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Mondiali FIBA 2019: la preview del girone B

di Luigi Ercolani

Solo un cattivo soldato non spera di diventare generale“. Eccoli lì, in questo loro proverbio, i Russi che ti aspetti, quelli che passano con l’elicottero sopra uno stadio e comprano il club che ci gioca, quelli che fanno a gara con gli Stati Uniti che si tratti di politica, tecnologia cinema, o sport. La Russia, da quando si è lasciata dietro i rimasugli della (poco) Unione (poco) Sovietica ha avuto alternato periodi di alti a periodi di bassi. La gestione di Blatt è stata sicuramente quella più produttiva, ma da allora raccontano che in federazione regni il disordine. Dopo qualche anno di vacche magre, pare che però ora il vento abbia ricominciato a tirare a favore. Può essere un buon auspicio per i Mondiali FIBA 2019?

Sigla.

 

Mondiali FIBA 2019: le squadre del girone B

“Serebro”, il nome del gruppo musicale composto da tre ragazze che ha spopolato un paio di estati nel recente passato, in russo significa “argento”. Che in effetti è l’unico metallo che sotto David Blatt è mancato: sono arrivati un oro nel 2007 e due bronzi, uno europeo nel 2011 e uno olimpico nel 2012, battendo nella finalina l’ultima grande Argentina ginobiliana. Ma su questo torniamo tra un attimo.

“Argento”, se per questo, è anche il metallo per cui tutti si aspettano di giocare quando nella competizione ci sono gli inventori di questo sport. Che magari potranno lasciare qualche titolo in libera uscita, ma restano ad ogni qual modo i favoriti d’obbligo ad ogni Mondiale e Olimpiade.

Domanda: ma anche la Russia può puntare all’argento nei Mondiali FIBA 2019? Risposta: sì. I pronostici prima vedono la Serbia, ovvero l’altra grande erede delle potenze che si spartivano il basket prima della Caduta del Muro di Berlino. I russi però hanno di che provare a scalzare i balcanici, con cui i peraltro rapporti non sono mai stati ottimali, a livello di pallacanestro così come di politica, se si pensa anche solo alla rottura tra Tito e Stalin.

Dispute statali a parte, gli uomini di Bazarevich pur avendo perso Shved e Dmitry Kulagin restano temibili e mai da sottovalutare. Lo sa bene l’Italia, che a Verona aveva preso un vantaggio prima di vedere man mano eroso il parziale fino alla tripla della vittoria di Fridzon, uno che è sulla scena internazionale da almeno un decennio pur avendo solo 33 anni. Oltre al cecchino, di Kuban c’è il lungo Ivlev, mentre la truppa del CSKA campione d’Europa vede dei master come Vorontsevich, Antonov e Kurbanov, l’altro Kulagin e il giovane Andrei Lopatin. Uno zoccolo duro per fare leva sui sincronismi di squadra, in un sistema equilibrato tra area a arco. Provando quantomeno ad arrivare alle semifinali, come ad Eurobasket 2017.

Mondiali FIBA 2019: riuscirà la Russia a fare strada anche senza il fenomeno Alexey Shved?

Mondiali FIBA 2019: riuscirà la Russia a fare strada anche senza il fenomeno Alexey Shved?

Quelle che Sergio Hernandez spererebbe di raggiungere, ma che difficilmente saranno alla portata dell’Argentina. Scola è l’unico rimasto della Generaciòn Dorada, ma ad aprile per lui la campana ha suonato i 39, e il buen retiro agli Shangai Sharks non aiuta a fugare i dubbi sulla sua forma fisica. Il lato positivo è che l’Argentina porta ai Mondiali cinesi gente che ha già fatto qualche torneo importante, leggasi Campazzo, Laprovittola, Delia, Deck, Brussino, Garino. Un ottimo segno nell’ottica della chimica di squadra, ma purtroppo pur sempre ragazzi che dei loro predecessori non hanno il talento.

Il canto del cigno è stato proprio a Londra contro la Russia, in una gara intensa ma decisa dal maggior fiato dei russi e (absit iniuria verbis) dalla maggior presenza di spirito del coach Julio Lamas che dal 2017 allena… il Giappone. Sono quest’ultimo e Sergio Hernandez negli ultimi ventidue anni ad aver occupato alternativamente la panchina dell’Albiceleste, almeno in questo decisamente più solida rispetto ai dirimpettai calcistici. Tenutario però nel quadriennio 2000-2004, quello dell’esplosione della generazione vincente, è stato Ruben Magnano, visto anche un paio di anni a Varese e ora sulla panchina dell’Uruguay, dopo aver occupato dal 2010 al 2016 quella del Brasile, ora del conosciuto Aza Petrovic.

Le due favorite per passare si incontreranno però solo all’ultima giornata. Devono impegnarsi per non cadere nessuna delle due nelle trappole delle due cenerentole. La Nigeria ha un paio di elementi che possono far alzare ancelottianamente un sopracciglio: sarebbe superfluo menzionare Al-Farouq Aminu, NBA ormai da quasi un decennio, mentre Chimezie Metu e Josh Okogie, rispettivamente Austin Spurs e Minnesota Timberwolves sono due delle facce nuove più promettenti. Il secondo è nativo di Buffalo da padre nigeriano, che della selezione è il ct. Accanto a loro, gli esperti Ekpe Udoh e Michael Eric.

Mondiali FIBA 2019: la stella della Nigeria sarà Al-Fraouq Aminu

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Chiusura sulla Corea del Sud: i selezionati giocano tutti nel campionato nazionale. Il ct Hur Jae era in campo ai Mondiali spagnoli del 1986, che i coreani chiusero 0-5 nel girone con Brasile, Grecia e padroni di casa. Sono però arrivati terzi in Coppa d’Asia, sopravanzati dall’Iran dell’MVP del torneo Ahmed Haddadi ma buttando fuori, in una gara a chi segna di più, le Filippine nei quarti di finale. Ergo, ci sarà comunque da stare con le orecchie dritte.

Le gerarchie del girone

Come detto, la sfida per i due posti alla fase successiva sembra virtualmente chiusa a determinare chi arriverà prima tra Russia e Argentina, con la prima a farsi preferire per esperienza a talento medio complessivo. La Nigeria può essere una mina vagante per il talento atletico, la Corea del Sud per la velocità d’esecuzione e le stoppate di Lee Jong-hyun.

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