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Un aneddoto su Drazen Petrovic: la ‘misura’ di un campione

di Olivio Daniele Maggio

Ormai sono passati 27 anni esatti da quel giorno: in maniera troppo brusca e decisamente troppo repentina quello che tutti definiscono il Mozart della palla a spicchi ha lasciato il mondo terreno. Anche se le sue melodie eleganti, dolci e allo stesso tempo eccelse tecnicamente riecheggiano ancora oggi e riecheggeranno per sempre: parliamo di Drazen Petrovic da Sebenico, una leggenda senza tempo scomparsa prematuramente in un tragico incidente stradale e rimasta ben impressa nell’immaginario collettivo della NBA e del basket internazionale.

Drazen Petrovic con la casacca dei New Jersey Nets.

Guardia tiratrice pura, chirurgica nel tiro e dotata di una freddezza  da chi in campo non guarda mai in faccia nessuno, Petrovic ha prima scritto importantissime pagine della pallacanestro europeo a suon di canestri (si ricorda una sua partita nel campionato jugoslavo da 112 punti), conquistando trofei in patria, in Spagna (col Real Madrid) e nel Vecchio Continente. Nella lega a stelle e strisce ha fatto il suo approdo nel 1989 ai Portland Trail Blazers. In forza alla franchigia dell’Oregon, alla sua prima stagione, riesce ad approdare alle NBA Finals dove arriva una sconfitta contro i Detroit Pistons. Petrovic giocò 77 partite in regular season (media di 7.6 punti, 1.4 rimbalzi e 1.5 assist) e 20 ai playoffs venendo utilizzato principalmente come tiratore.

Il backcourt dei Trail Blazers si dimostra affollato e la guardia non resce ad esprimere tutto il suo potenziale. Così nel gennaio 1991 approda via trade ai  New Jersey Nets dove poi si consacra: il suo minutaggio aumenta, le sue percentuali pure, così come il suo livello di gioco.  Drazen Petrovic si concentra specialmente sulla difesa e riesce ad integrarsi alla perfezione nei meccanismi di squadra. Nella stagione 1991/1992 gioca tutte le partite in quintetto con una media di 20.3 punti, 3.1 rimbalzi e 3.1 assist, numeri che migliora l’anno dopo in 70 gare disputate (22.3 punti, 2.7 rimbalzi e 3.5 assist in 38 minuti di gioco). Rimasta nella storia una partita contro gli Houston Rockets dove, prima di calcare il parquet, la guardia dei texani Vernon Maxwell dichiarò che doveva “ancora nascere un europeo bianco che mi faccia il c..o”. Ebbene, il diavolo di Sebenico rispose dal campo con 44 punti.

La sua carriera, che stava per raggiungere l‘ascesa definitiva, si interruppe con quel maledetto incidente stradale avvenuto a Denkerdorf, dopo una partita con la sua amata nazionale croata. Aveva solo 28 anni. Un lutto che ha colpito il cuore di tutti, che ha lasciato un vuoto incolmabile, non solo dal punto di vista umano, ma anche da quello sportivo, perchè chissà cosa Drazen avrebbe combinato se avesse potuto continuare a giocare proprio quando aveva toccato il suo massimo potenziale.

Drazen Petrovic: l’aneddoto di Sergio Tavcar

E proprio un particolare aneddoto riguardante un’amichevole disputata tra la Croazia e l’Italia fa capire quanto Petrovic sia stato un cestista amante dell’etica del lavoro e attento ad ogni dettaglio. Il giornalista Sergio Tavcar nel suo libro  ‘La Jugoslavia, il basket e un telecronista’ ha raccontato:

Poco prima della sua morte, amichevole a Trieste fra Croazia e Italia. Petrovic sbaglia tiri che di solito mette con percentuali clamorose, ma non si scoraggia e continua a tirare. E a sbagliare. Durante un time out invece di ascoltare l’allenatore va sotto il canestro e lo osserva con attenzione. “Arbitro, il ferro è spostato di qualche centimetro. Va messo a posto!”. Viene fatta la misurazione ed in effetti il ferro non è ben posizionato. L’aneddoto si conclude con Drazen che nel canestro ‘corretto’ inizia a segnare senza fermarsi più.

Un campione carismatico, imperturbabile, meticoloso: questo era Drazen Petrovic, introdotto nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame nel 2002.

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1 Commenta

Frank 14 Giugno 2020 - 12:49

Mozart e’ stato il piu’ grande giocatore europeo di sempre.

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