Se due anni fa mi avessero chiesto cosa ne pensavo di Andre Drummond, in termini di rendimento e upside, probabilmente non sarei riuscito a fare 5 nomi che mi stuzzicavano l’immaginazione più di lui. Oggi, con altre due stagioni praticamente alle spalle e quel contratto da 130 milioni di dollari appena firmato, anche parlando solo di centri farei fatica a contarlo nelle dita delle mie mani.
Non sembra solo un problema di mani – le sue, di cui conosciamo tutti la “leggerezza” – ma anche di quanto e di come possa adattarsi alla pallacanestro di Van Gundy e a quella moderna sui generis. Non c’è nessun curioso caso di Andre Drummond, nessun crollo verticale, nessuna involuzione. Dre è sempre lo stesso, ma forse è il gioco ad essere cambiato e ad essere tutt’ora in rapida evoluzione.

Drummond
Se avete seguito le vicende della Motown e la loro ondivaga stagione avrete sicuramente notato come il progetto sia tutt’ora in altomare.
Per quanto a Detroit siano riusciti a mostrare una difesa di livello discreto (8° per Defensive Rating nella lega) non si è mai avuto l’impressione di assistere ad una squadra capace di vincere e soprattutto convincere.
Il dualismo/non dualismo Jackson-Smith, il caso Tobias Harris, l’affollamento del reparto lunghi. La rottura prolungata dell’ultimo mese – 3 vittorie nelle ultime 10 e ottavo posto ora lontano 1 gara e mezzo – è risultato inevitabile di una situazione problematica in cui Drummond è solo la punta dell’Iceberg.
Se siete tifosi attenti avrete notato che in linea di massima Van Gundy spinge nei primi secondi della gara per far arrivare la palla in area al suo #0, nella speranza di metterlo subito in partita e fargli trovare il feeling con la palla. Arma a doppio taglio, perché il più delle volte l’esito di quei primi possessi condiziona poi tutta la gara del centro ex UConn. Una piccola conferma stanotte, nella disfatta contro i Magic.
Detroit parte bene e Drummond chiude un alley-oop dopo un bel gioco a due a centro area con KCP. Pochi secondi dopo, altro possesso per lui e palla in post contro Vucevic: stoppato. Rimbalzo, gancio: corto.
Drummond sparirà dai radar. Non segnerà più nel primo quarto e fino alla fine del secondo. I Pistons dureranno appena tre quarti.
Quel gancio fallito, che teoricamente dovrebbe essere la “signature move”, ci dice molto della sua stagione.
Drummond guida la lega in ganci tentati, per il secondo anno consecutivo, ma ha un rivedibile 40.5% in fase realizzativa (solo Monroe in questo fondamenale fa peggio di lui nella lega). Per rendere meglio l’idea, un suo gancio rende quanto un suo viaggio in lunetta: 0.81 ppp.
Direte, no problem, alla fine per quanto sia ancora lontano dall’essere affidabile offensivamente è difensivamente che deve fare la differenza.
Peccato che i numeri, al di là dell’eye test, dicano sostanzialmente il contrario.
? Per Defensive Real PlusMinus è 34esimo tra i centri dietro Alex Len.
? Nonostante il sistema di Van Gundy lo protegga, Drummond non è esattamente il Re dei Rim Protector (54% concesso al ferro).
? Per un centro della sua stazza e del suo atletismo, i tiri contestati sono al minimo sindacale: 7.8 a partita rispetto a un Robin Lopez guida la lega con 16.6.
? Fatica a tenere un’attenzione continuativa e si perde sugli switch.
Una questione da affrontare in maniera approfondita è la gestione difensiva dei P’n’r. Per assunto nel sistema di SVG Drummond in linea di massima deve sempre passare dietro il blocco per evitare di finire eccessivamente lontano dalla sua zona di competenza. I problemi derivanti però sono sostanzialmente due:
Il primo, imputabile solo e soltanto all’ex UConn, è una scarsa capacità di lettura delle situazioni difensive. Nella maggior parte dei casi il centro dei Pistons si trova in una terra di mezzo in cui non ha nè la posizione per contestare il jumper nè quella per tenere con efficacia un’eventuale penetrazione ed è costretto a provare rivedibili recuperi o rubate senza fortuna.
Il secondo punto è invece “di sistema”. L’idea di SVG è di interpretare i p’n’r in modo da favorire i tiri a bassa percentuale entro il perimetro ma la scelta può apparire discutibile considerando che nella pallacanestro attuale significa anche concedere ad un lungo la possibilità di “poppare” per il tiro da 3 (non a caso, contro Drummond gli avversari tirano con il 41% dal perimetro).
Drummond non è da buttare. E’ probabilmente il miglior rimbalzista della lega, uno con mani veloci e ottima capacità di ridurre la visuale del passatore (per Deflections siamo nella Top5 della lega). Negli Screen assist, i canestri generati dal p’n’r, è dietro solo a Gortat e Gobert.
Forse come detto è il sistema a non essergli esattamente congeniale.
Forse è solo questione di tempo, dato che comunque si parla di un giocatore che ha ancora 23 anni, appeni 7 mesi più vecchio di un Embiid per intenderci.
Ma per uno che è nella lega già da 5 anni ed ha avuto la chance di giocare a lungo sotto la guida di un allenatore che di centri difensivi dominanti ne sa sicuramente (vedi Howard), il tempo delle possibilità sta lentamente finendo, accelerato da quel contrattino milionario appena messo in tasca.
Se Drummond non appare al momento quel baluardo difensivo che i Pistons speravano e che tutti credevano sarebbe diventato e i miglioramenti sull’altro lato stentano ad arrivare, forse a Detroit potrebbero cominciare a dover considerare l’idea di voler o meno continuare a costruire la loro franchigia intorno a lui…
And One

