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Cleveland Cavaliers a testa alta: le pagelle della serie

di Andrea Ranieri

Si può uscire a testa alta da una serie persa per 4-1? I Cleveland Cavaliers ci raccontano di sì. Aldilà di quanto dica l’esito finale, a parte gara uno, i Cavs hanno sempre dato del filo da torcere ai Warriors, costringendoli a sudare ogni singola vittoria. Certamente qualcosa è mancato ai Cleveland Cavaliers. Più che qualcosa, forse qualcuno. Allora andiamo a dare i voti di questa serie finale.

IL MIGLIORE

LeBron James, voto 9.5: manco a dirlo. Avrebbe meritato 10 in caso di vittoria. Ha fornito prove da MVP ed è stato il primo giocatore della storia a chiudere una serie di finale in tripla doppia di media. In attacco non ha mai abbassato le marce, costruendo per sé e per i compagni; in difesa ha dovuto spesso concedersi delle pause, ma sarebbe impensabile che non fosse così, dati i 45 minuti di media. Ora a stimolarlo ancor di più ci sarà la rivalità con Kevin Durant. Il più forte.

IL PEGGIORE

Deron Williams, voto 3: doveva essere un eccellente backup per Kyrie Irving. Invece, da quando è ai Cleveland Cavaliers, non ha mai offerto prove convincenti. Tantomeno in queste Finals. Ed è da criticarsi non solo e non tanto per aver chiuso con un punto di media, ma per non aver saputo creare in attacco tanto quanto toglieva in difesa, dove coach Lue è sempre stato costretto a metterlo sull’avversario più debole, senza poter mai contare su un suo contributo effettivo. Forse non può più stare a questi livelli. Finito.

I Cleveland Cavaliers avrebbero avuto bisogno di tutto un altro tipo di apporto da Deron Williams

CLEVELAND CAVALIERS

Kyrie Irving, voto 8: Aveva iniziato con alcune difficoltà. Aveva comunque chiuso gara uno con 24 punti, ma nel secondo atto si era rifugiato in dannose forzature. Ha cambiato completamente marcia nelle gare casalinghe, dove ha guidato la squadra a due ottime prove davanti al pubblico amico. Nell’ultimo atto le precarie condizioni fisiche non gli hanno comunque impedito di lottare. Pur tra tutti i problemi, ha chiuso la serie a 30 di media e sarà pronto per la prossima stagione. Chapeau.

Kevin Love, voto 7: ha rovinato una serie ben giocato con un’ultima partita in cui è letteralmente sparito, sbagliando tutto ciò che si poteva sbagliare. Nei primi quattro atti era stato efficiente in attacco e aveva dimostrato una grinta difensiva che i Cleveland Cavaliers non avevano mai visto. La sua crescita rispetto alla scorsa stagione non è comunque bastata. Apprezzabile.

JR Smith, voto 6.5: era stato meritatamente messo alla gogna dopo i primi due atti, giocati in modo timoroso ed ingenuo. Nelle ultime tre gare è tornato a prendersi responsabilità, martellando la retina dall’arco dei tre punti. E’ andato in costante crescendo, anche in difesa, ed è stato uno degli ultimi ad arrendersi. Una cosa è certa: da quando è a Cleveland è un’altra persona. Cresciuto.

Tristan Thompson, voto 6: per tre partite ha fatto più danni che altro per i propri colori, non riuscendo ad imporsi a rimbalzo e risultano insofferente rispetto al gioco duro degli avversari. Ma le buone prove di gara 3 e 4 sono state la chiave delle convincenti prestazioni dei Cavs. Certo che, a livello di lotta sotto le plance, ci si sarebbe attesi ben di più. Lunatico.

Richard Jefferson, voto 6: non sempre dentro le righe e molto ondivago in attacco, ma il cuore e la voglia messi in campo da questo 37enne sono cosa rara anche tra i giovani prospetti. Si è sobbarcato l’ingrato compito di marcare un alieno Durant e non ha mai fatto un passo indietro. Di più non gli si poteva chiedere. Generoso.

Kyle Korver, voto 5: in uscita dalla panca avrebbe dovuto portare movimento lontano dal pallone e dosi massicce di tiro da tre punti. Ci ha provato, ma quasi mai è stato efficace. Ha anzi sbagliato diversi tiri aperti che aveva il dovere di mettere a segno. Nasconderlo in difesa non era un lusso che Cleveland potesse permettersi. Inefficiente.

Iman Shumpert, voto 4: la sua nullità difensiva è stata dettata da una continua indecisione e da un timore ingiustificato per un giocatore di questi livelli. In difesa ha provato ad essere aggressivo, ma è spesso andato oltre i limiti, senza mai sapersi adeguare al metro arbitrale. Può tremare per il suo futuro. Inadeguato.

James Jones, Dahntay Jones sv. 

L’ALLENATORE

Coach Lue, voto 5.5: certamente la sua valutazione sarà sempre influenzata dalla presenza in squadra di James. Ma andiamo oltre. Certamente la gestione dei cambi e dei timeout è stata rivedibile in alcuni momenti, quando Lue è sembrato incapace di scegliere gli uomini giusti a seconda del momento. La preparazione a livello mentale e tecnico della serie certamente ben fatta e ben eseguita; le sue colpe stanno in ciò che non ha saputo fare nel corso delle partite. Inesperto.

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