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Jamal Murray elogia Curry: “È il giocatore più difficile da marcare”

di Michele Conti

Lo scorso 17 ottobre, Jamal Murray ha intrattenuto una piacevole conversazione con la reporter NBA Ashley Nevel, in cui la stella dei Nuggets si è raccontata a tutto tondo.

L’attenzione viene posta innanzitutto su ciò che Murray ha mostrato durante l’intera postseason ad Orlando. Una collezione di memorie che ci accompagneranno nell’attesa verso la prossima stagione.

La guardia nativa del Canada è sempre stata considerata dagli esperti una potenziale superstar. L’intera lega era a conoscenza del suo talento, e durante i playoffs è arrivata l’esplosione che i Denver Nuggets attendevano da tempo.

La trasformazione della qualità del gioco di Murray si riassume anche nelle statistiche registrate, e nella comparazione tra regular season e playoffs. Ogni aspetto del suo gioco si è elevato, in particolare nella metà campo offensiva.

La media punti è salita da 18.5 a 26.5, gli assist da 4.8 a 6.6, e le percentuali al tiro sono altrettanto migliorate. Murray ha chiuso i passati playoffs con il 45.3% dalla lunga distanza e il 50.5% dal campo.

Ciò che Jamal Murray e i Nuggets hanno dimostrato è un chiaro segnale di ciò che potranno diventare negli anni a venire. Ma avremo la certezza di ciò quando li troveremo di nuovo a competere sul campo.

Le parole di Jamal Murray

Durante il dialogo, non mancano i racconti delle origini di Jamal Murray, di come si sia avvicinato alla pallacanestro guardando i suoi idoli. MJ, Kobe e Vince Carter.

Alla domanda su chi sia il giocatore più difficile da marcare in tutta la lega, Murray è pensieroso: vorrebbe rispondere nessuno. Poi pare piuttosto sicuro su quale sia la risposta:

Steph è veramente problematico da affrontare. La prima ragione è il suo tiro, ovviamente. Ma soprattutto, perché non hai la minima idea di cosa stia per fare. Non sai se prenderà il tiro senza paleggiare, se si giocherà l’uno contro uno. Oppure se ti dribblerà con il suo ball-handling per sei o non so quante volte, per poi tirarti in faccia e guardare da un’altra parte. Non hai assolutamente modo di prevedere ciò che farà.”

In questi Playoff appena trascorsi, Jamal Murray è stata la versione di sé stesso che più di chiunque altro si sia avvicinata ad impersonare il due volte MVP degli Warriors.

Chiaramente non sussistono le condizioni per intavolare un paragone tra i due. Ma Jamal Murray presenta alcune caratteristiche del suo gioco che già hanno fatto innamorare di Curry milioni di appassionati.

Quando il numero 30 degli Warriors si ritirerà, la storia del gioco gli renderà onore per la rivoluzione che ha guidato.  Dalla costruzione di nuovi quintetti che siano più dinamici e versatili, alla spropositata attenzione che ora viene posta sull’importanza del tiro da tre punti. Persino nella organizzazione delle tattiche difensive che nella realizzazione di schemi offensivi.

Che si appoggi o no questa nuova era cestistica, Stephen Curry ne è stato pioniere.

D’altro canto, Murray non è ancora nemmeno stato selezionato per un All-Star Game. Ma la traiettoria della sua carriera può essere completamente diversa dopo ciò a cui abbiamo assistito ad Orlando.

Il confronto tra Murray e Curry

Tra le similarità che lo skill set di Jamal Murray presenta con quello di Steph Curry, c’è sicuramente la capacità di lettura del pick and roll. Entrambi lo eseguono con grandi maestri del settore come Nikola Jokic e Draymond Green.

Ciò che Jamal Murray ha portato ad un altro livello durante i playoffs è stata la capacità di attaccare letalmente il cambio ottenuto. Steph è l’eccellenza, ma la stella dei Nuggets ha costruito su questo aspetto gran parte della sua produttività offensiva.

Un secondo punto di riferimento del gioco in attacco delle due point guard è l’importanza di saper agire efficacemente come bloccanti, per liberare tiratori o creare delle situazioni favorevoli di gioco come dei mismatch offensivi.

Si tratta di un’abilità con un potenziale enorme, in situazioni di staticità offensiva, in avvicinamento allo scadere del cronometro di tiro, e in uscita dal time-out.

In contrasto, la principale differenza tra i due riguarda la mole di tiri dal campo presi durante la partita. Jamal Murray, come pochi altri, rende ancora onore al mid-range e alla sua efficacia.

In un contesto in cui le difese si trovano a dover bilanciare la copertura del pitturato e impedire di subire tiri da tre punti con troppa costanza, la media distanza è un territorio esplorabile per coloro che hanno questo tiro nel repertorio.

Perciò, la stella dei Nuggets predilige l’attacco all’area dopo il passaggio sul blocco o da situazioni di uno contro uno, giovato anche da un incredibile atletismo e da una forte capacità di resistere al contatto.

Il tiro da tre punti è sicuramente una minaccia che potrà rendere Jamal Murray sempre più imprevedibile in ogni situazione di attacco.

Per quanto riguarda Steph Curry, solo considerarlo tra i migliori tiratori da tre punti della storia del gioco, è una ferma dichiarazione della sua specialità.

Ma non si diventa due volte MVP e tre volte campione NBA ricorrendo ad una sola abilità. La grandezza di Curry è indiscutibile, e ci auguriamo che l’intera lega non si sia dimenticata della sua presenza.

Tutti ora attendono il primo scontro tra i due

L’attesa è tutta per poter assistere nuovamente alla spettacolare quanto personale definizione di pallacanestro che Curry ha instaurato nella cultura sportiva degli ultimi anni.

Ma dalla prossima stagione, c’è un potenziale concorrente in più. Uno dei tanti allievi ispirati dalla celestiale essenza dell’essere Steph.

Jamal Murray ha studiato, imparato, lavorato sodo e aggiunto tante sfumature personali. Perché ogni amante del gioco desidera che i suoi interpreti siano la miglior versione di sé stessi, e non la copia di un altro atleta.

La vera bellezza è essere consapevoli che Stephen Curry sarà di nuovo parte dell’infuocante competizione che domina ogni percezione verso l’ingresso alla prossima stagione.

La grandiosa sorpresa è finalmente poter considerare Jamal Murray e i suoi Nuggets all’interno delle più rilevanti previsioni che accompagnano la prima palla a due.

È già cresce l’attesa del piacere verso il primo match-up tra i due. Perché come detto da Jamal Murray al termine dell’intervista, “There is one common goal, and it is to win.

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