I San Antonio Spurs, come tutti sanno, sono i campioni NBA in carica. La stagione 2013/14 ha messo in luce per l’ennesima volta la franchigia di texana, che ha visto gli Spurs uscire vincitori dalle Finals, riuscendo quindi a consumare la vendetta ai danni degli Heat. L’appuntamento con #123Ragioni di quest’oggi, pertanto, vuole individuare 3 validi motivi per cui i San Antonio Spurs possono arrivare fino in fondo anche in questa stagione, con l’intento di realizzare il double:
1 – Motivazioni intatte
“Le motivazioni sono ancora presenti, non sono cambiate minimamente. Vogliamo ripeterci e provare a fare il double, cosa che non c’è mai riuscita”. Queste le dichiarazioni rilasciate recentemente da Tim Duncan, veterano della lega e della franchigia, che fa capire chiaramente ai propri rivali che, ancora una volta, i San Antonio Spurs se la giocheranno fino all’ultimo nella lotta al titolo. Come se ci fosse ancora qualcuno che ha il coraggio di sottovalutarli.
Dati per finiti 100 volte e risorti 101, i texani sono ancora una volta intenzionati ad arrivare fino in fondo, alle Finals, nella speranza di tentare il bis, quel double mai riuscito nella storia della franchigia. Un traguardo sicuramente ambizioso quanto importante, come lasciato intendere da Marco Belinelli qualche settimana fa in un’intervista alla Gazzetta dello Sport: “L’intento è quello di ripetersi, possibilmente cercando di essere un giocatore più importante per il team. Conterà molto arrivare sani e in forma al momento decisivo della stagione”. E potete contarci, gli Spurs lo saranno.
2 – Gioco ben collaudato
Inutile dire che non lo scopriamo di certo oggi: il gioco dei San Antonio Spurs è sicuramente tra i migliori, se non ancora il migliore, attualmente in circolazione nella NBA. Proprio il gioco, lo scorso anno, fu uno dei maggiori fattori che incise nella sfida contro gli Heat. La squadra di coach Popovich gioca a memoria: schemi ben collaudati, giocatori sempre al posto giusto nel momento giusto e intelligenza cestistica sopraffina che permette agli Spurs di fare sempre la miglior giocata possibile. Tutto ciò è merito di accurato lavoro da parte dello staff e dei giocatori, frutto del tanto lavoro e dei tanti sacrifici effettuati in tutti questi anni della gestione Popovich. Gioco che permette agli Spurs, anche in questa stagione, di avere una delle migliori difese della lega: Le buone spaziature in difesa non permettono all’attacco avversario di far circolare facilmente la palla, concedendo spesso occasioni di tiro senza ritmo. Ciò è dimostrato dal DEF Rating, che pone la franchigia al terzo posto a soli 99.6 punti concessi per 100 possessi; meglio di loro solo Warriors e Bucks. E in attacco? La palla gira bene e con i tempi giusti come dimostrato dalla quantità di tiri messi a segno provenienti da assist: un importante 64.2%, segno che lì davanti gli Spurs sanno trovarsi e si intendono a meraviglia.
3 – Fattore Duncan
Dopo una prima parte di stagione che ha visto la franchigia texana subire un numero eccessivo di sconfitte a causa di alcuni episodi sfortunati e dei diversi infortuni che non hanno permesso quasi mai a Popovich di schierare il quintetto ideale, con il nuovo anno i San Antonio Spurs si sono nettamente ritrovati: 14-5 il record stabilito nel 2015, una spanna sotto i Warriors e gli Hawks che stanno dominando questa stagione. Tim Duncan, come al solito, è sempre in prima linea per quanto riguarda la costanza di prestazioni: per lui una media di 14.5 punti e 9.9 rimbalzi per partita, numeri poco al di sotto di quelli fatti segnare in carriera. L’ala grande delle Isole Vergini sembra essere ancora in forma smagliante, tanto da aver meritato, a 38 anni suonati, l’ennesima presenza all’All-Star Game. Su di lui è gravato il peso della responsabilità ad inizio stagione, quando gli Spurs hanno dovuto fare a meno dei vari Parker, Ginobili e compagnia; è stato proprio Timothy ad accollarsi il team sulle spalle, con prestazioni da stropicciare gli occhi. Se anche durante il corso dei Playoffs, Tim Duncan sarà al top della condizione, sognare in grande è lecito.
Per Nba Passion,
Mario Tomaino




