Che il Nostro Marco Stefano Belinelli sia un gran giocatore credo fosse chiaro già dalla notte dei tempi quasi. Mortifero tiratore e Q.I. cestistico fuori dalla norma fanno di lui, ormai da anni, un pezzo pregiato per ogni attacco della Lega. Dai Bulls, che complici infortunii delle stelle si è caricato sulle spalle, agli Spurs, dove nonostante un minutaggio non sempre considerevole ha imposto la sua ragione, sotto forma di onniscienza tattica.
Si è guadagnato il rispetto di tutti, nel Texas, ma una persona in particolare ha sempre apprezzato la sua inteligenza cestistica: parliamo di coach Popovich. Pop, ripeteva spesso, quelle poche volte che decideva di parlare, che Marco vedeva le cose un tempo prima degli altri e si muoveva negli spazi in un modo unico.
A mettere il carico a tutto questo, ci ha pensato Rajon Rondo; sublime playmaker che negli anni ha avuto a che fare con più di una shooting guard di qualità.
I due neo Kings hanno da subito trovato un’intesa vincente, il che fa presagire buone cose per una squadra che fa dell’attacco il suo biglietto da visita.
Il numero 9 da Louisville si è fatto subito amare da tifosi e compagni, per esperienza, lavoro duro, e non ultime una grandinata di triple-doppie che hanno di certo aiutato a velocizzare il processo e a farsi rimpiangere in quel di Dallas.
Se in queste prime battute è stato lui a ricevere gli elogi dei compagni (primo su tutti Cousins), questa volta è stato Rajon a spendere parole al miele per uno di loro: “Amo Marco, lui si muove velocemente senza palla, non si ferma mai. E’ un sogno per una point guard avere una guardia tiratrice così”. E non è tutto, arriva a fare di più, paragonando il modo di giocare di Belinelli, e i giochi chiamati per lui, a quelli che un tempo venivano chiamati per un altro sublime tiratore, Walter Ray Allen: “Quando hai un tiratore come Belinelli cerchi di utilizzarlo dietro i blocchi. Koufos e Cousins gli aprono la strada come facevano Garnett e Perkins con Ray Allen”.
Certo il paragone è lusinghiero all’ennesima potenza, e va preso per quelo che è. I Kings non saranno mai quei Celtics, e probabilmente il Beli non sarà mai Jesus Shuttlesworth; ma noi tutti, e i Kings, facciamo come il calabrone, che non sa di non poter volare e per questo lo fa. Non saranno mai i Celtics, probabilmente non vinceranno mai nulla, non approderanno ai playoff, o quello che volete, ma che bello vederli giocare insieme.
A buon intenditor mezza parola è sempre bastata: Rondo promuove Belinelli
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2 commenti
Sarebbe stato meglio se la metafora del calabrone fosse stata riportata correttamente altrimenti perde il significato del concetto. Il calabrone non sa di non poter volare e quindi? vola!
Hai perfettamente ragione!In effetti, controllando nei salvataggi per la stesura del pezzo, lo avevo scritto correttamente. Probabilmente è stata una svista mia (magari rileggendo velocemente ho frainteso il senso) o di chi ha corretto (vale lo stesso discorso). Confido nel fatto che tu creda a quanto scritto, dato che quella del calabrone è una metafora abbastanza nota e cavalcata. Ad ogni modo, grazie per aver fatto presente l’errore, e, in generale, per aver letto il pezzo.