Home NBA, National Basketball AssociationOnce We Were Kings #1: Missing the Renaissance

Once We Were Kings #1: Missing the Renaissance

di Raffaele Camerini

ISTRUZIONI PER L’USO: vista la situazione ai limiti del paranormale, vi prego, qualora mi onoriate della vostra curiosità, di mantenere sempre aperto il canale dell’ironia. La situazione dei Kings è, ripeto, realmente imbarazzante. Almeno cerchiamo di (come si dice nel suolo fiorentino) “Prenderla un po’ sul ridere”.

Finalmente il Golden 1 Center è pronto. Gaudio e Tripudio. Sia benedetto Vivek I da Nuova Delhi per questa munifica costruzione, sempre sia lodato, salvatore tra i peccatori, giusto tra gli iniqui.
Sfiga (e nemmeno la prima): si dà via l’unico per il quale valeva la pena spendere dei bei soldi per il biglietto. DeMarcus Cousins si accasa a New Orleans per Buddy Hield ed il nulla assoluto.
Facepalm corale.
Inutile dire che al termine di una stagione partita bene, ma finita orrendamente, a quel Golden 1 Center ci fossero solo pochi spettatori. Dagli anche torto…

 

                                                          Vlade Divac, Vivek Ranadivé e Shaquille O’Neal

Si arriva finalmente, sui gomiti con l’affanno e la gola secca, in estate ed estate vuol dire Draft NBA.
Ci va male perchè quello scambio ed il susseguente Tank non aiuta per niente la causa, arrivando solo con la quinta campana alla grande pesca di giugno. Il nome annunciato da Adam Silver è De’Aaron Fox, che di per sé non è nemmeno male! Anzi molti lo danno come il più pronto tra i prossimi Rookie, al cosidetto “NBA Level“. I tifosi Kings sparsi per il globo si stringono alle poche certezze che ancor rimangono e dato che ci sono tantissimi Free Agent questa estate, forse e dico forse, se Divac e Ranadivé si mettono d’accordo potrebbero anche fare bene. Uno dopo l’altro si allontanano tutti: PG13 va con Brodie Westbrook, Hayward a Boston, Durant e Curry rifirmano con gli Warriors. Ci sarebbe Chris Paul ma già aveva deciso di condividere pallone ed esperienza con Harden e D’Antoni a Houston.

                                                             De’Aaron Fox

Non era il problema che mancassero le idee, il vero problema era proprio che le idee c’erano!
Le possibilità si assottigliavano sempre di più quando finalmente arrivano 3 colpi di mercato in rapida seguenza, il primo con un nome buono, il secondo e terzo con nomi da pelle d’oca. Il primo è George Hill, ex Spurs e Pacers. Dopo di che arriva niente meno che Zach Randolph da Memphis ed infine il colpo dei colpi: Vince Carter approda nella capitale della California. Siore e Siori, Air Canada è tra noi.
Vi prego, qualcuno dica a Vlade Divac che questo non è il 2003.

(La scusa è: “Bisogna far crescere i giovani!”, si perché vincere vi fa schifo…)

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