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Jazz preview 2019/20: da mina vagante a contender ad Ovest?

di Lorenzo Brancati

In un’estate durante la quale le squadre con sede nei mercati più floridi l’hanno fatta da padrone, nella poco rinomata Salt Lake City c’è chi prova a diventare grande silenziosamente e a piccoli passi.

Negli ultimi anni infatti, presso gli Utah Jazz si è provato a costruire una cultura di successo un tassello alla volta. La franchigia non ha mai potuto vantare di essere un’attrazione principale nel grande parco giochi annuale della free-agency, né però ha potuto usufruire di recenti scelte alte al Draft. Ecco che allora si è reso necessario un lavoro certosino di selezione e crescita di quei giocatori che, dimenticati dalle copertine più importanti, sono stati tutti da plasmare.

Se nelle ultime stagioni i Jazz si sono sempre presentati come mine vaganti del sovraffollato Ovest, in quella che ci apprestiamo a vivere i ragazzi di Coach Quinn Snyder potrebbero davvero dire la loro anche in ottica titolo. Il tutto, grazie ad una serie di movimenti di mercato estivi da incorniciare.

Una delle azioni decisive degli ultimi Mondiali, tutta targata Utah Jazz

Cosa è successo nella stagione 2018/2019

  • Record: 50-32
  • Piazzamento: seed #5, Western Conference
  • Rendimento playoffs: eliminazione al primo turno (1-4 contro gli Houston Rockets)
  • Offensive rating: 110.3
  • Defensive rating: 105.3
  • Team leaders: Donovan Mitchell (23.8 PTS); Rudy Gobert (12.9 REB); Ricky Rubio (6.1 AST)
  • Numero chiave: 75.9%, la percentuale di rimbalzi difensivi afferrati da Gobert e compagni, più alta di quella di chiunque altro nella NBA. Insieme alle 5.9 stoppate di squadra a partita (secondi soli agli Warriors), questi numeri rendono il pitturato difensivo di Utah un vero fortino, contribuendo a una delle difese più efficaci della lega.

I movimenti estivi

Quella appena passata è stata probabilmente una delle off-season più proficue della storia di una franchigia che ha altrimenti sempre guardato ai principali movimenti estivi della lega da spettatrice. Certo, non saranno approdati nello Utah nomi estremamente altisonanti, ma quelli arrivati bastano per far sognare organizzazione e tifosi.

Su tutti, il 19 giugno è arrivato ai Jazz Mike Conley, in cambio di Jae Crowder, Kyle Korver, Grayson Allen e la scelta numero 23 al Draft 2019. L’acquisizione del giocatore dai Memphis Grizzlies ha permesso inoltre alla squadra di lasciar partire a cuor leggero Ricky Rubio, durante la free-agency.

Mike Conley e Donovan Mitchell.

Data per assodata la pesantissima aggiunta di Conley, hanno solidificato il roster con diversi free-agents. Su tutti la franchigia si è assicurata le prestazioni di Bojan Bogdanovic con un quadriennale da 73 milioni di dollari totali. Sebbene a primo impatto potrebbe sembrare un nome come un altro, quella del croato è stata definita da molti, tra cui Brian Windhorst di ESPN, la firma di uno dei free-agent più importanti della storia dell’organizzazione. Potendolo schierare anche come ala grande, l’arrivo di Bogdanovic ha permesso ai Jazz di liberarsi senza troppi pensieri di Derrick Favors, spedendolo ai Pelicans in cambio di due seconde scelte al Draft, del 2021 e del 2023.

Infine, si è reso necessario rimpolpare una panchina rimasta altrimenti assottigliata in seguito ai movimenti estivi. Sempre come free-agents sono dunque arrivati a Salt Lake City tre panchinari di qualità come Ed Davis, Jeff Green e Emmanuel Mudiay. Alla fine dei conti, dunque, Utah ha deciso di rinunciare ad alcuni giocatori che nelle ultime stagioni erano stati cardini nel gioco di Coach Snyder. Tuttavia, così facendo, si è data la possibilità di migliorare considerevolmente il roster nella sua interezza.

Da notare, per fini di completezza, le acquisizioni di alcune matricole. Alla scelta numero 53 del Draft i Jazz hanno selezionato e messo sotto contratto Justin Wright-Foreman, mentre hanno spedito denaro a Indiana Pacers e Golden State Warriors rispettivamente in cambio di Jarrell Brantley e Miye Ony.

Jazz preview 2019/2020: il gioco

Quando si ha in roster un giocatore come Rudy Gobert, è tanto lampante quanto innegabile che gran parte del gioco passi e dipenda da lui. Non si tratta semplicemente di una stazza che pur volendo non può passare inosservata, ma anche di una ormai rara capacità di incidere fortemente sull’andamento degli incontri agendo prettamente sotto canestro. Prettamente, non solamente… Il francese può infatti vantare una coordinazione e un controllo del proprio corpo non comuni per chi agisce dall’alto dei suoi centimetri.

Vincitore di due premi di “Defensive Player of the Year” consecutivi (2017/18 e 2018/2019), come detto, Gobert fa le sue fortune sotto il ferro difensivo, con una strabiliante media di 2.8 stoppate a partita in carriera. Ciò che però c’è di notevole in tali azioni difensive è che non nascano esclusivamente con il centro che attende gli avversari sotto il suo canestro, come un provetto difensore del ferro. Piuttosto, Gobert è capace di stare accoppiato, in emergenza, anche con avversari estremamente più bassi e rapidi per poi stopparli da dietro o addirittura al di fuori del pitturato.

Gobert recupera su Draymond Green e lo stoppa, nel video successivo riesce a tenere la rapidità di Jrue Holiday riservandogli lo stesso trattamento. 

Durante la scorsa stagione, la rotazione alla posizione di ala grande tra Derrick Favors e Jae Corwder perfezionava la difesa, assicurando capacità di rimbalzo difensivo e di libertà sui cambi, lasciando a Gobert l’assoluta giurisdizione del centro dell’area.

Nessuno dei due, come detto, sarà parte dei nuovi Utah Jazz, ma entrambi sono stati sostituti degnamente. Ad assicurare i centimetri, la forza e i rimbalzi di Favors ci penserà Ed Davis. L’ex Brooklyn Nets è stato nella scorsa stagione il secondo miglior giocatore della lega per plus/minus difensivo, secondo solo al suo nuovo compagno francese. Inoltre, a ruotare come ali grandi saranno, con ogni probabilità, Bojan Bogdanovic, Royce O’Neal e Jeff Green. Tre uomini forse leggermente sotto misura per quella posizione, ma dai quali ci si può quantomeno aspettare una spiccata capacità di cambiare su tutti gli avversari.

 Bogdanovic in marcatura su Kawhi Leonard

Nel pacchetto guardie, infine, l’aggiunta di Mike Conley al fianco di Donovan Mitchell e Dante Exum potrebbe davvero rendere la vita durissima a qualsiasi avversario.

Spostandoci dal lato offensivo del campo, il protagonista diventa il pick-and-roll. Utah è stata una delle tre squadre ad usarne di più durante la scorsa stagione, anche abbastanza ovviamente, andando a sfruttare il patrimonio sopracitato di Gobert. Il francese, grazie al suo controllo del corpo, si è sempre affermato come un bloccante più che efficace, soprattutto se coadiuvato da un penetratore eccellente come Mitchell.

Che si trattasse di un attacco al canestro del lungo, di una penetrazione della guardia coinvolta, di uno scarico sul perimetro o di un pick-and-pop che coinvolgesse un tiratore come Crowder o Korver, i Jazz hanno sempre fatto di questo tipo di gioco un mantra. E i pezzi aggiunti in questa stagione andranno semplicemente a potenziarlo. Conley si è sempre affermato come un penetratore e un passatore efficace, che da situazioni di blocco potrebbe facilmente trovare compagni liberi sul perimetro sul lato debole del campo con un cosiddetto skip pass. Il protagonista dei pick-and-pop e il ricevitore di passaggi smarcanti di questo tipo potrebbe invece essere Bogdanovic, tiratore da tre da oltre 40% in carriera, da considerarsi quanto meno come un passo avanti rispetto a Crowder.

Joe Ingles e Rudy Gobert giocano un pick-and-roll da manuale

Se si aggiunge l’apporto spesso sottovalutato di Joe Ingles sia da portatore di palla che da ricevitore, Utah potrebbe costruire un attacco ricco di alternative e di minacce sia dentro che fuori dal perimetro, che aprirebbero l’area per le scorrazzate di Gobert e dei suoi compagni più abili in penetrazione.

Un potenziale fattore: Bojan Bogdanovic 

Ancora una volta, è bene sottolineare come storicamente i free-agents importanti non siano mai stati attratti dallo Utah. E considerando quanto bene Bogdanovic si adatti alla NBA moderna e quante fossero le squadre effettivamente interessate al croato, il suo arrivo rappresenta qualcosa di unico e storico per la franchigia.  Aldilà del valore di immagine e di considerazione che può portare a tutta la piazza, comunque, l’ex Pacers è stato scelto chiaramente per quanto può dare in campo.

In poche parole, i Jazz hanno sostituito nelle rotazioni di point-guard e di ali Rubio, Favors e Crowder con Conley e Bogdanovic. Si tratta di miglioramenti considerevoli non solo sulla carta, ma anche per quanto bene si possano calare nel gioco di Coach Snyder.

Bojan Bogdanovic in azione contro Jayson Tatum.

Su Conley ci siamo già soffermati in precedenza sottolineandone la bontà come portatore di palla in situazioni di pick-and-roll, anche se la definizione rischia di essere riduttiva. In ogni caso, sembra appropriato sottolineare in modo approfondito soprattutto quanto la versatilità del croato sarà d’aiuto a tutto l’attacco dei suoi.

Bogdanovic ha dimostrato di essere un tiratore eccellente da tre punti, di qualità dal mid-range, efficace in penetrazione e, in situazioni di accoppiamento favorevole, un buon giocatore in post. Ecco che dunque un solo uomo racchiude quanto Crowder e Favors non riuscivano, neanche messi insieme, a padroneggiare appieno. All’interno di un attacco che ha un bisogno inestimabile di avere spazio vitale al centro dell’area, l’ampiezza di gioco che il nuovo arrivato può fornire sarà fondamentale.

Come detto, l’ex Pacers è un eccellente tiratore dall’arco, che può vantare il 44.9% dagli angoli in carriera. Se piazzato nell’angolo opposto di Ingles, un altro dal 47% in carriera, potrebbe aprire delle vere e proprie praterie per i compagni, liberi così di attaccare il ferro dal pick-and-roll.

Tuttavia, è bene ricordare, il croato non si limita ad essere un tiratore dall’arco da catch-and-shoot. E’ in grado di giocare il pick-ad-roll, di uscire con efficacia dai blocchi andando a creare un accoppiamento favorevole per un compagno o a concludere lui stesso.

Bogdanovic esce da due blocchi creando un mismatch e segnando, e segna da situazione di pick-and-roll da lui stesso giocato.

Infine, Bogdanovic è estremamente pericoloso dal mid-range e l’anno scorso i Jazz si sono posizionati solo ventiseiesimi nella lega per percentuale di punti arrivati da quella zona del campo, con il 6%. Si tratta di un fondamentale non amato da Coach Snyder, la cui decisione ha però avuto anche ripercussioni: spesso Utah non è riuscita a fare bene contro squadre che concedevano soltanto tiri lunghi da due. Ecco dunque che l’ex Pacers potrebbe anche essere d’aiuto a risolvere tali situazioni.

Bogdanovic in azione dal mid-range

Dove possono arrivare i Jazz?

L’obiettivo concreto, dopo un’estate tanto positiva, sarà quello di migliorarsi ai playoffs. Nelle ultime due stagioni, da quando è iniziato il ciclo Mitchell per capirsi, i Jazz sono arrivati sempre al quinto posto della Western Conference, e in entrambi i casi sono usciti dalla post-season per mano degli Houston Rockets. Un anno e mezzo fa, tuttavia, riuscirono a superare gli Oklahoma City Thunder al primo turno, mentre nell’annata appena passata i Rockets sono stati il primo ostacolo incontrato, e non superato.

Wade su Mitchell

Donovan Mitchell

L’aspirazione, realistica, dovrà dunque essere quella di superare il primo turno e attestarsi tra le prime quattro forze dell’Ovest. Chiaramente non sarà facile. Quella che già un anno fa era definibile sovraffollata, è diventata una Conference davvero infernale. Tra chi già la abitava e tra chi è arrivato da Est, molti campioni sono confluiti in un gruppo ristretto di squadre, che partono quanto meno in pole position.

I Clippers con Kawhi Leonard e Paul George, i Lakers con Lebron James e Anthony Davis, ma anche i nuovi Rockets con James Harden e Russell Westbrook. Tra tutte, queste sono le uniche che si potrebbero dare in vantaggio sui Jazz, almeno in partenza. Gli Warriors sembrerebbero al momento decaduti, i Nuggets raggiunti da Utah grazie alle mosse estive e i Blazers non così lontani quanto a talento a roster.

Se però le prime tre citate possono vantare nomi più di rilievo, Utah è la sola con una stabilità appurata e un piano di gioco già identificabile, che i nuovi arrivi potranno solo migliorare e non portare ad essere stravolto. In questo allora possono riporre le speranze i tifosi dei Jazz, in un sistema già oliato ed efficace, e che, almeno sulla carta, è stato addirittura migliorato.

Sarà fondamentale, comunque, trovare un giocatore a cui guardare nei momenti di difficoltà, in grado di prendersi la palla e i tiri quando questi si faranno più pesanti. E tutti gli indizi porterebbero a Donovan Mitchell. Se sarà in grado di caricarsi la squadra sulle spalle, come ha fatto intravedere di saper fare durante gli ultimi Mondiali, allora i Jazz potrebbero davvero sperare di arrivare lontano.

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