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I dieci giocatori inconsistenti in questo avvio di stagione

di Giovanni Rinaldi

Con il primo quarto di regular season NBA quasi raggiunto si possono iniziare a dare dei pareri, seppur affrettati probabilmente viste le restanti sessanta partite in programma, in base a conferme, sorprese, pronostici stravolti e protagonisti. Non è una novità che ad inizio stagione molte franchigie abbiano viaggiato sui ritmi di un hype molto pronunciato e poi, prontamente sgonfiatosi dopo la prima carenza di risultati o dopo aver sbattuto il muso contro la dura realtà, e viceversa il contrario (come ad esempio lo straordinario inizio di stagione dei Detroit Pistons e degli Orlando Magic). Di conseguenza ci sono giocatori che, consapevoli di poter iniziare una grande stagione hanno cominciato ad essere inconsistenti, vuoi per una carenza di risultati, vuoi per una serata storta al tiro, hanno cominciato una parabola discendente verso il declino e l’anonimato stagionale. Ecco dunque una lista di dieci giocatori che son partiti con grandi aspettative e che adesso dopo nemmeno un mese di regular season vengono considerati inconcludenti rispetto le aspettative.

 

DANILO GALLINARI

Danilo-Gallinari-Los-Angeles-Clippers

Danilo Gallinari.

Nuovo anno sportivo, nuova franchigia per il giocatore italiano. Dopo le stagioni ai New York Knicks e ai Denver Nuggets quest’estate Gallinari ha firmato un contratto triennale da 65 milioni di dollari con i Los Angeles Clippers. Complice un infortunio alla mano prima e un altro stop fisico ora, i suoi Clippers dopo un inizio convincente navigano nei bassifondi della lega. Prima dell’infortunio Danilo Gallinari in 32 minuti di utilizzo medio a partita ha viaggiato a 12.8 punti, 4.6 rimbalzi e 3 assist a partita. Decisamente poco per il super contratto che ha firmato nella free agency. Vedremo dopo l’infortunio se riprenderà o meno i vecchi fasti.

SPENCER DINWIDDIE

Durante la scorsa free agency i Brooklyn Nets, oltre a compiere la funzione di franchigia-materasso per contratti di giocatori ingombranti, hanno assoldato anche il playmaker taiwanese Jeremy Lin e dalla trade con i Los Angeles Lakers il giovane play D’Angelo Russell. Il primo però salterà tutta la stagione dopo aver giocato poche partite di regular season e il secondo è ai box sempre per infortunio. Quindi spazio e minuti al buon Spencer, che dal canto suo sta deludendo un po’ le aspettative. In 24.4 minuti di utilizzo medio a partita viaggia a 11.4 punti 2.9 rimbalzi e 6 assist a partita, statistiche accettabili ma viste le carenze di risultati e di antagonisti nel suo ruolo potrebbe fare di più ed essere più incisivo.

 

 

CHANDLER PARSONS

L’emblema dell’aumento del salary cap negli ultimi anni e dei folli contratti che ne conseguono vede anche Chandler Parsons come co-protagonista. I Memphis Grizzlies, dopo aver perso nella free agency pezzi pregiati come Zach Randolph e Tony Allen, si trovano in difficoltà. A dare una rinfrescata doveva essere proprio Parsons, firmato l’anno scorso con un contratto quadriennale da 94 milioni di dollari. La stagione precedente l’ha passata praticamente da infortunato e quest’anno il coaching staff dei Grizzlies lo sta utilizzando con le pinze. Per il momento in 20.2 minuti di utilizzo medio a partita fa registrare 8.6 punti, 2.6 rimbalzi e 1.9 assist a partita. Ci sarà la redenzione?

 

BUDDY HIELD

 

Il sophmore è stato scambiato la scorsa stagione prima della trade deadline dai New Orleans Pelicans ai Sacramento Kings nell’affare DeMarcus Cousins. Dopo una buona seconda parte della sua stagione da rookie quest’anno, in una squadra palesemente da rebuilding, in 22.9 minuti di utilizzo medio a a partita viaggia a 11.5 punti, 4.1 rimbalzi e 1.7 assist a partita. Necessario il salto di qualità, sarebbe interessante vedere cosa ne sarà della coppia Hield-Fox negli anni a venire.

 

NICK YOUNG

Nick Young.

Dopo la free agency estiva il noto Swaggy P è stato richiesto nientemeno che dai Golden State Warriors per allungare la panchina. Seppur consapevoli che si parli di un giocatore dal rendimento altalenante, i Warriors sono convinti che se inserito nel sistema giusto possa dare pericolosità e profondità alle rotazioni seppur con un limitato minutaggio. In quest’avvio di stagione Young, in 13.2 minuti di utilizzo medio a partita, sta mettendo a referto 6.2 punti 1.2 rimbalzi e 0.8 assist. Decisamente poco, vedremo se i Warriors  riusciranno a inserirlo nel contesto oppure finirà nel dimenticatoio della panchina?

 

ALEX LEN

Il giovane lungo dei Phoenix Suns dopo aver iniziato più volte la scorsa stagione le partite in quintetto (34 volte in 77 partite giocate) e con la guida del veterano Tyson Chandler ha iniziato sottotono la stagione. 23.2 minuti di gioco medi e 9.2 punti, 9.2 rimbalzi e 0.9 assist realizzati. Purtroppo ai Suns c’è abbondanza di ali grandi e centri, come dimostra la recente trade coi Milwaukee Bucks e che ha portato in dote il lungo Greg Monroe in Arizona in cambio Eric Bledsoe. La curiosità è che quest’estate i Suns hanno esercitato la team option per tenerlo. Trade in vista?

RICKY RUBIO

Dopo sei anni ai Minnesota Timberwolves il playmaker spagnolo ha cambiato squadra, direzione Utah Jazz. Dopo un buon inizio di stagione condito anche da buone prestazioni e doppie doppie, c’è stato un calo dal punto di vista delle percentuali al tiro, sua lacuna conosciuta. Quest’anno Rubio tira con 37.9% da due punti e con il 26.9% da tre. Continuerà in questa direzione o colmerà le sue lacune con gli assist?

 

 

JR SMITH

Il sesto uomo della stagione 2012/2013, dopo l’arrivo ai Cleveland Cavaliers di Dwyane Wade, aveva fatto un bagno d’umiltà, dicendo che sarebbe partito dalla panchina per dar più pericolosità alla second unit dei Cleveland Cavaliers. Dopo qualche partita ha ripreso il suo ruolo in quintetto (anche se coach Tyronn Lue ha cambiato molto, sia per gli infortuni che per altri motivi) ma le statistiche non sono dalla sua parte. In 30.1 minuti di utilizzo medio a partita Smith sta mettendo a referto 7.3 punti 2.9 rimbalzi e 2.1 assist tirando da tre col 30.6%. Decisamente poco per un titolare/sesto uomo.

 

 

TERRENCE ROSS

Nell’avvio di stagione sorprendente rispetto le aspettative degli Orlando Magic c’è anche il merito di Terrence Ross, ma sicuramente la guardia potrebbe fare di più dal punto di vista realizzativo. Infatti Ross, in 27.1 minuti di utilizzo, ha registrato finora 9.7 punti 3.4 rimbalzi e 1.4 assist a partita. Rivedibile la percentuale dall’arco, circa il 32%, il dato più basso in carriera.

 

DANNY GREEN

Danny Green.

La guardia veterana dei San Antonio Spurs ha cominciato la stagione partendo in tutte le partite in quintetto, pagando la fiducia con  10.5 punti 3.8 rimbalzi e 2.1 assist a partita. Serve decisamente un contributo in più da uno dei pilastri del sistema di coach Gregg Popovich, soprattutto per colmare la mancanza ancora a tempo indeterminato del vero leader della squadra Kawhi Leonard.

 

 

A prescindere da mere statistiche e da questo scorcio di stagione, è necessario che i giocatori entrino nel giusto ritmo e nella giusta mentalità, anche se è molto difficile restare costanti e concentrati in una annata così lunga. Vedremo se ci sarà un miglioramento o se questa fase di stallo durerà.

 

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