Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsHouston RocketsHouston elimina Oklahoma City in una serie ricca di emozioni

Una delle sfide più interessanti del primo turno dei playoffs si è conclusa da qualche giorni, emanando un verdetto pronosticabile alla vigilia. Gli Houston Rockets hanno avuto la meglio sugli Oklahoma City Thunder in sole cinque gare, un risultato però che potremmo definire bugiardo per quanto dimostrato sul parquet. Nonostante si sia conclusa prima del previsto la serie che ha visto di fronte James Harden e Russell Westbrook ha comunque regalato emozioni e partite equilibrate (fatta eccezione della prima) decise soprattutto nel finale grazie alla qualità di Houston.

Come avevamo ipotizzato nella nostra preview pre- serie la chiave che avrebbe aperto la strada per la vittoria a una delle due squadre sarebbe stata la dominanza nel pitturato, in cui Houston ha avuto la meglio mettendo una pezza ai deficit da oltre la linea da tre punti. Se alla vigilia si poteva pensare che il punto di forza dei texani sarebbe stato il tiro da oltre l’arco Nenè e compagni hanno voluto smentire tutti sconfiggendo Oklahoma City proprio in quello che doveva essere il suo cavallo di battaglia. Ma andiamo con ordine…

La partita iniziale sembrava già il verdetto sulla serie con Houston che ha dominato in lungo e in largo su degli Oklahoma City Thunder incapaci di limitare il pick and roll diretto in maniera celestiale dal numero #13 con la barba. Fin dall’inizio però è sembrata evidente la disparità di supporting cast tra le due squadre, che avrebbe fatto poi inevitabilmente la differenza. Vogliosa di riscattarsi Oklahoma City ha affrontato gara 2 con un atteggiamento convincente e propositivo dominando gran parte della sfida prima di collassare nel quarto periodo dalle triple fondamentali degli uomini di Mike D’Antoni.

A quel punto due sconfitte da recuperare erano troppe, e nonostante la vittoria in gara 3 da parte di Oklahoma City ancora una volta in gara 4 (non senza qualche polemica) e in gara 5 nonostante un Russell Westbrook stellare gli Houston Rockets si sono portati a casa la serie.

Houston keys: dominanza nel pitturato e punti in uscita dalla panchina

Le chiavi che hanno consentito a Houston di vincere questa serie sono molteplici, ma le più rilevanti sono le sopracitate. Il tiro da tre punti, contrariamente a quello che si potesse pensare, non è stato influente come in regular season ma ha influenzato indirettamente la serie. Le percentuali si sono abbassate notevolmente, passando dal 35,7% della regular season al 28.1% dei playoffs (peggior squadra per percentuale tra le sedici). Ma seppur indirettamente questa loro calo gli ha permesso di avere molte più chance a rimbalzo offensivo, dove tra le mure amiche hanno dominato di gran lunga (18.4 punti da seconda chance di media a partita, primi nella lega nel primo turno).

Il pick&roll giocato con straordinaria maestria da Harden ha portato a risultati strabilianti, permettendo al playmaker di D’Antoni di segnare canestri facili contro i lunghi di Oklahoma City, che ha scelto di cambiare in ogni pick and roll con risultati poco produttivi. Harden ha potuto sfogliare la margherita, scegliendo la soluzione più adatta che spesso ha coinciso con lo scarico verso i lunghi dopo un taglio a canestro fatto con ottima scelta di tempo. Nene ha spadroneggiato in area, risultando determinante soprattutto in gara 4 portando energia e dinamismo dalla panchina e segnando l’84.8% dei suoi canestri.

Ma tra tutti i fattori determinanti quello che più ha fatto la differenza è stato l’apporto dei giocatori in uscita dalla panchina, troppo più forti rispetto a quelli dei Thunder. Lou Williams e Gordon, oltre al già citato Nenè, hanno giocato una serie straordinaria risultando decisivi soprattutto nei finali di gara nei quali hanno dato il loro supporto ad Harden per portare a casa la partita.

Il “Mago” Lou è stato sensazionale portando ben 18.8 punti in uscita dalla panchina e segnando da tre punti con grande precisione (40.9% su 4.4 tentativi a partita). Nei momenti in cui Harden stava riposandosi in panchina “Sweet Lou” ha spaccato in due la panchina, risultando decisivo contro la mediocre panchina degli Oklahoma City Thunder e dando una grossa mano anche nel finale di partita. Allo stesso modo ha fatto Eric Gordon, che nonostante il calo da tre punti si è dimostrato importante quando la palla pesava veramente (terzo miglior marcatore nel quarto quarto con 5.4 punti di media).

Thunder no keys: mancanza di personalità e scarso apporto del supporting cast

Dopo una stagione a dir poco straordinaria Russell Westbrook avrebbe voluto giocarsi il passaggio del turno contro il nemico-amico James Harden. Purtroppo per lui, per un motivo o per l’altro, tutto questo non è stato possibile e le colpe principali sono da imputare al core che lo ha circondato in maniera insufficiente. Se il fenomeno con il numero #0 ha giocato una serie di alto livello (aldilà delle percentuali) i suoi compagni non sono stati all’altezza e hanno dimostrato poca personalità. Impossibile non puntare il dito contro Victor Oladipo, alla prima presenza ai playoffs, autore di una serie inaccettabile sotto ogni punti di vista. Poca concentrazione, poca fiducia in se stessi e personalità rasente allo zero soprattutto quando Russell è stato seduto in panchina.

Emblematici i dati che riguardano la presenza o meno di Westbrook sul parquet. Nei 194 minuti in cui è stato impiegato Oklahoma City ha avuto un plus minus di +2.7 punti, mentre quando si è seduto in panchina la squadra è andata sotto di ben 60.1 punti che hanno inevitabilmente portato la partita dalla parte di Oklahoma City. Durante la stagione Enes Kanter ha tenuto in vita la squadra quando Westbrook non era in campo con 14.3 punti di media a partita, ma contro Houston non ha potuto essere determinante. Il minutaggio del turco infatti, per motivi di mismatch difensivi, è stato ridotto all’osso e la squadra non ha assorbito l’assenza di un giocatori così produttivo offensivamente.

La qualità e il supporting cast di Houston alla fine hanno fatto la differenza contro un Oklahoma City aggrappata solamente alle scorribande del proprio leader che non ha potuto sopperire alle mancanze dei suoi compagni poco convincenti durante tutte le cinque partite disputate. C’è comunque da dire che anche Russell Westbrook non è esente da colpe e dovrà lavorare molto sulle sue capacità di fidarsi dei suoi compagni in determinate situazioni.

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