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Sette brevi racconti olimpici: Monaco ‘72

di Luigi Ercolani

Sette brevi racconti olimpici: Monaco ‘72

Sappiamo tutti cosa significano i cinque cerchi di Monaco ‘72.  Significano “Settembre Nero” e l’assassinio di undici atleti olimpici che non avevano altra colpa che essere israeliani, significano quei misteriosi tre tentativi dell’Unione Sovietica per vincere la finale del basket, qualcuno dice concessi e qualcuno dice legittimi, i fatti come sempre prendono forme diverse a seconda del punto di vista.

A noi però interessa un’altra finale: quella per il terzo e quarto posto. Ci siamo noi e c’è Cuba, e c’è la possibilità di una golosissima medaglia olimpica. Sarebbe la prima, dopo il quarto posto del ’60, risultatone anche se raggiunto in casa.

Bene, quella possibilità la buttiamo via, come una palla persa in contropiede. Perché così che lo manchiamo ancora una volta, questo maledetto appuntamento: Rupert Herrera segna, è il 66-65. Abbiamo ancora qualche secondo, Bisson si fionda verso canestro, ma la il bacio tra sfera e ferro non ci concretizza.

Entrambi gli atti conclusivi, finale e finalina, sono definiti negli istanti terminali, tanto che la parola“finale” in questa edizione assume una ragguardevole doppia valenza: come partita decisiva e come ultimi secondi. Noi e gli Stati Uniti, per ragioni diverse, cediamo il passo.

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