Siamo all’inizio della tanto attesa fase cruciale della stagione NBA: finita la regular season, siamo entrati nei playoffs. Ci siamo lasciati con la sorprendente vittoria di Cleveland su Golden State, che ha lasciato tutti a bocca aperta. Ma l’evento che in estate ha fatto più scalpore è il passaggio di Kevin Durant da Oklahoma, ai vice-campioni 2016. Una scelta presa con il pensiero di chi vuole vincere il titolo e non con il cuore legato alla città, tifosi e squadra che lo ha forgiato e fatto diventare quello che è adesso, anche senza mai arrivare al tanto agognato titolo. Un colpo durissimo per i fan di OKC, ma soprattutto per Russell Westbrook, colui che riponeva totalmente la propria fiducia nell’ala piccola di Washington, per provare ancora una volta a puntare al titolo NBA.
Ora tocca a Russ nei playoffs confermare di poter trascinare la squadra che guarda senza rimorsi al futuro, e tutto questo per Westbrook è uno stimolo in più, per dimostrare di avere tutte le carte in regola per traghettare la squadra e chi spera da anni di vedere alzare il trofeo da Russ e compagni.
Ma per sapere chi è Russell Westbrook, dobbiamo recarci “In The Golden State, senza farlo apposta. Russ nasce infatti in California nel 1988, dove la pallacanestro è molto diffusa, quindi la scelta ricadrà proprio su quest’ultimo; Hawthorne diventa il luogo preferito da Westbrook, coltiva la sua passione con il suo strettissimo amico Kheley Barrs che avrà un ruolo importantissimo per la crescita del playmaker. Iniziato il liceo, il ragazzo passa inosservato (solo per poco, per fortuna) infatti non riceverà la lettera del reclutamento del college fino all’estate del suo ultimo anno da liceale. Ma niente paura, è solo un momento di transizione che lo aiuterà nella sua esponenziale crescita, sia tecnica che fisica, tanto da crescere di 20 centimetri passando da 170 cm di altezza a 190. Un segno del destino, dato non solo dal cielo, ma soprattutto dalla enorme volontà e grinta che lo farà emergere e diventare quello che è ora. E proprio nell’anno del diploma, “l’anatroccolo” diventa cigno: conclude la stagione mettendo a referto una media di 25 punti, 8 rimbalzi, 3 palle rubate e 2 assist per partita. Siamo davanti a uno dei tanti fenomeni della sua generazione, come dimostrerà il draft 2008 a cui si eleggerà. La ciliegina sulla torta della stagione, sono le 14 doppie-doppie e i 51 punti contro Carson. Il momento più atteso da Russ, ovvero la chiamata di un college di livello, arriva da UCLA. All’inizio, Westbrook parte come riserva di Darren Collisson che quindi gli nega un bel po’ di spazio, ma il fato gli ha riservato per il futuro, un posto in prima fila. Collisson si infortunia e arriva il momento per Russell di far vedere di che pasta è fatto: oltre a partire tra i titolari, chiude la stagione con ottimi numeri che lo porteranno a vincere il premio “Difensore dell’anno”. Arriva il fatidico 2008. Dopo due anni di college, arriva la consacrazione per il Playmaker californiano: il draft NBA. Una selezione molto folta di altri astri nascenti della palla a spicchi come Derrick Rose, Kevin Love, Danilo Gallinari e altri. Westbrook viene selezionato dagli OKC come quarta scelta assoluta. E’ il momento di far esplodere questa bomba ad orologeria che è questo ragazzo di 1,90 metri. Parte subito con il turbo, producendo la sua prima tripla-doppia della carriera, che soprattutto in questi ultimi tempi sono il suo marchio di fabbrica (nell’ultima stagione, ne ha messe 18, superando il record di Magic Johnson della stagione 81-82), portandolo nell’Olimpo dei migliori giocatori in circolazione ma soprattutto della storia NBA. Grinta, incredibile atletismo, forza di volontà, tecnica sopraffina e un carisma non presente in tutti. Questi sono gli aspetti che lo stanno consacrando, ma proprio l’ultimo citato, è quello che ha impressionato maggiormente, sua altezza Michael Jordan e, sempre secondo le sue parole, potrebbe diventare il suo erede diretto. “Come me, 30 anni fa” e continua “Ha l’atteggiamento giusto, ama il gioco, ci mette energia e talento”. E Westbrook che dice? “Io davvero non so cosa dire. Quando il miglior giocatore che abbia mai giocato a basket dice certe cose su di te come giocatore e come persona è davvero incredibile. Queste parole mi daranno la forza di continuare a lottare”. Un altro motivo per poter far pentire KD della sua scelta, è la voglia di vendetta di Oklahoma, uscita alla finale di Conference proprio contro GS a gara-7. E sappiamo perfettamente che Mr Why Not ne è capace: non resta che aspettare una delle partite più sentite e goderci lo spettacolo. Good luck, Russ.
Di Alessandro Ranieri

