Il tiro libero
Il tiro libero è una delle componenti più importanti del gioco della pallacanestro. Benché spesso se ne parli poco o nulla, potremmo proprio farlo rientrare in quella categoria di conoscenze base necessarie per calcare con profitto il parquet del campo da basket, i fondamentali (tiro, palleggio, passaggio). Ammettiamolo candidamente: a chi non piace vedere una bella schiacciata, un fulmineo crossover, un canestro da nove metri allo scadere del tempo, una stoppata in recupero? Eppure, alla base del gioco della pallacanestro c’è altro, c’è qualcosa di più semplice e, se vogliamo, scontato, i fondamentali appunto. Nessuno può pensare di giocare una partita di basket senza saper palleggiare, saper passare il pallone o tirare a canestro. E, allo stesso modo, sarebbe meglio conoscere e saper eseguire, almeno decentemente, il tiro libero. Quel tiro che si esegue a cronometro fermo, dopo aver subito fallo in fase di conclusione o in situazione di bonus, senza difesa e da una linea posta a 5,20 metri dal canestro. Descritto così, il tiro libero non sembra altro che una versione più semplice del fondamentale del tiro a canestro; eppure c’è di più, c’è dietro un gesto sì tecnico ma anche mentale, c’è dietro a volte la tattica, altre volte la necessità.
Quanto conta la tecnica!
“Piega la gambe, metti i pollici a T, porta in alto il pallone, spezza il polso, spingi verso l’alto…”
Se giocate a basket, vi sarà capitato diverse volte di tirare un libero. Se, poi, lo avete fatto da giovani, avrete sentito consigli come quelli soprastanti centinaia di volte. Tutti avevamo o abbiamo almeno un difetto nell’esecuzione del tiro libero (fosse solo uno a volte) e, a volte, saperlo correggere porta a risultati incredibili, a miglioramenti inattesi, ad un’efficacia insperata. Il tiro libero è, prima di tutto, un gesto tecnico ed è quindi governato dalla dea Tecnica, regina del gioco della pallacanestro. D’altro canto, non è un caso se i migliori tiratori di liberi hanno una tecnica o, se preferite, meccanica di tiro molto vicina a quella considerata ideale. Tra i primi esempi che corrono alla mente c’è sicuramente Ray Allen, uno qualsiasi da 89.4% della lunetta in carriera, esempio di compattezza, fluidità e solidità di movimento. Ripeteva sempre lo stesso gesto, allo stesso modo e alla stessa velocità, in maniera costante, anche ripetitiva e convinta. Convinta? Sì, proprio così; in effetti il tiro libero ha anche una componente psicologica pesantissima, a volte quanto quella tecnica.
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Kobe Bryant mentre esegue un tiro libero

