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Gli accordi più discutibili finalizzati durante la free-agency 2020

di Lorenzo Brancati

Dopo quasi tre giorni di apertura, la free-agency 2020 ha ormai visto accasarsi praticamente tutti i nomi più importanti che se ne annunciavano come i protagonisti. Anche senza darlo troppo per scontato, sembra che gli ultimi due volti illustri rimasti senza firma sul contratto, Anthony Davis e Brandon Ingram, torneranno rispettivamente ai Los Angeles Lakers e ai New Orleans Pelicans. Ecco dunque arrivato il momento dei primi bilanci.

Quello dei free-agents NBA è un mercato ogni anno in grado di rimodellare i rapporti di forza all’interno della lega, soprattutto se popolato da superstars. C’è da dirlo, non è stato il caso di quello che stiamo vivendo. Priva di nomi altisonanti, o in grado di spostare enormemente gli equilibri, la free-agency 2020 è stata però l’occasione per alcune squadre da titolo di ristrutturarsi e di migliorarsi all’interno delle rotazioni, e per altre in crescita di acquisire pezzi importanti in ottica futura.

Come ogni free-agency che si rispetti, comunque, non sono mancati quegli accordi da far storcere il naso, sia per le scelte compiute in sé, sia per le cifre alle quali sono state finalizzate. E’ chiaro, analizzare e magari criticare un contratto solo poche ore dopo che questo è stato firmato è una pratica azzardata. Eppure, alcuni giocatori appaiono aver strappato affari quantomeno discutibili.

Forti di agenti particolarmente in gamba, o in grado di approfittare di franchigie in necessità, vediamo i cinque accordi che ci sembrano i più discutibili di questo 2020.

Free-agency 2020: ecco gli accordi più discutibili

Derrick Jones Jr ai Portland Trail Blazers

Parliamo di un finalista NBA, e su questo non c’è dubbio. Eppure, difficilmente ci si sarebbe potuti immaginare che un uomo comunque oggettivamente marginale delle rotazioni playoffs dei Miami Heat, 6.5 minuti a notte per lui, si sarebbe potuto accaparrare un accordo tanto remunerativo. Derrick Jones Jr ha infatti sottoscritto con i Blazers un accordo biennale da 19 milioni di dollari totali.

E’ vero, se in post-season non ha propriamente inciso, c’è comunque da sottolineare come durante la stagione regolare il campione uscente della gara delle schiacciate abbia comunque dato il suo apporto a Miami. Con una percentuale da 28 % da tre punti e con una media da 8.5 punti in circa 23.3 minuti, ha senza dubbio aiutato maggiormente i suoi nella metà campo difensiva. L’identikit tracciato non è certo quello di una stella, né di un comprimario o di un titolare, ma di un giocatore da rotazione. Ecco che dunque le cifre del contratto offertogli da Portland appaiono piuttosto alte per un giocatore che aveva indubbiamente molti doppioni sul mercato. Probabilmente a pesare è stata l’apparizione alle Finals di Orlando.

Gordon Hayward agli Charlotte Hornets

In un mercato come detto tutto sommato povero del cosiddetto star-power, quello di Gordon Hayward era uno dei profili più interessanti in assoluto della free-agency 2020. Che, tra l’altro, vi ha preso parte ufficialmente solo a 24 ore dall’avvio delle operazioni, rifiutando la sua opzione da 34 milioni di dollari per la stagione 2021 con i Boston Celtics. Suicidio economico per molti, salvo poi venire a conoscenza del quadriennale da 120 milioni firmato con gli Hornets.

Al di là di un primo impatto traumatico alla vista delle cifre, e della delusione di chi sperava di vederlo con gli Indiana Pacers e di ricevere qualcosa in cambio per mezzo di una sign-and-trade, si tratta di un affare dal doppio volto. Gli Hornets si sono infatti andati ad ingolfare a livello salariale proprio un anno prima della free-agency 2021, che si annuncia faraonica. Allo stesso tempo, però, Charlotte non è un mercato di spicco, che storicamente ha sempre attratto poche superstars, soprattutto in tempi recenti. Dunque, seppur a quelle cifre, la firma di Hayward potrebbe avere un senso, considerandolo come uno dei giocatori migliori realisticamente raggiungibili. E seppur come chioccia di grande valore per i giovani a roster e come nome comunque importante per una franchigia che ne era disperatamente alla ricerca, considerando i ripetuti problemi fisici recenti è però innegabile si tratti in ogni caso di un azzardo.

Mason Plumlee ai Detroit Pistons

Una delle mosse più inattese di questa free-agency è quella che ha portato Mason Plumlee ai Pistons. Membro comunque importante della second unit dei Denver Nuggets, finalisti nella Western Conference, si è assicurato un contratto della durata di tre anni e del valore di 25 milioni di dollari. Cifre davvero alte, considerando il ruolo rivestito fino a poche settimane fa e il mercato portato avanti da Detroit: ad intasarne il reparto lunghi sono infatti arrivati anche Jerami Grant e Jahlil Okafor tramite free-agency, Dewayne Dedmon tramite scambi e Isaiah Stewart tramite Draft.

Senza dimenticare Blake Griffin, dunque, quello firmato da Plumlee appare come un accordo decisamente evitabile per la franchigia. Non solo, infatti, sono andati a pagare molto un giocatore che da quando ha lasciato i Portland Trail Blazers non ha più avuto un ruolo in quintetto, 54 partite da titolare su 244 con i Nuggets, ma l’hanno fatto in un reparto, e soprattutto in un ruolo, dove poi sono andati a rinforzarsi ulteriormente. Ora servirà senza dubbio scaricare qualche altro lungo tramite scambi, come fatto con Tony Bradley, direzione Philadelphia 76ers. 

Marcus Morris ai Los Angeles Clippers

Approdato ai Clippers lo scorso febbraio dopo aver sottoscritto un contratto annuale con i New York Knicks durante la free-agency 2019, Marcus Morris viene ora confermato dai californiani. Con un accordo da quattro anni e 64 milioni di dollari. E’ vero, durante la scorsa annata si è rivelato uno dei giocatori più importanti della franchigia, che si è comunque mossa bene sul mercato scambiando Landry Shamet per Luke Kennard e sostituendo il partente Montrezl Harrel con Serge Ibaka.

A far discutere, però, sono i termini dell’affare. Per quanto potesse esserci una certa concorrenza per assicurarselo, il contratto firmato con i Clippers porterà a Morris circa 15 milioni a stagione fino all’età di 35 anni. Seppur, come riportato da Spotrac.com, l’accordo preveda un’opzione di terminazione anticipata a partire dal 2023, si tratta comunque di cifre importanti, che potrebbero anche incidere sulla free-agency 2021, quando sia Kawhi Leonard che Paul George potrebbero rifiutare le rispettive opzioni giocatori e diventare free-agents. 

Davis Bertans agli Washington Wizards

Nome caldo degli ultimi mesi in casa Wizards, dalla rinuncia alla bolla di Orlando fino alle ripetute voci di mercato in vista della free-agency 2020, Davis Bertans si è assicurato un rinnovo da cinque anni valevole per 80 milioni di dollari. Si tratta chiaramente di un giocatore importante: un lungo moderno in grado di allargare il campo con 14.5 punti a notte e con il 42.4 % da tre punti. Le cifre dell’affare, tuttavia, appaiono dettate dalle circostanze.

Garantirgli quattro anni di contratto ad una paga media di 16 milioni, pur garantendosi un’opzione di terminazione anticipata prima del quinto, appare per gli Wizards una mossa dovuta alla concorrenza sul mercato, e forse un po’ anacronistica. Anacronistica rispetto alla quella che si preannuncia la timeline della franchigia. E’ vero, a roster ci sono ancora Bradley Beal e il rientrante John Wall, ma ci sono anche tanti giovani che difficilmente la renderanno davvero competitiva entro i termini del contratto di Bertans, ventottenne tra l’altro. Sarebbe forse stato meglio lasciarlo andare, magari alle stesse cifre, verso una squadra più pronta a competere.

 

 

 

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