Quello tra Jahlil Okafor e i Philadelphia 76ers è un amore mai sbocciato. Sin dal giorno in cui è stato scelto si è parlato di una trade, persone vicine a Sam Hinkie hanno riportato la volontà di scegliere Kristaps Porzingis e non il prodotto da Duke salvo poi chiamarlo per ragioni meno attinenti al solo basket giocato. Okafor non doveva far parte del ‘Process’ e adesso che se ne è liberato può dimostrare quello che vale a Brooklyn…sì, ma cosa vale?
Partiamo dagli aspetti positivi del suo gioco. E’ un fenomenale attaccante in post, sa passare decentemente la palla anche se uscito dal college si pensava potesse essere decisamente migliore come passatore dal post; è inoltre un giocatore che assicura un rapporto punti-minuti più che buono.
Gli aspetti negativi mostrati in NBA sono decisamente maggiori. Non difende per niente, è un pessimo rimbalzista considerando la sua stazza, il posizionamento e la pigrizia fanno da padroni a rimbalzo; come già detto lo si era sopravvalutato come passatore, è una testa calda, non tira da oltre l’arco ed è un ball movement killer. Quando la palla va da lui in post, il resto dei giocatori in campo può anche tornare in difesa, il 95% delle volte l’azione terminerà con un suo tiro. Nel basket moderno questo ammazza il movimento della palla e chiude le possibilità di costruire tiri ad alta percentuale possibilmente da 3 punti. Fortunatamente ha solo 21 anni e ai Nets trova uno staff tecnico, capeggiato da coach Kenny Atkinson, in grado di lavorare molto bene sui singoli. A sua parziale discolpa, è stato catapultato in un contesto unico come quello dei Sixers e nella stagione (quella attuale) dove finalmente Philadelphia fa vedere il suo potenziale lui non ha praticamente messo piede in campo. Insomma, non è facile dare il meglio in un contesto perdente come quello dei due anni passati.
Spalle a canestro Jahlil Okafor dà il meglio di sé.
La trade che ha portato Jahlil Okafor nella Grande Mela ha portato in dote anche Nik Stauskas ed una second-round pick in cambio di Trevor Booker. Stauskas è un tiratore dal 34% da 3 che lo scorso anno ha fatto bene e potrà dare qualcosa in più dalla panchina. Su una seconda scelta non si sputa. Come le definisce John Gonzalez: “Le second-round pick sono delle freccette tirate da molto lontano, la maggior parte delle volte non vai a bersaglio, ma altre volte si colpisce il bersaglio e altre ancora si fa un gran punteggio.” Trevor Booker è un lungo esperto che potrà dividersi i minuti con Amir Johnson per far rifiatare chi gioca di più e porta ai 76ers l’esperienza maturata in 7 anni di NBA che non fa male per una squadra giovane. Può quindi essere considerata una win-win trade, anche se in molti avrebbero preferito il taglio di Okafor per non privarsi di una scelta (come avrebbe voluto Hinkie probabilmente). Ora sta a Booker dimostrarsi utile al Process per non dar adito a questa corrente di pensiero.
Brooklyn ha a disposizione la seconda e la terza scelta del draft 2015, manca giusto Mario Hezonja e poi è en plein per quanto riguarda le delusioni della top 5 di quel draft. Il contesto dei Nets per certi versi è quello ideale, ma per altri è pessimo. Ideale perché ha possibilità di giocare, sbagliare e migliorare. Pessimo perché lo stile di gioco di Atkinson non sembra molto compatibile con Okafor e in più se dovesse fallire quella di Brooklyn non sarebbe la sua seconda chance, ma la sua ultima chance in NBA. D-Lo, Jeremy Lin, Alan Crabbe, DeMarre Carroll e Zeller/Mozgov con sesto uomo Okafor in stile Enes Kanter ad OKC, sulla carta sarebbe tutt’altro che brutta come prospettiva.
L’operazione dei Nets contempla un rischio calcolato e in caso dovesse funzionare sarebbe un gran colpo. Le possibilità di vedere Jahlil Okafor giocare al livello di Karl-Anthony Towns e Kristaps Porzingis (tanto per nominare altre due scelte top 5 del 2015) sono quasi pari a zero. Invece vederlo ritagliarsi il ruolo di chi entra e fa tanti punti dalla panchina è una prospettiva più che plausibile. A onor del vero c’è anche la possibilità di vederlo fallire completamente e nel giro di un paio d’anni ritrovarselo ai margini della NBA o in G-League o come backup di un centro in una Valencia o similare. Non è impossibile.
La scelta di diventare vegano lo ha aiutato a perdere circa 10 kg in estate, chissà se lo aiuterà a ritrovare il gioco che gli ha fatto vincere un titolo NCAA a Duke e che gli aveva fatto registrare 17.5 punti, 7 rimbalzi, 1.2 stoppate nei 30 minuti di media nella sua stagione da rookie. “Free Jahlil Okafor” era diventato ormai un motto ripetuto allo sfinimento fino ad arrivare al giorno della trade, ora è finalmente libero di riscattarsi.


