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Clippers, progetto naufragato? Ecco cosa potrebbe succedere in estate

di Luca Ballabio

Ormai sono passati diversi anni da quando i Los Angeles Clippers hanno deciso di lottare veramente per il titolo NBA, precisamente sei. Nel 2011 infatti l’altra squadra di Los Angeles ha ingaggiato Chris Paul, una delle migliori point guard della lega e lo ha affiancato a Blake Griffin (draftato nel 2009) e DeAndre Jordan (draftato nel 2008). Paul, a differenza dei due lunghi, era già consacrato e con il suo apporto i californiani speravano di arrivare ai vertici della lega avendo un playmaker d’esperienza e di estrema qualità e due big men esplosivi fisicamente e con un gran margine di miglioramento. I Clippers quell’anno hanno raggiunto i playoff piazzandosi quinti in classifica generale, ma sono stati eliminati al secondo turno dai San Antonio Spurs ( squadra già matura e affermata).

Paul-Griffin-Jordan

DeAndre Jordan, Chris Paul e Blake Griffin.

Raggiungere una semifinale di playoff è stato già un buon risultato, visti i trascorsi degli anni passati, ma ancora non era abbastanza. I Clippers hanno deciso quindi di rinforzare ulteriormente il roster aggiudicandosi prima Jamal Crawford (2012) e poi JJ Redick, con l’ulteriore aggiunta di Doc Rivers (fresco di titolo con i Boston Celtics) in panchina (2013) . Quell’anno si sono piazzati terzi disputando una gran regular season (57-25), ma ai playoff qualcosa si è inceppato di nuovo, faticando prima con i Golden State Warriors (4-3) e uscendo di scena di nuovo in semifinale, sta volta contro gli Oklahoma City Thunder. Alla fine della stagione c’è stato anche lo scandalo legato a Donald Sterling (proprietario della squadra) che, accusato di razzismo, è stato squalificato a vita dalla NBA con Steve Ballmer subentrato al suo posto. Questo fatto ha destabilizzato ulteriormente un ambiente già difficile di per se, ma Ballmer si è presentato comunque con grande entusiasmo, cercando di lasciare tutto alle spalle e dare inizio a una nuova era, per squadra e tifosi.

Negli anni successivi però i risultati non sono arrivati, nonostante le continue partecipazioni ai playoff. Nel 2014/15, infatti sono usciti contro gli Houston Rockets, sempre al secondo turno e l’anno dopo sono usciti addirittura al primo turno contro i Portland Trail Blazers, complici gli infortuni  di Chris Paul e di Blake Griffin.

Durante l’annata in corso i Clippers sono arrivati quarti nella regular season uscendo di nuovo prematuramente ai playoff, a causa di una sconfitta in gara 7 contro gli Utah Jazz. L’infortunio di Griffin ha pesato di nuovo sulle sorti della squadra, ma come ha dichiarato JJ Redick, un infortunio non giustifica anni di continui fallimenti.

I Clippers avevano costruito una squadra quasi perfetta per il basket dei primi anni  2000, ma nel frattempo il gioco è cambiato: si tentano meno i tiri dalla media distanza e si cerca di aprire il campo con maggiore continuità, provando a costruire sempre più tiri dal perimetro. La squadra di Paul e compagni non è ancora riuscita a sviluppare questo tipo di gioco a tutto tondo, soffrendo specialmente in difesa.

Doc Rivers.

La situazione ora è diventata critica, anche perchè 3 dei leader della squadra (Chris Paul, Blake Griffin e JJ Redick) diverranno free agent in estate. Bisogna ricordare nel 2015 i Clippers hanno rinnovato DeAndre Jordan offrendogli un maxi contratto da 110 milioni in 5 anni  e successivamente si sono assicurati i servigi di Jamal Crawford per altre 3 stagioni (compresa quella appena conclusa) offrendogli un contratto da 42 milioni di dollari.

I Clippers sono più che tentati di rifirmare sia Paul che Griffin, offrendogli il massimo salariale ( 205 milioni in 5 anni al primo e 175 in 5 al secondo). Così facendo però sarebbe quasi impossibile rifirmare Redick, a meno di pagare un’ingente luxury tax. Anche le sorti Doc Rivers sono incerte visto l’interesse degli Orlando Magic nei suoi confronti.

La situazione per ora rimane poco chiara, anche perchè rifirmando sia Paul che Griffin non avrebbero un grande margine di movimento sul mercato, che sarebbe limitato a qualche innesto di medio livello e, viste le diretti concorrenti nella Western Conference, non sarebbe la scelta migliore per competere veramente per il Larry O’Brien.

Ora tutto è nelle mani della dirigenza e di Doc Rivers, visto che ricopre anche il ruolo di presidente della franchigia di Los Angeles: rifirmare i due giocatori di punta, su cui hanno costruito la squadra, oppure rinunciare ad almeno uno dei due e buttarsi di nuovo sul mercato o addirittura sulla ricostruzione ( ipotesi meno plausibile). Quale sarà la mossa dei californiani ?

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