6. Atlanta Hawks
Scelte: 6° primo giro, 20° secondo giro (50° assoluta)
La situazione a roster: Gli Atlanta Hawks sono ormai al quarto anni di rebuilding completo, ed è ora di avviarsi verso la conclusione. Il giocatore più importante è senza dubbio Trae Young, quinta scelta del draft 2018. che nonostante le sue dimensioni è riuscito a stupire e conquistare i cuori di tutta la Georgia (e non solo). Intorno a lui tanti altri giovani di talento (chi più e chi meno) e buona prospettiva. I lunghi di maggior spicco sono Clint Capela (arrivato durante la scorsa trade deadline dai Rockets) e l’ex Wake Forest John Collins (scelto al primo round del 2017). Mentre a chiudere il reparto centri/ali grandi ci sono il veterano Dewayne Dedmon e l’angolano Bruno Fernando (grezzo, ma interessante). Tra le ali troviamo altri due giocatori chiamati all’ultimo draft, e che più di tutti sono a rischio trade, come Cam Reddish (nona scelta assoluta del draft 2018) e DeAndre Hunter (quinta scelta assoluta del draft 2019). Nel parco guardie, oltre all’ex Oklahoma Sooners, troviamo Kevin Huerter e Brandon Goodwin.
Tra i free agent si potrebbe pensare a rinnovare Jeff Teague (con un contratto a cifre nettamente più basse) per fare da chioccia ai giovani e uno dei due tra Skal Labissiere e Damian Jones. Male non hanno fatto neanche Treveon Graham e DeAndre’ Bembry, che un contratto da qualche parte lo strapperanno. Giusta una menzione a Vince Carter che dopo 21 stagioni ha deciso di ritirarsi dal basket giocato.
Su quali giocatori punteranno? Tanti rumors danno Atlanta interessata a fare trade down (sembra si stia trattando con i T’Wolves per uno scambio con la 17) o proprio a cedere la propria scelta al primo round senza averne un’altra in cambio, ma per un giocatore che gli faccia fare il salto di qualità. Se scelta numero 6 sarà, Tyrese Haliburton è il giocatore. Sicuramente qualcuno sta pensando: che ci fanno gli Hawks con Haliburton se hanno già Young? Primo, perché se non hanno un obiettivo chiaro per la scelta, spesso le squadre NBA puntano sul giocatore con maggior talento a disposizione, e visto che i primi cinque sembrano scritti, l’ex Iowa State sembra il migliore. Secondo, perché i ruoli più deficitari nel roster sono quello di shooting guard, e oltre a Edwards che non uscirà dalla top 3 non ci sono altre guardie valide per la lottery. Deni Avdija dovrebbe uscire prima e l’altro giocatore di spicco è Isaac Okoro, ma che agli Hawks non vedrei bene. Haliburton potrebbe iniziare da backup di Young, ma nel corso della stagione passare a giocare con Young nel backcourt (soprattutto se Huerter non dovesse convincere in quintetto). Haliburton ha gioco complementare a quello del numero 11 degli Hawks in attacco, sa muoversi bene ed essere pericoloso anche senza palla, ma è fisicamente più strutturato ed è un eccellente difensore e potrebbe coprire le lacune del compagno nella loro metà campo. Nella sua seconda e ultima stagione al college ha chiuso con 15.2 punti, 5.9 rimbalzi, 6.5 assist, 0.7 stoppate e 2.5 rubate, il tutto tirando con un ottimo 41.9% da oltre l’arco (per 5.6 tentativi a gara) e il 50.4% dal campo. Altre possibilità sono sperare che Bulls e Cavs passino Deni Avdija, oppure provare a puntare su Killian Hayes (che si accoppia decisamente peggio con Young e Huerter).

Con la numero 50 gli Hawks potrebbe chiamare Mamadi Diakite. Dopo quattro stagioni a Virginia è arrivato il momento di tentare fortuna al draft anche per l’ala grande guineana. Diakite ha disputato tre modeste stagioni (ma con titolo NCAA con i Cavaliers del trio di guardie Hunter, Guy e Jerome). L’anno scorso, diventato stella della squadra, è definitivamente esploso nei numeri e nelle prestazioni ma non ha potuto difendere il titolo vinto l’anno prima (per via la cancellazione del grande Ballo di marzo causa pandemia). Qualche esperto lo da undrafted, ma io credo che ad Atlanta un lungo così (da usare come riserva di Collins) possa servire. Mamadi può giocare sia da 4 che da 5, sa spaziarsi sul perimetro e aprire il campo (lasciando così il pitturato a centri più statici come Capela o Dedmond). Nell’ultima stagione al college ha chiuso con 13.7 punti 6.7 rimbalzi, 1.3 stoppate. Le alternative una scommessa come Paul Eboua, oppure un giocatore più solido e già pronto come Lamine Diane (in uscita da Cal State Northridge).
7. Cleveland Cavaliers
Scelte: 5° primo giro
La situazione a roster: Non siamo a livello Knicks, ma le ultime decisioni prese dalla franchigia dell’Ohio le hanno capite solo loro. I Cavs hanno preso due point guard in due draft consecutivi (in top 7) come Collin Sexton e Darius Garland. Peccato che i due abbiano caratteristiche identiche e che non possano condividere neanche un minuto su un campo NBA (per carenza di fisicità, lacune difensive e necessità di avere il pallone in mano). Non hanno scambiato Thompson nell’ultima deadline, perdendolo così a zero, hanno riempito di soldi Kevin Love che non potrà mai essere un primo violino (e forse neanche il secondo), hanno preso Andre Drummond con una player option da 28 milioni. L’ex Pistons e Love occupano 60 milioni di dollari nel salary cap e volendo potrei continuare, ma non infierisco sui tifosi Cavs. L’unica buona mossa, anche se costata 4 seconde scelte, è stata Kevin Porter Jr con la trentesima scelta del draft 2019. Il resto del roster è composto da buoni role player come Larry Nance Jr., Dante Exum (quando sano), Cedi Osman e Alfonzo McKinnie e da giovani ancora tutti ancora da scoprire come Jordan Bell, Dean Wade e Dylan Windler.
Il centro croato Ante Zizic è tornato in Europa al Maccabi Tel-Aviv. Mentre Matthew Dellavedova e il sopracitato Tristan Thompson aspettano che qualche contender si faccia avanti per garantirgli un posto in rotazione.
Su quali giocatori punteranno? Visto l’intasamento nel reparto lunghi e tra le guardie, i Cavs dovrebbero utilizzare la quinta scelta assoluta per un’ala. La migliore scelta sarebbe Deni Avdija, ma finché i Bulls li precederanno nell’ordine di chiamata sarà dura portare l’israeliano a casa. Quindi Cleveland potrebbe puntare tutto su Obi Toppin. Dopo un primo anno buono, ma non eccezionale, in un college di minor spessore come Dayton, è esploso nella sua stagione da sophomore dominando le partite con il suo fisico, atletismo e il tiro da oltre l’arco (ha chiuso con il 39% con 2.6 tiri a partita). Portando a casa scalpi di college più prestigiosi come la Georgia di Edwards, Virginia Tech, Richmond, due volte VCU e portando all’OT Kansas e Colorado. Da freshman ha giocato di più come 3, mentre al secondo anno si è avvicinato di più al ferro, ma ha il primo passo e l’atletismo per tenere le ali piccole NBA. I numeri della scorsa regular season collegiale dicono 20 punti, 7.5 rimbalzi, 2.2 assist, 1.2 stoppate, il tutto con un impressionante 63.3% dal campo con 12.5 tentativi a match.
8. Chicago Bulls
Scelte: 4° primo giro, 14° secondo giro (44° assoluta)
La situazione a roster: I Chicago Bulls hanno cominciato la scorsa stagione con ambizioni di playoffs, ma i tanti infortuni, un coach inadeguato e la mancanza di un leader vero hanno portato “solo” la quarta pick assoluta al draft. Appena chiusa l’ennesima stagione deludente abbiamo assistito al cambio dell’intero front office. Fuori Forman, declassato Paxson, dentro Arturas Karnisovas come vice presidente e Marc Eversley come GM. Il cambio c’è stato anche in panchina dove Jim Boylen è stato sostituito con Billy Donovan. I Bulls hanno tre tre grandi problemi da risolvere. Il primo si chiamata Otto Porter Jr, il giocatore ex Wizards ha una folle player option da 28.5 milioni di dollari. Il secondo è la presenza di tanti giovani promettenti, forse troppi, ma nessuno con potenziale da primo violino. Di Zach LaVine abbiamo visto i limiti lo scorso anno, Lauri Markkanen e Wendell Carter Jr sono martoriati da infortuni che fino ad ora non gli hanno permesso di incidere, Coby White sembra poter essere un buon secondo/terzo, ma nulla più. Il terzo problema è la mancanza di un 3 che possa giocare da starter (e che magari sappia tirare decentemente da oltre l’arco), ma questo lo risolveremo nel prossimo paragrafo. Il roster è inoltre troppo pieno di point guard. Thomas Satoransky e Ryan Arcidiacono, mentre Kris Dunn sarà restricted free agent. Sotto contratto i Bulls hanno altri giovani come Chandler Hutchinson, Luke Kornet e Daniel Gafford (che fino all’infortunio aveva mostrato cose davvero interessanti). Mentre chiudono il roster i veterani Thaddeus Young, alla ricerca di una nuova destinazione, e Cristiano Felicio, che devo ancora capire come abbia fatto a meritarsi un rinnovo triennale da 8 milioni la scorsa estate.
Tra i free agent due sono i nomi con mercato: Kris Dunn e Denzel Valentine. Il primo ha giocato una stagione difensiva pazzesca, chiudendo con 2 palle rubate a match, solo Ben Simmons ha fatto meglio con 2.1. Il problema dell’ex T’Wolves è quando passa nell’altra metà campo. Sicuramente avrà molte richieste, anche da contender, e i Bulls potrebbe lasciarlo partire. Per quanto riguarda Valentine i problemi fisici non sembrano volerlo lasciare in pace e non riesce a trovare continuità. Ma è un giocatore molto pulito, intelligente e perimetrale. Anche lui strapperà sicuramente un contratto.
Su quali giocatori punteranno? Un’ala piccola di spessore. Con la chiamata numero 4 i Bulls dovrebbero trovare ancora disponibile Deni Avdija. L’ex Maccabi è da tanti già paragonato a Luka Doncic (più per legacy che per tipo o stile di gioco). Avdija è giocatore molto intelligente, con un discreto feeling con l’assist, un discreto tiro dalla distanza (su cui si può ancora lavorare tanto). Deni ha nel suo repertorio la capacità di rubare facilmente la palla e stoppare gli avversari. In fase difensiva può ancora migliore, ma non dovrebbe patire troppo il salto NBA. La scorsa stagione, dove ha giocato 26 match di Eurolega e 33 di campionato, ha tenuto una media di 9 punti, 4.7 rimbalzi, 2 assist, 0.7 rubate e 0.7 stoppate. Ovviamente numeri minori di molti prospetti che lo precedono, ma c’è una netta differenza tra giocare al college o nelle migliori leghe professionistiche europee.
Con la scelta numero 44 i Bulls potrebbero provare una scommessa, che se vincessero, sarebbe senza dubbio la steal of the draft. Killian Tillie. Il lungo francese è senza dubbio un prospetto da primo giro del draft. Però la sua propensione all’infortunio non convince né gli scout NBA, né gli addetti ai lavori che lo proiettano per la metà del secondo giro. L’ex Gonzaga, nonostante i tanti match saltati per problemi fisici, ha mostrato di capire il gioco come pochi ragazzi della sua età, gioco offensivo molto vario (può colpire da tre punti, penetrare o giocare in post con la stessa facilità) e ha una versatilità in difesa invidiabile. Nonostante le ultime due stagioni abbia raccolto 15 e 24 partire, Tillie è stato uno delle chiavi delle due belle stagioni dei Bulldogs, chiudendo l’anno da senior con 13.6 punti, 5 rimbalzi, 2 assist, 0.8 stoppate 1 rubata, tirando con il 40% da 3 (con quasi 4 tentativi a partita) e il 53.5% dal campo. Le alternative potrebbero essere due small forward con caratteristiche fisiche e atletiche per giocare anche power foward come Tyler Bey (in uscita da Colorado) e Jordan Nwora (in uscita da Louisville).
9. Charlotte Hornets
Scelte: 3° primo giro, 2° secondo giro (32 assoluta), 26° seconda giro (56° assoluta)
La situazione a roster: Dopo l’addio a Kemba Walker gli Hornets stanno ancora cercando una prima stella. In un momento di pazzia il front office aveva visto in Terry Rozier il volto della franchigia, consegnandogli un contratto da 13 milioni di dollari l’anno, ma presto hanno capito di aver preso un granchio. La squadra di coach James Borrego, negli ultimi tre anni, ha però raccolto diversi giovani di buone prospettive. I più promettenti sono senza dubbio P.J. Washington e Devonte’ Graham, giocatore esploso al secondo anno dopo un primo anno da rookie anonimo. Se raddrizzasse la testa, anche Malik Monk potrebbe diventare una delle colonne portanti del progetto Charlotte, così come Miles Bridges, in netta crescita dopo un primo anno con più bassi che alti. I gemelli Cody e Caleb Martin (ormai neanche troppo giovani) si stanno rivelando buoni role player, soprattutto Cody, mentre tutto ancora da scoprire è Jalen McDaniels. Infine troviamo i due veterani con i loro contrattoni: su Cody Zeller pende uno stipendio da 15 milioni per la prossima stagione, mentre Nicolas Batun non fa meglio con una comodissima player option da 27 milioni che sicuramente non si farà scappare.
Tra i giocatori in scadenza possibile la conferma per Dwayne Bacon, che ha dimostrato di avere punti nella mani in uscita dalla panchina, e Willy Hernangomez. Meno probabilità di rimanere per Bismack Biyombo, sicuramente non rivedrà mai più i 17 milioni presi la scorsa stagione.
Su quali giocatori punteranno? Gli Hornets hanno un solo obiettivo per il prossimo draft: James Wiseman. Il front office ha valutato la possibilità di trade up, ma considerando il molto interesse su Edwards e Ball potrebbero ritrovarsi il lungo in uscita dall’Università di Memphis anche alla 3. Wiseman ha disputato sole 3 partite al college prima di essere fermato per 25 partite, per via di indagini sul suo reclutamento, e poi non tornare più sul parquet coi Tigers. Wiseman è uno dei migliori atleti della classe, forse il migliore, ma cestisticamente deve crescere ancora molto e l’aver praticamente saltato il college lo pagherà almeno nella prima stagione. Quello degli Hornets è un progetto per il futuro e possono permettersi di aspettarlo. Non vi do le statistiche della sua ultima stagione, perché il campione è molto piccolo. Però i numeri dei tre match disputati sono da capogiro (di cui la sfida contro Oregon che ha chiuso al 14esimo posto nel ranking di Division I). Mai come in questo caso le alternative sono superflue, ma in caso Wiseman venisse scelto prima, gli Hornets prenderebbero LaMelo Ball o Anthony Edwards per cercare uno scambio tra i giovani appena chiamati (sacrificando qualche pick futura).
Con la seconda scelta del secondo round gli Hornets potrebbero chiamare Tyrell Terry. La squadra di Michael Jordan ha capito quasi subito che Rozier non poteva essere il futuro della franchigia e un altro anno deludente di Monk indebolirebbe il backcourt della squadra di coach Borrego. Per questo l’ex Stanford sarebbe l’uomo giusto per portare punti e sicurezza dalla panchina. Una sola stagione di college per Terry, in un buon ateneo, ma non di primissima fascia, è bastata comunque per stupire gli scout NBA. Nonostante si fermi a 190 cm di altezza, non è uno che si faccia battere facilmente in difesa e in attacco sfrutta l’atletismo e l’ampio repertorio di giocate offensive per sopperire alla fisicità. La scorsa stagione, Terry l’ha chiusa con 14.6 punti, 3.5 rimbalzi, 3.2 assist e 1.4 rubate, tirando con il 40.8% da 3, il 44.1% dal campo e l’89.1% ai liberi. Le alternative, Grant Riller (in uscita da Charleston) o Isaiah Joe (in uscita da Arkansas).
Per chiudere, Charlotte ha a disposizione la 26esima chiamata al secondo giro nel quale potrebbe arrivare un altro lungo come Nick Richards. Attualmente l’unico lungo in squadra è Cody Zeller (che oltretutto potrebbe partire sul mercato), quindi scegliere un backup porterebbe profondità in quello che è il reparto più sguarnito. Il lungo giamaicano, dopo 3 anni a Kentucky, ha deciso di fare il grande salto, nonostante all’università non sia mai riuscito a rispettare la aspettative. Nella stagione da junior i numeri e le prestazioni sono nettamente migliorate. Buon difensore, rim protector di livello, ottimo portatore di blocchi e con percentuale al ferro davvero elevata. Le sue statistiche nella scorsa annata dicono 14 punti, 7.8 rimbalzi e 2.1 stoppate col 64.4% dal campo. Le altre opzioni: cercare un altro lungo, anche se ne rimarranno pochi a fine draft, come Mamadi Diakite (Virginia), oppure pensare a rinforzare ancora il reparto guardie chiamando Mason Jones (in uscita da Arkansas).
10. Golden State Warriors
Scelte: 2° primo giro, 18° secondo giro (48° assoluta), 21° secondo giro (51° assoluta)
La situazione a roster: L’ultima stagione, per gli Warriors, sembra esser stata più un anno di transizione che la definitiva chiusura della dinastia. Quest’anno, Stephen Curry e Klay Thompson sono tornati dagli infortuni e ancora sotto contratto c’è anche la terza colonna Draymond Green. A fare da quarto violino per ora dovrebbe esserci Andrew Wiggins. L’ex T’Wolves è comunque sul mercato, anche se sarà difficile da scambiare visto il suo max contract. Dei tanti giovani che sono stati “provati” la scorsa stagione sicura la conferma di Eric Paschall, Jordan Poole e Ky Bowman, da vedere ancora il serbo Alen Smailagic, invece a rischio taglio Juan Toscano-Anderson, Mychal Mulder e Marquese Chriss. L’unico giocatore in scadenza è Damion Lee (RFA), di fatto gli Warriors hanno il roster quasi completo, anche perché Curry, Thompson, Green e Wiggins occupano l’87.5% dell’intero salary cap.
Su quali giocatori punteranno? La prima chiamata al draft a disposizione dei Golden State Warriors è sul mercato, perché la squadra di San Francisco vuole vincere subito. Con la situazione strana e delicata che sta vivendo la NBA, gli Warriors potrebbero però sfruttare la chiamata e aspettare la free agency per mettere su una trade. Al draft questo significa scegliere James Wiseman, che sicuramente potrebbero girare agli Hornets (Zeller è una scelta futura?). Visto il tanto hype intorno a LaMelo Ball, Bob Myers potrebbe cedere. Anche per Ball sono poche le presenza nella scorsa stagione (lui per motivi di infortunio). Il ragazzo californiano aveva già convinto tutti ai tempi del college e nei 12 match giocati in Australia ha decisamente impressionato. Nella NBL LaMelo ha chiuso con 17 punti, 7.6 rimbalzi, 6.8 assist e 1.6 rubate. Le quotazioni di Ball Jr. potrebbero scendere perché non sembra non aver impressionato nei colloqui pre-draft, ma ci sono ancora molte squadre convinte che sia lui il miglior giocatore del draft. Se i T’Wolves facessero la follia di passare Edwards, l’ex Georgia diventerebbe ovviamente il miglior giocatore.
Al secondo giro la squadra di Steve Kerr ha due scelte molto ravvicinate. Per la 18esima ci sono due profili, molto diversi tra loro, ma molto interessanti. Il primo è l’ala sophomore Lamine Diane, due volte Big West Player of the Year, in due anni di college. L’ex CSU Northridge è un giocatore molto fisico e atletico, il quale sfrutta bene le sue abilità per produrre in attacco. Diane ha chiuso entrambe le sue stagioni in doppia doppia di media (24.8 punti, 11.2 rimbalzi, 2.2 stoppate e 1.5 rubate da freshman, mentre l’anno successivo lo ha chiuso a 25.6 punti, 10.2 rimbalzi, 2 stoppate e 1.7 rubate). Giocatore difensivamente molto arcigno e solido, ma ha due gravi carenze in attacco: il tiro da 3 e la percentuale in lunetta (66.3% su 9.4 tentativi a partita la scorsa stagione). L’altro nome è Mason Jones, anche per la guardia di Arkansas due anni al college molto solidi, completi e da scorer puro. Jones è il classico giocatore a cui affidarsi nei momenti di maggiore confusione per ritrovare sicurezza. Potrebbe diventare un giocatore chiave della second unit. L’anno scorso ha chiuso con 22 punti, 5.5 rimbalzi, 3.4 assist e 1.6 rubate, tirando meglio e più di Diane da oltre l’arco.
Con la 21esima chiamata del secondo round gli Warriors potrebbe pensare a una point guard, visto che l’unico giocatore di ricambio per Curry è Bowman, oppure un lungo visto il fallimento dell’esperimento Chriss. Anche qui abbiamo due nomi: la point guard Immanuel Quickley e l’ala grande Reggie Perry. L’ex Kentucky può ricoprire entrambi i ruoli del backcourt ed è uno migliori tiratori dall’arco della classe. Gli Warriors apprezzano le guardie con uno stile di gioco come quello di Quickley e con le sue percentuali (l’anno scorso a chiuso con il 42.8% da 3 punti e il 92.3% ai liberi), sicuramente deve migliore nelle penetrazioni. La guardia ex Wildcats ha chiuso la stagione con 16.1 punti, 4.2 rimbalzi e 2 assist. Perry potrebbe tornare utile come vice Green (così da poter impiegare Paschall da ala piccola), è un giocatore fisicamente dominante, che nonostante i suoi 208 cm può giocare anche da centro senza subire la differenza di centimetri. L’ex Mississipi State è un marcatore di livello, rimbalzista molto intelligente e che sa spaziarsi sul perimetro. Le sue statistiche da sophomore parlano di 17.4 punti, 10.1 rimbalzi, 2.3 assist e 1.2 stoppate a gara, tirando con il 50% dal campo e il 32.4% da oltre l’arco.
11. Minnesota Timberwolves
Scelte: 1° primo giro, 17° primo giro, 3° secondo giro (33° assoluta)
La situazione a roster: Dopo 4 anni i T’Wolves si sono convinti che la coppia Wiggins-Towns non potesse portare da nessuna parte, e hanno scambiato il canadese con Golden State per D’Angelo Russell. L’idea della è quella di costruire una squadra intorno al dominicano e all’ex Warriors, ma ora come ora intorno c’è molto poco. I miglior giocatori di contorno sono Josh Okogie, Jarrett Culver (che però non convince ed è stato messo sul mercato) e Naz Reid, che però non può essere niente di più che la riserva di Towns. Tra i giovani, sotto contratto anche Jacob Evans e Omari Spellman, sempre arrivati nello scambio Russell, che però faticano anche a stare nella second unit, mentre Jarred Vanderbilt e Jaylen Nowell hanno avuto davvero poco spazio. In chiusura i veterani sono Jake Layman e James Johnson (con la sua player option da 15 milioni dollari).
La free agency per la franchigia di Minneapolis sarà fondamentale visto i tanti giocatori importanti in scadenza. Uno su tutti Malik Beasley. Problemi con la legge in estate, ma per questi T’Wolves una guardia come lui è oro. In seconda battuta importante rinnovare Juan Hernangomez, lo spagnolo è un ottimo compagno di reparto per Towns e un giocatore versatile. Infine, a cifre drasticamente più basse, si potrebbe pensare a offrire un nuovo contratto a Evan Turner, giocatore di esperienza e intelligenza cestistica non indifferente.
Su quali giocatori punteranno? C’è chi sostiene che il miglior giocatore della classe sia Ball, ma secondo me sarebbe un grave errore passare Anthony Edwards con la prima scelta assoluta. Mentre LaMelo è un giocatore molto simile a Russell e non potrebbero mai condividere il campo, l’ex Georgia sarebbe un ottimo innesto. Con un quintetto Russell-Edwards-Culver-Hernangomez-Towns e con Beasley sesto uomo Minnesota inizierebbe a essere una squadra molto interessante (non dimenticando che i T’Wolves hanno anche la 17esima scelta assoluta a questo draft). Edwards è una guardia che può giocare anche da 3. L’ex Bulldogs è un tiratore eccellente, atleta di gran livello e un one man show. Non il giocatore più altruista del draft, ma ha mostrato di avere una discreta propensione all’assist (da considerare anche basso livello del college in cui ha giocato, Georgia). Anthony Edwards ha chiuso la stagione con una media di 19.1 punti, 5.2 rimbalzi, 2.8 assist e 1.3 rubate. Le percentuali non sono proprio tra le più esaltanti, frutto però anche del livello dei suoi Bulldogs.
I Timberwolves sono una delle tre squadre ( Knicks e Celtics le altre) che possono vantare due chiamate al primo giro. Gli ultimi rumors parlano di un interesse di Minnie per un’altra pick in top 10 dando in cambio la 17esima scelta e Culver. Qui per i T’Wolves si aprono due scuole di pensiero. Quella che a me convince di più è buttarsi su Precious Achiuwa. Il pupillo di Penny Hardaway è un giocatore un ancora grezzo, ma ha il talento e le qualità per imporsi nella NBA. Dopo essere calato (dalla top 10 a metà primo giro) le ultime proiezioni lo danno nuovamente in lottery, ma se dovesse essere disponibile per coach Ryan Saunders sarebbe un giocatore importante. Achiuwa ha iniziato la stagione da 4 (con Wiseman), ma ben presto è stato spostato sotto canestro per la squalifica del compagno. Il lungo nigeriano ho mostrato di saper giocare e dominare sotto entrambi i canestri, ha un’apertura di braccia di 2.2 metri e gioco perimetrale. Nel suo unico anno a Memphis, Achiuwa ha chiuso con 15.8 punti, 10.8 punti, 1.9 stoppate, 1.1 rubate, tirando con il 32.5% da 3 e il 49.3% dal campo. L’altra opzione sarebbe rinfoltire il reparto lunghi con la seconda scelta e trovare sul mercato un’ala piccola. A metà secondo giro (se gli dice bene) potrebbero trovare un giocatore esplosivo come Saddiq Bey (Villanova), oppure accontentarsi di un 3&D solido come Josh Green (in uscita da Arizona).
Con l’ultima scelta a disposizione della squadra di Minneapolis, la terza del secondo giro, ripropongo un’ala grande anche per questa: Paul Reed. Altro lungo molto fisico e versatile, può giocare sia da 4 che da 5 in un quintetto piccolo e sa aprire il campo. In più è in possesso di un buon senso della posizione per i tagliafuori e per i rimbalzi (anche se la stazza non è quella del centro puro), difensivamente può scalare su 3 posizioni. Le sue statistiche, nel suo anno da junior, dicono 15.1 punti, 10.7 rimbalzi, 2.6 stoppate e 1.9 rubate, tirando con il 51.6% dal campo e il 30.8% da oltre l’arco. Le alternative potrebbero essere o un lungo molto simile, ma più tiratore come Killian Tillie o un’ala come Cassius Stanley.

