L’altalenante quanto inaspettata partenza degli Houston Rockets mette in evidenza varie problematiche interne che necessitano una risoluzione, sia sul piano tattico che a livello motivazionale. La franchigia texana, che ad inizio stagione era stata considerata come la prima forza ad ovest in grado di poter impensierire i ragazzi della Baia, ha registrato un record negativo dopo le prime 11 partite. Quattro vittorie e sette sconfitte non era infatti un avvio facilmente pronosticabile ad inizio ottobre. Tanto più se si tratta della squadra con il miglior record del 2017/18 (65-17). Risulta dunque lapalissiano che D’Antoni ed il suo staff debbano prendere provvedimenti affinché il team possa competere al livello che Space City merita. Cosa è andato storto in queste prime tre settimane? Di quali accorgimenti si stanno preoccupando giocatori ed allenatore durante questo percorso tortuoso?

Il primo violino di questi Houston Rockets: James Harden
Per svelare l’arcano occorre scavare in fondo, al fine di arrivare all’origine dei dilemmi che stanno sfibrando il team di Bayou City. Il management di Houston ha dovuto mescolare le carte quest’estate per poter mantenere i pezzi pregiati dello scacchiere. La franchigia texana ha fatto di tutto per poter trattenere coloro che erano risultati decisivi nella passata stagione al raggiungimento degli ottimi traguardi. Chris Paul e Clint Capela hanno dunque rifirmato a cifre non irrilevanti. In tal modo, restringendosi il cap disponibile, lo spazio per altri generosi contratti è divenuto pressoché nullo. Ed è così che non si sono potute esaudire le richieste di Trevor Ariza in scadenza di contratto.
Era ben risaputo che la partenza dell’ala attualmente in forza ai Phoenix Suns, così come quella di Luc Mbah a Moute, avrebbero potuto lasciare buchi difensivi nella corazzata guidata da D’Antoni. Da 106.1 di defensive rating, i Rockets sono passati a ben 108.9. Proprio per questo motivo, la scorsa settimana, il guru difensivo Jeff Bzdelik è stato richiamato alla corte di D’Antoni. Guardando la situazione nel complesso, tuttavia, Houston è scalata di sole quattro posizioni nella classifica attuale tra le migliori difese (da sesti a decimi), per via dell’incremento generale dei punti messi a segno da quasi tutti i team nella Lega. E’ proprio sotto questo aspetto che gli Houston Rockets stanno andando incontro ad una decrescita vertiginosa. Da primi per offensive rating e secondi per punti segnati nella stagione 2017/18, Clutch City è adesso il quarto peggior attacco della Lega con 102.8 PPG.
Per ben 4 volte Houston ha messo a tabellino meno di 90 punti. L’head coach italo americano è il primo a non apprezzare ciò che i suoi ragazzi stanno esprimendo in campo offensivamente definendolo uno “schifo” e al di sotto delle sue reali potenzialità. Anche James Harden e Chris Paul sono di identiche vedute a riguardo, ed essendo i diretti interessati i due leader dello spogliatoio non possono mancare le autocritiche. La media punti (16.3) e le percentuali dal campo di quest’ultimo (38,5% totale, 29,4% da 3 punti) sono inammissibilmente al di sotto delle sue reali capacità.

Chris Paul, complice di questo zoppicante inizio
Lo stesso dicasi per Carmelo Anthony, il quale recentemente ha avuto modo di discutere con la dirigenza il suo ruolo all’interno del team. In alcuni match il nuovo innesto in casa Rockets sembra trovarsi a suo agio nell’attacco di D’Antoni, potendo dare il suo contributo nel secondo quintetto con isolamenti efficaci e conclusioni fuori dall’arco di buona fattura. Ma ciò si è verificato in solamente 1/3 delle partite disputate dall’ala ex OKC questa stagione. Proprio nel match contro il suo recente passato, Melo sembra essere stato abbattuto dai suoi vecchi fantasmi, concludendo l’incontro con un misero canestro messo a segno su ben 11 conclusioni (0-6 nelle conclusioni da tre punti). Vari opinionisti e giornalisti statunitensi stanno mettendo in discussione la scelta del GM Daryl Money di aver portato il numero 7 a Space City quest’estate. “Date un’occhiata al loro roster. Melo non c’entra niente con quel contesto”, ha affermato recentemente Jason Terry a riguardo. Ancora più pesanti le parole di Richard Jefferson, il quale pensa che Hoodie Melo dovrebbe iniziare il suo “tour d’addio”.
I mattoni di Carmelo al Chesapeake Energy Arena
L’involuzione offensiva di questi Houston Rockets è una malattia affettiva che si sta propagando fino a coinvolgere ogni singolo scorer all’interno del team. Anche Eric Gordon è stato difatti contaminato. La guardia nativa di Indianapolis nelle 7 partite giocate fino ad adesso ha provato la conclusione mediamente 17 volte (3 in più rispetto alla passata stagione). Da un 42,8% è passato ad un modesto 33,3% dal campo (23,2% da oltre l’arco).
A prescindere dalle prestazioni dei singoli, complessivamente i biancorossi stanno andando incontro ad una flessione convulsa nelle percentuali dal campo. Nonostante gli schemi offensivi dei Rockets siano rimasti sostanzialmente invariati sotto il credo dantoniano del 7 second or less, Houston è passata da un 36,2% nelle conclusioni oltre dall’arco, ad un esiguo 31,7% (terzo team peggiore della Lega). Il Barba & co. sono inoltre il team meno preciso della Lega in assoluto (41,3% di FG%). Chris Paul si è recentemente addossato parte delle colpe ai microfoni di ESPN. La point guard ex Clippers sa che può e deve giocare meglio e che il suo team ne può risentire positivamente in tal senso.
Questi fattori tendono ad influenzare negativamente l’umore all’interno dello spogliatoio. L’armata di D’Antoni ha da sempre potuto vantare un gioco divertente e concreto che trovava la propria sintesi nella pioggia di triple che sera dopo sera metteva a segno per annichilire i diretti avversari. La Houston che si è vista la passata stagione è tuttavia solo una lontana parente della squadra di quella che stiamo avendo modo di contemplare quest’anno. “Dobbiamo iniziare ad imporre la nostra volontà e la nostra andatura”, ha detto il coach Mike D’Antoni, aggiungendo che “molto dipende dalle nostre energie mentali”.
Per poter veramente ribaltare la situazione attuale il Barba e compagni dovranno dunque necessariamente concentrarsi di più e far tesoro dei molteplici errori che stanno commettendo in questo avvio di stagione. La tenuta mentale è la chiave per riuscire a compiere questo passo decisivo. Uscendo da questo purgatorio, gli Houston Rockets potranno alla fine guardarsi indietro e affermare che tutto ciò gli sarebbe solamente servito per trovare la spinta giusta per poter aspirare in grande.

