Stando alle ultime indiscrezioni, Larry Sanders avrebbe effettuato un workout con i Boston Celtics. L’ex Bucks sembra pronto a tornare finalmente in campo, come ha dichiarato lui stesso su Twitter qualche giorno fa:

Officially stepping back into the game,looking for a good fit but it shouldn’t be long now, I really missed the game,I think it  missed me

Carriera

Larry Sanders muove i suoi primi passi nel mondo cestistico all’età di 16 anni, quando l’allenatore del Port St. Lucie High School decide di reclutarlo nella sua squadra liceale. Nel suo anno da finalista si mette in luce, tenendo una media di 19 punti e 13 rimbalzi a partita. Dopo il diploma, accetta una borsa di studio per la Virginia Commonwealth University. Il suo cammino comincia tutto in salita, sopratutto per la presenza di Eric Maynor che oscura il suo talento. Al terzo anno però, complice la partenza di Maynor, il ragazzo esplode definitivamente; 14.4 punti, 9.1 rimbalzi e 2.6 stoppate (53% dal campo) sono un buon motivo per dichiararsi eleggibile al draft 2010. I Bucks, reduci da un ottimo terzo posto, sono alla ricerca di un big man da affiancare alla stella nascente, Jennings, e selezionano Sanders con la quindicesima scelta.

Come all’Università cosi in NBA, la partenza non è delle migliori: 4.3 punti, 3 rimbalzi e 1.2 stoppate in 12 minuti di utilizzo. Sanders ha grande temperamento e qualità, anche se ora è ancora troppo acerbo per i parquet NBA. La dirigenza tuttavia è fiduciosa e consapevole che presto  arriverà il suo momento. La svolta infatti arriva nella stagione 2012-13, quando la franchigia cede il suo lungo titolare Bogut e promuove Sanders in quintetto. I risultati sono strabilianti: a novembre realizza la sua prima tripla doppia (10 punti, 12 rimbalzi e 10 stoppate) contro Minnesota, diventa il miglior stoppatore dell’NBA e a fine anno si piazza al terzo posto nella classifica MIP, alle spalle di Paul George e Greviis Vazquez. A 24 anni, con ancora ampi margini di miglioramento, Sanders ha conquistato Milwaukee.

Nelle due stagioni successive le sue medie decrescono a dismisura, gli infortuni lo tengono ai box per molti mesi e si fa notare più che altro per le sue bravate extra-cestistiche. Nel 2014, dopo essere risultato positivo alla marijuana, viene squalificato dalla federazione per cinque partite. Purtroppo però il lupo perde il pelo ma non il vizio. L’anno dopo infatti risulta nuovamente positivo ad un controllo antidoping ma questa volta il conto da pagare è salato: i Bucks decidono di rescindere il contratto al nativo di Fort Pierce. Ripudiato dai suoi cervi e da tutte le altre squadre NBA, Sanders lascia il basket giocato e comincia un programma terapeutico per guarire da problemi ansioso-depressivi.

 

A volte ritornano

 

Malgrado tutto, i Bucks avevano capito cosa stesse succedendo al loro centro, criticato da tutti e definito un nullafacente. Sanders sapeva che per poter sconfiggere questa malattia, avrebbe dovuto abbandonare quella pallacanestro da lui tanto amata e odiata allo stesso tempo. Non ha avuto la Mamba Mentality di Bryant, o la caparbietà di Garnett, ma una grande maturità nel capire quando era il momento di ritirarsi.
Oggi Sanders è un uomo nuovo: ha vinto la depressione ed è pronto a tornare sul parquet a prendersi la sua rivincita, che sia in maglia Celtics o con qualsiasi altra franchigia NBA.

“Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre”
(Josè Saramago)

Welcome back Larry.

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