
Don Barksdale
Prima di LeBron, Kobe, Air, Big O, Mister Eleven Rings, ci fu lui: Don. Don Barksdale, nativo di Oakland, era un ragazzo di colore come tanti in altri, apparentemente. Giocava a pallacanestro nei parchi fino a che fu chiamato dal Marin Junior College di San Francisco, e grazie alle prestazioni dall’altra parte della Baia si guadagnò una borsa di studio a UCLA.
Da lì è un crescendo: primo afroamericano nominato All-American, termina gli studi nel ’47. Prima di diventare professionista, nel ’48 c’è però modo di scrivere un’altra pagina di storia: Don diventa il primo nero a vestire la maglia statunitense sul prestigioso palcoscenico dei Giochi Olimpici, aprendo la strada, come si ricordava inizialmente, a tutti quelli che sarebbero venuti dopo. Ça va sans dire, quell’edizione finirà con un oro per la squadra a stelle e strisce, e la sorprendente Francia d’argento (65 – 21 il punteggio finale).
Centro dinamico, fra Bullets e Celtics la sua sarà una carriera non molto lunga (smetterà nel ’55) ma ricca di soddisfazioni, perché sarà anche il primo afroamericano a ricevere la convocazione per l’All-Star Game della NBA (che allora, come ricorda coach Dan Peterson, serviva per far conoscere i giocatori professionisti, che godeva di scarsa considerazione). Diventerà poi proprietario di night club e disk jockey, e alla sua morte, sopraggiunta nel ’93 a causa di un cancro, gli dedicherà un articolo fra gli altri anche il New York Times. A testimonianza che Don non era come tanti altri.
