Houston Rockets v Denver Nuggets

A Houston c’è un uomo con la barba che sta facendo felici un po’ tutti. No, non è Babbo Natale che ha deciso di elargire doni al di fuori della notte attesa con ansia dai bambini di tutti il mondo. Quest’uomo è un trascinatore che non regala niente a nessuno, uno che agli altri vuole far mangiare la polvere. Uno che sta spiccando il volo assieme ad una banda intrigante vogliosa di stupire tutti. Soprattutto chi è pervaso dallo scetticismo più acuto.

Il soggetto in questione è James Harden (e chi sennò?), colui che si è impadronito delle redini dei Rockets, un tipo istrionico che sta eseguendo alla perfezione lo spartito scritto da coach Mike D’Antoni. Proprio al Baffo il numero 13 deve una sorta di rigenerazione, di riesaltazione del proprio essere. Del proprio gioco. La sua tendenza a fare incetta di quasi tutti i possessi della squadra hanno portato l’allenatore a piazzarlo come point guard: un esperimento per alcuni, un colpo di genio per molti. A spuntarla sono stati i secondi, un po’ perchè Harden, anche giocando stabilmente da guardia, ha la palla in mano. Una sorta di investitura ufficiale, insomma, che non ha fatto che espandere il potenziale distruttivo del giocatore.

Il suo arsenale offensivo è attrezzatissimo ed efficiente, letale. Vabbè, è una cosa nota e arcinota, potremmo stare a parlarne per ore ed ore. Il buon James non sempre viaggia su ritmi alti, ma quando decide di cambiare marcia colpisce come lui sa fare. Ossia in ogni modo possibile ed immaginabile. Il sistema a sfumature dantoniane ha iniettato una sfavillante verve nelle vene di uno dei primissimi attaccanti di tutta la lega, che ne sta beneficiando. Si va dalla penetrazione al classico tiro in step back, fino ad arrivare alla tripla: lo scacchiere designato dall’allenatore è ormai divenuto l’habitat perfetto per ostentare le sue virtù. La batteria di tiratori che sovente si piazza dietro l’arco apre il campo e l’uso massiccio del pick and roll favoriscono le giocate dell’ex OKC che può scegliere di mettersi in proprio o affidarsi ai compagni.

Classica situazione offensiva dei Rockets: il centro porta il blocco ad Harden con i tiratori ben appostati sul perimetro.

 

Non a caso, stanno spiccando decisamente le sue doti di assistman. Harden detta i tempi, smista passaggi vincenti, indica la strada maestra. Con il centro di turno che porta un blocco anche molto alto l’intesa si è consolidata col cemento armato: il compagno blocca e poi rolla, lui lo serve. Easy. Facile. Comodo.

Semplice semplice…

I Rockets tirano tanto da tre e il modo per creare le conclusioni è naturalmente il pick and pop. Gente come Ryan Anderson (che ben si sposa con la filosofia di D’Antoni) è utile per tali occorrenze e non si lascia far trovare impreparato. Talvolta il servizio di Harden è agevolato da situazioni di doppio blocco con protagonisti appunto Anderson e il 5 che si presta alla causa.

Harden to Anderson.

Non è raro, affatto, che il nativo di Los Angeles si diverta a scodellare alley-oop per alzare il tasso dello spettacolo e rendere produttivo chi si occupa del lavoro sporco. O un Clint Capela, l’esperto Nene o l’emergente Montrezl Harrell (tutta gente pronta a far a sportellate con gli avversari per catturare un rimbalzo o proteggere l’area) non ha importanza. Quando c’è l’occasione uno di essi va ad aggredire il ferro nell’attesa di ricevere il pallone dal regista barbuto ed inchiodare la schiacciata. Così si rompono subito gli indugi.

Harrell sfrutta un blocco per eseguire un taglio e Harden lo vede con la coda nell’occhio: alley-oop a segno.

Un upgrade deciso, necessario, per far girare al meglio gli ingranaggi. Approssimativamente, Harden sta viaggiando ad una media di 5.3 assist in carriera con un picco di 7.5 nella passata stagione. Nell’annata in corso però sta facendo ancora meglio: solo a dicembre 2016 ne ha messi a referto 12 ad allacciata di scarpa. Se continua così senza dubbio manterrà la doppia cifra per tutta la regular season. Carry on.

Passi in avanti, dunque. Altresì per quanto riguarda la difesa. Ebbene amici sportivi, il baluardo dei texani sta dando il suo (con delle proporzioni) anche nella sua metà campo. Sfatando diversi luoghi comuni. I suoi numeri a rimbalzo difensivo si son ingrossati, poichè più volte si prende in consegna l’esterno meno pericoloso e lo marca, avendo così più chance così di catturare il pallone. Niente di eccezionale, sia chiaro, però non si può dire che almeno non ci stia mettendo impegno.

Nonostante il dato campione sia di 36 partite, James Harden sta viaggiando col career high di rimbalzi difensivi: un dato comunque significativo che certifica il contributo nella propria metà campo.

A Houston c’è un uomo con la barba che ha messo in ordine le cose, tale James Harden. Un gerente, un ‘ruler’ che ha preso il comando delle operazioni rendendo il suo stile intriso di nuove sfaccettature. E facendo mambassa.

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