È un attimo. Una decisione poco felice del cameraman, una reazione non proprio garbata di uno dei cubani è -puf- scoppia la rissa. È il 1968, ricordiamolo, un anno non propriamente tranquillo. Il 3 maggio gli studenti francesi in protesta sono entrati con la forza alla Sorbona, e di quelli messicani ne sono morti circa duecento per le proteste contro il regime. In più, le Olimpiadi sono azzoppate dal boicottaggio portato da 32 paesi africani per la presenza del Sudafrica, reo di perpetrare la politica dell’apartheid. Ciliegina sulla torta, in primavera è stato ucciso, per motivi che ancora fatichiamo a comprendere, quel Martin Luther King leader del movimento per i diritti civili agli afroamericani. E questo è solo il pre-Olimpiade, perché il durante è sulla stessa linea, e all’ultimo episodio si collega direttamente.
Metà ottobre, Giochi nel vivo. Tommie Smith e John Carlos, entrambi di colore, sono rispettivamente oro e bronzo nei 200 metri e festeggiano le medaglie in maniera particolare sul podio. Dio, festeggiano… Pugno chiuso, guanto nero, testa china, calze corte e nere, niente scarpe, in segno di solidarietà a quella guida spirituale assassinata solo sei mesi prima. Espulsi dal villaggio olimpico.
Bene, ora torniamo a noi: in questo clima disteso e pacifico, un cameraman, come si anticipava, ha la poco brillante intuizione di voler riprendere la delusione dei cubani, superati di una sola lunghezza dai padroni di casa (76-75). Uno degli ospiti manifesta disaccordo con questa improvvida decisione, strappando la cinepresa all’operatore e restituendogliela a modo suo, sì, insomma, in fronte. Si scatena in pandemonio, rissa generale che termina solo quando la polizia isola e mette in salvo l’intera squadra caraibica. Della scazzottata sono rimaste rare testimonianze scritte e video, che non abbiamo potuto reperire. Sarebbe curioso vedere se anche lì i giocatori arrivarono a far volare sedie contro gli avversari…

