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Around the Garden: il mondo Celtics è tornato rotondo

di Nicola Bogani

Il training camp sta andando velocemente in archivio, e per i Celtics c’è tutta l’aria di essere l’alba di una nuova era, soprattutto dopo la fine tempestosa della passata stagione.

A prescindere dai risultati, quattro vittorie su quattro sfide (Charlotte, Orlando e Cleveland) che lasciano il tempo che trovano, l’energia che si è respirata durante queste settimane lascia ottime sensazioni su tutto l’ambiente, un passo indietro fatto in estate per farne a breve – si spera – due in avanti.

Gli ultimi rumori della tempesta in allontamento

Le nubi nere che oscuravano il mondo Celtics sembrano essersi allontanate del tutto con la partenza di Kyrie Irving e Al Horford e l’innesto in squadra di Kemba Walker, Enes Kanter ed un gruppo di promettenti rookie pieni di voglia di dimostrare le loro qualità.

Le ultime scorie che sono arrivate con le spiegazioni di Irving e Horford sul perché quest’estate abbiano deciso di abbandonare il progetto Celtics sono scivolate via senza lasciare traccia di polemiche nell’ambiente biancoverde.

Kyrie si è di fatto scusato, addossandosi le colpe maggiori per il suo fallimento come leader di un gruppo giovane. La morte del nonno lo scorso novembre, la causa (scusa?) che lo ha portato ad una crisi esistenziale, motivo principale del suo malessere a Boston. Da qui la sua decisione di tornare a casa e lanciarsi in una nuova avventura.

Il tutto spiegato in tipico stile Kyrie, dove per capire bisogna soprattutto interpretare.

Anche le parole di Al Horford, che a mio modesto parere sarà rimpianto da queste parti più dell’ex numero 11, sono abbastanza criptiche, e se si vuole con poco senso logico. “Big Al” fa sapere che la decisione di abbandonare Boston non è stata facile, e se forse avesse saputo prima dell’arrivo di Kemba Walker oggi sarebbe ancora un giocatore della franchigia più titolata della NBA.

Invece l’incertezza della scorsa estate, legata sia al ricordo della stagione precedente, in cui quel gruppo aveva mostrato problemi di coesistenza, sia la nuova proposta economico-sportiva molto allettante dei Sixers hanno fatto si che il centro caraibico cambiasse casacca.

Restano dichiarazioni abbastanza di facciata considerando che l’arrivo di Walker ai Celtics era già dato per certo ancor prima dell’apertura della free agency.

Come pero tende a sottolineare Horford, inutile guardarsi indietro ed è infatti ciò che tutto lo staff dei Celtics sta facendo dal giorno numero 1 del training camp. Nessuna risposta o polemica si è levata nei confronti dei due grandi ex, i Celtics sono proiettati nel loro futuro e non vogliono distrazioni.

I nuovi dogmi di coach Stevens

Il coach dei Boston Celtics è stato chiaro: in questa stagione si ripartirà da nuovi dogmi che dovranno essere chiari da subito ed accettati da tutti.

La squadra sarà incentrata su cinque giocatori imprescindibili: Kemba Walker, Marcus Smart, Jaylen Brown, Jayson Tatum,Gordon Hayward che ovviamente non saranno il quintetto titolare – e questo conta poco – ma saranno il centro del nuovo progetto, mentre il resto della squadra dovrà farsi trovare pronta quando sarà chiamato il loro numero.

Quintetto che dovrebbe partire “piccolo”, con Daniel Theis che nel ruolo di centro è ritenuto più pronto e utile per caratteristiche a sostituire Al Horford. Theis quindi preferito ad un acerbo Robert Williams ed al francese Vincent Poirier, non ancora pronto a ruoli da titolare.

Dalle prime uscite si è subito visto il tentativo di aiutarsi e cercarsi, anche nelle difficoltà di procedere di squadra e mai con il singolo davanti al gruppo.

Danno risalto a tutto ciò le parole del nuovo arrivato Walker, che si augura di vedere i numeri della sua “usage percentagediminuire rispetto ai tempi degli Charlotte Hornets, dopo che nei due anni precedenti era stato tra i top ten della lega in questa particolare statistica. Un messaggio per far capire a tutti come il gruppo debba venire prima del singolo.

Marcus Smart, almeno all’inizio, dovrebbe esser messo alla guida della panchina insieme a Enes Kenter e Brad Wanamaker, gli unici con abbastanza esperienza da guidare la “banda di ragazzini” che scalpitano per trovare spazio alla loro prima stagione da professionisti. Su tutti, Carsen Edward e Grant Williams, che appaiono i più pronti di questa ottima nidiata di rookie.

Ai due lunghi già citati in competizione con Theis, si aggiungono Romeo Langford, Semi Ojeleye e Javonte Green. Giocatori forse uno step indietro agli altri, ma che cercheranno di rendersi utili o di mettersi in mostra quando sarà data loro una possibilità.

 

I two-tay contract sotto la lente d’ingrandimento dei Celtics

Mai come quest’anno i due two-way contract dei Celtics sono sotto osservazione di tutto l’ambiente. All’hype portato dalla firma di Tacko Fall si aggiunge l’interesse per Tremont Waters, ottima combo guard che ha ben impressionato sia in Summer League che in questo training camp.

I due giocatori avranno 45 giorni da spendere nel roster principale ed una intera stagione a disposizione nei Maine Red Claws (appena acquistati dai Celtics) per dimostrare di potersi ritagliare uno spazio più importante in carriera, ai Celtics o altrove

Entrambi lasciano intravedere di avere ampi margini di crescita e sono entrati subito nel cuore dei tifosi, Tacko Fall soprattutto in modo tanto dirompente da essere acclamato e richiesto a gran voce non solo dai nostri tifosi: i suoi quasi 230cm in una NBA sempre più piccola e veloce affascinano tutti, forse più del dovuto.

I “Jays ago” della bilancia di questa stagione

Tra i tanti punti di interesse sicuramente ci sono Jaylen Brown e Jason Tatum, che dopo una stagione difficile devono tornare su di un sentiero che sembrava scritto solo 12 mesi fa. Per motivi diversi i due ragazzi si sono fermati bruscamente nel loro percorso di crescita.

Jayson Tatum cercherà di togliersi di dosso l’ombra dei sui workout con Kobe Bryant, che lo scorso anno lo seguiva ad ogni prestazione negativa. Tatum sembra oggi deciso a ricorrere il meno possibile ai famigerati “long-two”, tiri che abbassavano l’efficienza in campo del prodotto di Duke

Jaylen Brown sembra invece voler partire forte, proprio il contrario di quello che accadde un anno fa, quando dopo un’estate da girovago tornò in palestra poco pronto a tuffarsi nella stagione regolare. Durante la off-season, Brown ha lavorato come un matto sui suoi cronici difetti che lo rendevano più prevedibile, soprattutto in penetrazione.

Sforzo premiato con un nuovo contratto che lo legherà ai Celtics per i prossimi 4 anni. Un contratto importante 114 milioni di dollari complessivi, anche se con una formula fatta da soldi garantiti (103 milioni), ed altri sotto forma di bonus abbordabili (4 milioni) ed infine come premi per obiettivi più difficili da ottenere (8 milioni). Tanti soldi, che pero sgravano i Celtics da tanti rumors che potrebbero minare la tranquillità del gruppo, esattamente come accadde lo scorso anno, e anche da decisioni da prendere la prossima estate.

Si parte mercoledì notte in quel di Philadelphia, per una sfida che sembra già in salita ma piena di gusto.

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