Per quelli che riescono ancora a ricordarli senza cadere nella nostalgia, i Bulls di inizio decennio erano quanto di più riconciliante con la pallacanestro si potesse chiedere: una pallacanestro ordinata, semplice, tutta grinta, cuore e fondamentali. Miglior record per due stagioni consecutive. Top5 Offense e Top5 Defense. Sulla loro strada per l’anello solo tanta sfortuna. Quegli Heat quasi invincibili. Quel ginocchio che saltò.

Rondo Rose Bulls Celtics
Niente a che vedere con i Bulls odierni, in cui la sfortuna ha lasciato il posto a mix letale di incompetenza e improvvisazione. In una pallacanestro che sta andando in una direzione ben precisa se decidi di andare contro corrente devi avere tanto coraggio ed un programma alternativo ben definito.
I Grizzlies, focalizzandosi su difesa e gioco in post sono diventati una squadra da playoff. Sapevano che forse non avrebbero mai vinto niente, ma sono sempre stati lì: ostici e competitivi. E persino loro, nonostante i relativi successi, hanno recentemente variato il loro gioco per aggiungere le soluzioni perimetrali. Consci che gli ultimi 4 team a vincere le finals erano Top5 nel tiro da 3. E che 10 delle ultime 12 squadre a partecipare alle finals erano Top10.
Chicago quest’estate, dopo la dipartita di Rose, ha messo su un circo niente male: Rondo-Wade-Butler-Gibson-Lopez, con Mirotic sesto uomo.
Sulla carta, o alla playstation, una contender. In pratica “a mess”, uno schifo.
Non ci vuole un genio per capire che se hai tre esterni a cui piace avere la palla in mano e che rendono al meglio in quelle determinate situazioni, metterli insieme non è assolutamente una buona idea. Soprattutto se sono tre giocatori che con il tiro da 3, quel particolare diventato rapidamente fondamentale, hanno sempre avuto qualche piccolo problemino.
Un attacco statico, a cui le difese avrebbero concesso di tutto e di più oltre i 6 piedi era immaginabile. Non era invece preventivabile che ad una pallacanestro non eccelsa si sarebbero aggiunti anche i problemi nello spogliatoio.
Quando la tua stella e il figlol prodigo tornato in patria biasimano pubblicamente il resto dello squadra per lo scarso impegno c’è qualcosa che palesemente sta andando storto.
Se poi tocca ad uno come Rondo, non esattamente il figlio che tutti vorremmo, prendere le parti dei compagni e spiegare due cosine in termini di leadership e mentalità vincente (essendo uno che coi vincenti in maglia biancoverde, ci ha passato un bel po’ di tempo) si può tranquillamente parlare di stagione da buttare.
Per quelli all’oscuro della questione, Wade e Butler dopo una rimonta subita dagli Hawks si scagliarono contro la scarsa volontà/impegno dei compagni ai microfoni del post-partita. Rondo, pubblicando su instragram una sua foto ai tempi dei Celtics, replicò asserendo che i “suoi Veterani” avrebbero parlato alla squadra e non ai media.
Chicago Bulls, come siamo arrivati a questo punto di non ritorno?
Bisogna partire dal principio. Paxson e Forman, come abbiamo visto sopra e come dimostra il premio di Executive of the Year del 2011, qualcosa di buono negli anni sono riusciti a crearlo, ma col tempo hanno rapidamente perso gran parte della credibilità acquisita. Solo colpa della sfortuna? Non proprio. E’ il 2012 quando i Magic offrono a Matt Lloyd, responsabile scout dei Bulls, un posto da Assistant GM. I Bulls non battono ciglio, lasciando andare il principale responsabile della scelta di Jimmy Butler alla 30 dell’anno precedente e anche di alcune piccole prese degne di nota:
Joakim Noah (9th), Derrick Rose (1st), Taj Gibson (26th), James Johnson (16th).
Da quel momento, caso voglia che in sequenza i draftati siano stati i vari Marquis Teague, Tony Snell, McDermott (inizialmente preso dai Nuggets, poi acquisito cedendo Nurkic e Gary Harris. sick.), Cameron Bairstow ed il per ora oggetto misterioso Bobby Portis.
Se dell’ultimo abbiamo visto ancora pochissimo, nonostante la buona partita di stanotte, degli altri ci siamo già abbondantemente fatti un’idea in senso non esattamente positivo.
Ciò che fa riflettere non è tanto il fallimento delle scelte, ma il modus operandi delle selezioni. Bairstow e Snell vengono entrambi da New Mexico, college in cui Forman è stato per anni assistant coach e reclutatore. Interessante anche il caso di McDermott, con il cui padre Forman ebbe rapporti ai tempi di Iowa State. La stessa Iowa State in cui Forman conobbe Hoiberg, con cui strinse una solidissima amicizia e a cui vendette persino una casa (WTF?).
Ok. Detta in questi termini sembra quasi che i Bulls abbiano smesso di draftare in base al talento ed abbiano cominciato a mettersi in casa raccomandati o fantocci vari, giusto per avere la certezza di avere il totale controllo sulla franchigia. Non sarà sicuramente così e la presunta “malafede” sarà solo e soltanto una somma di svariati errori dettati dall’inesperienza e dalle valutazioni errate, ma giustificare la seconda stagione mediocre consecutiva ed un allenatore senza arte ne parte a cui è stato fatto un quinquennale da 25 milioni di dollari e al momento riesce solo a cambiare i quintetti come la Kardashian cambia i fidanzati comincia ad essere alquanto difficile.

Wade e George
Detto in parole povere, dalla sfortuna siamo rapidamente passati all’incapacità. Dalla gestione dei rapporti umani e dalla valorizzazione del gruppo siamo passati alla cacciata di Hinrich, uno odiato da mezza NBA ma amato come pochi a Chicago, e alla cessione di Gibson (sulla cui trade stendo un velo pietoso).
Male, a tratti malissimo, ma il futuro dei Bulls però non è totalmente compromesso. Rondo ha solo 3 milioni garantiti nel 2017/2018. Wade ha una player option che nuovi infortuni a parte sembra voler prendere in considerazione. Per quanto tankare adesso sembra improbabile ed inutile, visto il record e la capacità di draftare di cui abbiamo parlato sopra, i Bulls sono una delle poche franchigie ad avere ancora tutte le proprie scelte (ed in teoria, sebbene top10 protected, anche quella di Sacto).
L’ideale vista la situazione, constatato anche il provvidenziale – non ce ne voglia Flash – infortunio di Wade, sarebbe sfruttare questo finale di stagione per cercare di capire quanto e cosa di buono hai al momento in casa.
Mirotic può essere un giocatore da quintetto o solo un sesto uomo?
Portis in primis e i neo arrivati Valentine e Zipser hanno del potenziale?
L’estate prossima Chicago potrebbe trovarsi a roster solo loro, Butler e il buon Lopez, con molti soldi da spendere e una free agency che si preannuncia la più calda degli ultimi anni.
Niccolò Coveri,
And One

