Eccoli ritornati in campo! I Boston Celtics, dopo la sosta di una circa una settimana, sono finalmente tornati a calcare i parquet della NBA.
La pausa dovuta al weekend dedicato all’All Star Game, ha portato diversi spunti di riflessione e di analisi che in queste ultime partite sono venuti particolarmente a galla.
È successo tutto e nulla, ma andiamo a vedere bene nel dettaglio.
Rientro difficoltoso per i Boston Celtics
C’eravamo lasciati con la bruciante sconfitta al fotofinish contro i Chicago Bulls. Quella del fallo/non fallo di Marcus Smart su Jimmy Butler, ricordate? Immagino di si, per qualche giorno si è alzato un polverone degno delle migliori discussioni sulla moviola calcistica.
Quel risultato ha fatto passare una sosta amara ai Celtics e ha senza dubbio lasciato il segno.
Il calendario non è stato magnanimo con la squadra del Massachusetts ed il rientro in campo è stato un duro: prima del big match con gli imbattibili Cavs (si giocherà stanotte), i Celtics sono andati a Toronto, a Detroit e hanno ospitato gli Atlanta Hawks.
Il bilancio delle tre partite è stato di una sola vittoria (contro i Pistons) e di due sconfitte.
Sinistramente tutti questi incontri hanno qualche punto in comune: la scarsa cattiveria messa in campo (in difesa e a rimbalzo soprattutto), la poca fluidità offensiva e una delle più basse percentuale al tiro in stagione.
Quello che pare emergere – anche nella vittoria a Detroit – è che la squadra di coach Brad Stevens cominci a dare segni di stanchezza. Isaiah Thomas e Al Horford, che sinora hanno ‘tirato la carretta’, in questi ultimi tre impegni, hanno concesso ai ragazzi della panchina (Smart e Brown i due migliori assoluti di questo trittico) un po’ di ‘scena’: attenzione, questa non per forza una nota stonata, ma le partite vanno comunque portate a casa…
È solo una brutta apparenza oppure qualcosa si sta incrinando?
Mercato senza botti
La maggior parte dei tifosi dei Boston Celtics, si attendeva grandi cose dal mercato.
Si è tanto parlato nelle settimane precedenti alla trade deadline di quale pedina sarebbe maggiormente servita a Stevens per migliorare il suo già buonissimo roster.
Paul George, il ‘castigatore’ Butler e Carmelo Anthony come guardie/ali, Bogut e Drummond come centri.
Il GM di Boston, Danny Ainge, però ha optato per lasciare la squadra intatta almeno fino a fine stagione, senza scardinare quegli equilibri che sembrano già ben collaudati.
La sensazione è che il due volte campione NBA, voglia aspettare il mercato estivo per mettere sul piatto tutte le fish (non dimentichiamoci la scelta al Draft dei Nets) per ottenere qualche top player.
Fatto sta però, che ci sono dei limiti importanti che difficilmente ti permettono di competere con corazzate come Cleveland e Golden State.
Un buon rimbalzista ed un buon tiratore, sarebbero stati di ottimo gradimento…
Fardello infortuni
Purtroppo alle pecche tecniche si aggiunge il grande peso dei tanti e continui infortuni e acciacchi fisici.
Nelle ultime settimane il ‘fattore infortuni’ è stato davvero determinante e anche per questo motivo qualcosa dal mercato ci si aspettava.
Il nome più presente nell’injury list dei Celtics, è quello di Avery Bradley, giocatore fondamentale per i diciassette volte campioni NBA.
Il numero 0, dopo circa un mese di assenza, contro gli Atlanta Hawks ha fatto ritorno nel quintetto di partenza e ha giocato (discretamente) per una quindicina di minuti.
A lui, nella lista infortunati, si sono recentemente aggiunti anche Jaylen Brown (come abbiamo visto è un elemento importantissimo e di assoluto talento) e Gerald Green.
Una domanda è lecita: dove sarebbero i Celtics se non fossero stati così falcidiati dagli infortuni?
Il percorso di maturazione dunque è ancora molto lungo. C’è bisogno di riprendere la condizione fisica e mentale di qualche partite precedente.
Le dirette rivali (Toronto e Washington su tutte) con il mercato, si sono rafforzate molto e non aspettano altro che qualche passo falso per poter agguantare la seconda posizione nella Eastern Conference.
Ora è il momento di fare sul serio. Siamo ufficialmente entrati nella fase calda della regular season: quella preparatoria ai massacranti playoffs.

Avery Bradley (a destra) e Isaiah Thomas (a sinistra)

