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Una delegazione di giocatori NBA ospiti in Vaticano per un’udienza privata

di Michele Conti

Nella mattina di lunedì 23 novembre, cinque giocatori NBA e alcuni funzionari dell’Associazione Giocatori sono ospiti di Papa Francesco. L’invito ufficiale è arrivato nel corso della passata settimana. Con un volo privato nella notte di domenica, i giocatori NBA hanno raggiunto il Vaticano. L’udienza è prevista per le 11.45, ora locale, e si terrà nella biblioteca papale del Palazzo Apostolico. In seguito ad esso, che si prospetta durare un’ora, i giocatori effettueranno una visita di piazza San Pietro.

Un evento senza precedenti. La sollecitazione da parte di un intermediario di Papa Francesco nasce dalla curiosità riguardo l’operato della lega e di ogni atleta finalizzato a sensibilizzare importanti tematiche sociali. Come riportato da Zach Lowe su ESPN, i giocatori NBA scelti sono Kyle Korver, Sterling Brown, Jonathan Isaac, Anthony Tolliver e Marco Belinelli. Con loro anche Michele Roberts, direttrice esecutivo della National Basketball Players Association. Tolliver è segretario della tesoreria dell’unione giocatori. Quanto agli altri protagonisti, la scelta non è per nulla casuale.

L’impegno dei giocatori NBA durante la ripresa della stagione

La NBA ha fortemente imposto la prerogativa di anteporre la giustizia sociale allo spettacolo sportivo durante la parte finale della stagione 2019/20 ad Orlando. Il lavoro svolto è stato rimarchevole. Esso ha positivamente influenzato l’opinione pubblica ed educato le comunità direttamente coinvolte nella lotta. In un processo di continuo apprendimento, per mezzo delle più consone piattaforme, si può considerare che i giocatori NBA hanno completato la loro missione. Con un futuro ancora da formare al fine di vedere materializzato il cambiamento, ora ci sono delle solide basi da cui progredire.

I temi di spicco dell’incontro saranno la lotta all’uguaglianza sociale ed alle disparità economiche, in aggiunta ai piani che l’Associazione Giocatori prevede di intraprendere. Innanzitutto, dallo scorso 20 novembre il Comitato per la Giustizia Sociale è ufficialmente istituito. Questa organizzazione ha lo scopo di promuovere iniziative che supportino tutti i messaggi che i giocatori NBA hanno amplificato durante il corso della stagione. Ad essa prendono parte atleti, allenatori e proprietari di franchigia. La nascita di questo organismo è stata propulsata in seguito alla protesta dei giocatori dei Milwaukee Bucks durante i playoffs.

Sterling Brown e George Hill capeggiarono in prima persona la scelta di non scendere in campo in gara 5. Il primo è stato vittima, nel 2018, di atti brutali da parte della polizia ed ha pubblicamente raccontato la sua storia. Lui e George Hill diedero vita ad una protesta senza eguali. Nella lettera a nome di tutta la squadra, sottolinearono come la loro concentrazione non poteva essere rivolta alla pallacanestro. Una situazione che non accadeva da ben 49 anni. Lo scorso mese, Kyle Korver ha emozionalmente raccontato gli avvenimenti di quella notte. Lo ha fatto a Creighton, la sua università.

Il comportamento di Jonathan Isaac ed il fine comune della NBA

La presenza di Jonathan Isaac dona una secondaria prospettiva riguardo gli sforzi dei giocatori NBA. L’ala degli Orlando Magic era uno dei pochi atleti a decidere di non inginocchiarsi durante l’inno americano. Inoltre, non indossava la maglia che riportava il messaggio Black Lives Matter. Tale scelta, come da lui stesso spiegata ai media, era ed è tuttora guidata dalla sua profonda fede religiosa. Un personalissimo modo di prendere parte al movimento, ispirato a valori legati alla Bibbia. La grandezza di ciò che è stato generato nasce soprattutto dalla visione del messaggio da trasmettere che ognuno dei giocatori NBA ha sposato.

Inoltre, è ammirevole la partecipazione di Marco Belinelli. Seppur la nazionalità italiana possa sembrare un fattore decisivo per la sua presa di parte all’incontro con Papa Francesco, va menzionato l’impegno di ogni giocatore non americano nel prendere posizione ad una univoca manifestazione di un pensiero comune che non direttamente li riguarda, ma che ha una valenza universale.

La lega ha tenuto l’organizzazione dell’incontro in Vaticano con esemplare riservatezza e discrezione. I giocatori NBA protagonisti ne parleranno solo una volta rientrati negli Stati Uniti. È una svolta epocale. Da tempo si testimoniano gesti che spingono lo sport a oltrepassare i propri confini e penetrare ancor più vigorosamente nella società. Le finalità non sono più meramente ludiche. Lo sport si sta rivelando un mezzo ampiamente efficace per veicolare messaggi di giustizia sociale. La dirompenza delle azioni è stata di una portata talmente importante che ha scosso l’interesse di una delle istituzioni più potenti al mondo.

Il futuro della lotta sociale per la NBA

Una singola lega sportiva professionistica è riuscita ad unirsi e fare coesistere il proseguo della stagione con una lotta politica e sociale che ha pochi eguali nella storia americana. L’accesso al voto ha maggiormente generato un cambiamento nella comunità americana. Per questo risultato, va doverosamente riconosciuto il merito della NBA. Detto ciò, gli avvenimenti degli ultimi mesi hanno donato potente consapevolezza sulla contagiosa influenza che lo sport può diffondere come amplificatore di messaggi positivi. I giocatori NBA sono stati dei pionieri. Come lo furono tanti altri atleti nelle prime epocali lotte per l’uguaglianza civile e sociale condotte per mezzo del palcoscenico sportivo. Questo incontro in Vaticano, di fronte a Papa Francesco, è la pietra miliare delle ricompense per il lavoro svolto.

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