Come un fulmine al ciel sereno, nella notte del draft 2016, gli Oklahoma City Thunder decidono di intavolare una trade con gli Orlando Magic: Serge Ibaka viene spedito in Florida con Victor Oladipo, Ersan Ilyasova e Domantas Sabonis a fare il percorso inverso. Uno scambio finalizzato a rendere il roster a disposizione di Billy Donovan ancora più versatile e più profondo, in modo da cercare di acciuffare un posto per le Finals. Ma successivamente Kevin Durant ha deciso di sposare la causa dei Golden State Warriors, ponendo definitivamente fine all’era del quartetto Harden-KD-Ibaka-Westbrook (quest’ultimo rimasto da solo). Un colpo di teatro inaspettato, forse imprevisto.
E il faccia a faccia con chi ha di fatto aperto la calda offseason in casa OKC, facendo le valigie con un po’ di amaro in bocca, prima o poi doveva arrivare: il match tra i Thunder e i Magic è stato il palcoscenico ideale per permettere ad Air Congo di fare una bella figura a casa degli ex compagni di squadra. 31 punti, 9 rimbalzi e 4 stoppate nel successo per 119-117. Compresa la ciliegina sulla torta rappresentata dal canestro vincente, al fotofinish. Mica male. Un match abbastanza indicativo circa il peso specifico dello stesso all’interno dei meccanismi del suo nuovo team.
“Gli era stato promesso un ruolo più importate all’interno della squadra. Una promessa che alla fine non è stata rispettata” – aveva tuonato Andy Miller, il suo agente, dopo la trade che ha visto l’ala grande piazzata come merce di scambio in estate. Da qui l’amaro in bocca, la voglia di rivalsa nei confronti di una dirigenza che ha deciso di sacrificarlo, l’intenzione di vole mostrate tutto quello di cui è capace. In barba a presunti proclami gridati ai quattro venti e poi rimangiati. Ad Oklahoma City Ibaka non è mai stato completamente al centro dell’attenzione, ad Orlando pare abbia trovato la veste pregiata a cui ambiva. Frank Vogel, nel suo scacchiere tattico, gli ha affidato mansioni di primo grado. Mansioni che riguardano entrambe le metà campo, con quella offensiva ricca di interessanti assortimenti.
Premesso che momentaneamente l’assetto small ball con il nativo di Brazzaville utilizzato come centro sia stato utilizzato col contagocce, il suo gioco varia anche a seconda di chi lo affianca nel frontcourt. Se a fargli compagnia c’è Nikola Vucevic, uno che ha un repertorio abbastanza nutrito, Ibaka tende a svariare su tutto il fronte cercando di utilizzare al meglio i tagli in modo di farsi trovare pronto mentre i compagni fanno girare il pallone. Tuttavia tende più a giocare da interno (stando qualche volta spalle a canestro): così facendo riesce ad essere punto di riferimento nel pitturato con licenza di prendere qualche rimbalzo offensivo e concludere con un tap-in.

Serge Ibaka mette a segno un tap-in dopo il tentativo fallito di Nikola Vucevic, eseguito dopo una penetrazione.
Ma non solo. Note sono le sue capacità dal midrange e quelle che gli permettono di allargare il campo. Scenario, quest’ultimo, che si presenta spesso quando sul parquet c’è Bismack Biyombo. Mentre il congolese ex Toronto Raptors si preoccupa di fare a sportellate con i difensori avversari in area, il classe 1989 presidia il perimetro attendendo l’occasione giusta per sparare una tripla in scioltezza. Una soluzione alternativa, che non guasta mai. Una variante che rende più poliedrico l’attacco dei Magic. Duttilità, giustezza, qualità.

Serge Ibaka viene servito da Elfrid Payton mettendo a segno una tripla: Biyombo sta all’erta per catturare eventualmente un rimbalzo, Jeff Green (ala piccola) va ad aiutarlo nel presidiare l’area.
Difensivamente il congolese-ispanico è il classico giocatore in grado di soddisfare le richieste certosine di Vogel, allenatore storicamente molto pignolo nel curare la retroguardia. Usando fisico ed intensità, l’arcigno Serge tiene costantemente in mano gli equilibri difensivi della squadra, facendo sentire il fiato sul collo al proprio contendente e mostrandosi sempre puntale sulle chiusure. Se un compagno perde l’uomo non c’è nulla di cui preoccuparsi, perchè tutto ad un tratto spunta il numero 7 che spazza via ogni velleità con una bella stoppata, specialità della casa. La sua presenza a protezione del ferro è fondamentale, così come la sua capacità di cambiare repentinamente sugli attaccanti: un burbero baluardo nel pitturato, un cliente scomodo. Non è affatto facile scrollarselo di dosso, perchè non è solo molto bravo nel leggere le situazioni ma è anche costante nell’impegno e nella dedizione.
Sono ormai lontani i vecchi tempi, meglio guardare avanti cercando di trascinare un fiorente gruppo proveniente da diversi anni di ricostruzione, voglioso di fare il tanto decantato salto di qualità. E magari di centrare la postseason quanto prima possibile. Ce n’è di strada da fare: l’Ibaka furioso pare non voler proprio tirarsi indietro mettendo a disposizione esperienza e carisma, facendo la voce grossa e lottando a denti stretti per Orlando e per i Magic. Da buon leader.


