare le difese in modo da creare tiri aperti.

Nella sconfitta contro i Raptors, poi, si è reso evidente un altro dei vecchi problemi che si trascina da anni coach Stevens: la sofferenza a rimbalzo. I lunghi dei Raptors hanno spadroneggiato nel pitturato, prendendosi molti second chance points. Questo problema è reso evidente dallo scarso rendimento di Amir Johnson in questo inizio di stagione, e dal gioco dalle caratteristiche piuttosto “perimetrali” dei lunghi bianco-verdi, che non garantisce una grande presenza sotto le plance. A questa problematica ormai nota, si aggiunge un’attitudine al tiro da 3 punti spesso troppo forzata. L’attacco dei C’s si accontenta spesso delle soluzioni perimetrali senza trovare la via del canestro in altro modo.

Blackout temporanei

Al Horford Boston Celtics

Al Horford (foto The Hoop Doctors)

Nonostante un Al Horford sicuramente molto positivo, la franchigia del Massachusets soffre spesso di amnesie reiterate durante il gioco. Questo si è reso evidente nella partita in casa dei Thunder, dove oltre ad aver fatto fatica a contenere la fisicità di Westbrook si è andati incontro a vuoti offensivi prolungati, che hanno permesso ai Thunder di mettere a segno parziali importanti nei momenti clou del match. Questo porta sicuramente ad una fatica generale a chiudere le partite senza Thomas, il quale è sicuramente dotato di un ampio ventaglio di scelte offensive per mettere in seria difficoltà le difese avversarie nei momenti caldi del match.

Contro i Thunder in particolare, si è andati incontro ad alcune brutte gestioni del pallone che hanno generato dei turnover sanguinosi, permettendo ai padroni di casa di portare a casa la partita. Ai problemi nel pitturato, che si sono rivelati ancora evidenti, si è unita poi una scarsa attitudine difensiva generale che ha concesso alla squadra di Donovan molte facili conclusioni. In tal proposito, è da segnalare una brutta involuzione in fase difensiva di Jae Crowder, che sino allo scorso anno era uno dei punti fermi nella propria metà campo per i suoi compagni.

Focus on defense

Anche nella partita di ieri notte contro gli Spurs, peraltro giocata punto a punto per la gran parte, si sono mostrate fatali le disattenzioni in fase difensiva. Horford soffre parecchio i suoi pari ruolo che attaccano principalmente dal post, come David Lee, e la difesa perimetrale è parsa spesso disattenta, concedendo alla second unit dei texani molti tiri aperti da 3 punti.

I C’s hanno sicuramente dovuto affrontare tre partite impegnative, che li hanno visti fronteggiare rispettivamente la seconda forza della Eastern Conference e due delle outsider più pericolose della Western Conference. La maggior esperienza di queste franchigie ha giocato un ruolo determinante, ed alcune sconfitte erano facilmente prevedibili per un roster a cui manca ancora una vera Superstar per giocarsi l’anello.

Note positive

Avery Bradley, giocatore in continua ascesa e pedina importante dei Boston Celtics

Avery Bradley, giocatore in continua ascesa e pedina importante dei Boston Celtics

Coach Stevens e Danny Ainge, possono tuttavia concedersi qualche sorriso: continua infatti la parabola ascendente di Avery Bradley, che si dimostra essere uno dei giocatori più sottovalutati della Lega. Il prodotto uscito dall’università di Austin in Texas è infatti alla nona doppia-doppia stagionale (in 25 gare giocate), nonostante molti continuino a considerarlo un giocatore prettamente difensivo. Avery si sta dimostrando un tassello fondamentale proprio in uno dei talloni d’Achille di questa franchigia: i rimbalzi. Bradley, con i suoi 188 cm di altezza, risulta essere ad oggi il miglior rimbalzista dei C’s, con una media di 7.8 rimbalzi catturati a partita.

 

Continuano anche le crescite di Rozier e Brown, che dimostrano sempre di più la loro voglia di fare e la loro intraprendenza. I due giovanissimi continuano a stupire per l’ottima etica del lavoro e a deliziare il pubblico di tanto in tanto con giocate di grande qualità.

Appurato che la franchigia non è ancora una contendente al titolo, e per questo ci vorrà pazienza, non è la prima volta che Stevens ed Ainge partono in sordina per poi trovare la quadratura del cerchio dopo la pausa dell’All-Star Game. Tifosi e non, nessun allarme! La stagione è ancora lunga e le sorprese possono ancora arrivare. Questo roster è mediamente molto giovane e ci ha abituati spesso a finali di stagione al cardiopalma.

Per NBAPassion.com,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)

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