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L’astro di Luka Doncic: il futuro dei Mavs e della NBA

di Lorenzo Poliselli

Il talento del giocatore nato a Lubiana il 28 febbraio del 1999 è qualcosa su cui è ingiusto discutere, si rischierebbe solo di omettere qualche passaggio o qualche caratteristica.
L’unico argomento di dibattito su una simile individualità e su quanti record potrà ancora infrangere. Un ragazzo che a 18 anni vince l’Europeo e viene inserito nel miglior quintetto della competizione, che la stagione successiva è campione di Spagna e d’Europa col Real Madrid, assoluto dominatore di entrambi i tornei di cui infatti diviene MVP e che alla prima stagione in NBA è Rookie of the Year. 
Luka Doncic può diventare LA pallacanestro dei prossimi 15 anni, sempre posto che questo processo debba ancora iniziare. E’ solo questione di tempo

Premessa: di meteore nel basket se ne sono viste tante, troppe, oltreoceano non parliamone nemmeno. Il tutto è anche coadiuvato dal fatto che in America esistono statistiche e record per qualsiasi cosa, quindi non bisognerebbe stupirsi se fra qualche anno l’ultimo degli scappati di casa superasse Michael Jordan per numero di palleggi fatti in un singolo metro quadro di campo, venendo quindi dipinto come un fenomeno dato che nell’immaginario rimarrebbe solo “ha superato Michael Jordan“, il perchè importerebbe relativamente. E’ quindi ormai prassi dipingere nuovi fenomeni, ma di giocatori come Luka non ne arrivano tutti i giorni, no.

Luka Doncic: la conferma

Una stagione sopra le righe è capitata a tanti, come ad altrettanti è capitato di non trovarsi più.  Quando si tocca il fondo è facile risalire, è l’unica alternativa che realmente si ha al baratro. Al contrario quando si arriva all’apice la volontà è quella di rimanere aggrappati il più possibile.
Doncic non è all’apice, lo dice innanzitutto la carta d’identità e la squadra in cui gioca: sì costruita per accrescere il suo talento ma non una competitor all’anello.

Dirk Nowitzki e Luka Doncic.

Nella prima stagione NBA (2018/2019) disputa 72 gare e chiude con oltre 21 punti di media, quasi 8 rimbalzi e circa 6 assist, ma i suoi Mavs non si qualificano ai playoffs. La stagione scorsa ha visto Luka prendere la scena nell’anno dell’addio di Dirk Nowitzki, sicuramente il miglior giocatore della storia di Dallas e probabilmente il miglior giocatore del Vecchio Continente ad aver saggiato i campi dell’NBA, fra i due è nato un ottimo rapporto, con il tedesco che inevitabilmente avrà visto nello sloveno il futuro della franchigia ma che non si aspettava che già al secondo anno, dove da Luka ci si aspettava una conferma e non un’esplosione che vi era già stata, fosse un giocatore così dominante. 

Del resto da uno che supera Jordan per numero di partite consecutive con almeno 20 punti, 5 rimbalzi e 5 assist come puoi non aspettarti un futuro fatto di anelli?

Gli aspetti del boom: il processo di crescita di Luka Doncic

Luka Doncic è nella sesto nella NBA per media di punti segnati, terzo per assist forniti ai compagni e figura nella top 20 anche per quanto riguarda i rimbalzi. E’ il ROTY 2018/2019 e sarà titolare al prossimo All-Star Game. Assodato ciò, ovvero solo statistiche e dati di fatto, bisogna parlare di lui come un giocatore in crescita.
Sì, uno dei giocatori più dominanti dell’attuale NBA è un giocatore in crescita, ma a 21 anni da compiere non possiamo che dire così.
Soffermiamoci sulla stagione e mezzo disputata fin qui dal nativo di Lubiana.
Quest’anno ha sicuramente intorno a sé un roster più competitivo, soprattutto perchè Tim Hardaway Jr. sta confermando quanto di buono fatto vedere nella manciata di partite disputate con Dallas lo scorso anno e Kristaps Porzingis, se pur con alti e bassi, dimostra di poter essere devastante nella singola gara quando riesce ad accendere la luce. I due hanno dovuto sopperire in stagione a qualche assenza di Doncic per infortunio e Dallas ha un margine di 7 gare da Portland (attualmente nona e fuori dalla postseason).
Sicuramente una delle cose che salta più all’occhio è la trasformazione fisica di Doncic. Ha lavorato in palestra ed ha dovuto ingrossare la sua muscolatura per reggere ritmi e soprattutto urti contro delle vere e proprie statue a cui possono essere paragonati i giocatori NBA.

luka doncic larry bird

Luka Doncic in questa stagione.

Non solo strutturalmente ha modificato il suo corpo, ma Luka ha anche capito come utilizzarlo a pieno. Di lui sorprende la capacità di leggere meglio il gioco rispetto all’anno scorso e i 2 assist di media in più a partita ne sono la prova.
Lo stesso tiro in step-back che tanto sta utilizzando (e tanto sta facendo male alle difese) gli consente di sfruttare sì il suo ottimo tiro dalla distanza, ma anche di limitare le energie evitando un maggior numero di penetrazioni, di urti e soprattutto quando i tiri arrivano prima della metà dell’azione di gioco, introno ai 14 secondi, ti consentono poi di ritrovarli sul cronometro totale quei secondi, quindi più possessi. Questo non solo per quanto riguarda lo step-back, ma Doncic è proprio un giocatore che tende a tirare spesso nei primi secondi dell’azione. 

Rapido ed efficiente.

Le prospettive della stagione: Doncic e la postseason

Premesso che di tempo, ma soprattutto partite, alla postseason ne manca eccome, Dallas è fortemente candidata a trovare un posto nei playoffs per questa stagione. Attualmente è settima, ma fra lei e Houston quarta ci sono appena 2 gare, con in mezzo Utah e OKC che ha esattamente lo stesso record dei Mavs (31-20). Non ci sarebbe di che sorprendersi se Dallas arrivasse ad occupare una posizione fino alla quarta, dato che pare che le due L.A. e Denver non possano essere insidiate al momento. Sicuramente le due californiane là davanti sarebbero un ostico avversario ai playoffs, così come Denver che posizioniamo però un gradino sotto. Per quanto riguarda le altre Dallas non sarebbe esclusa a prescindere in un primo turno contro Houston, Utah o OKC, posto comunque che la squadra di D’Antoni in postseason vedrà i suoi leader inserire le marce ancor più alte di quanto non le abbiano già.

Intanto per Doncic c’è un All-Star Game da giocare ed un titolo di MVP che per ora è un sogno, ma che lo ha visto fra gli accreditati in questa stagione, almeno fino a prima dell’infortunio alla caviglia.

Ciò che è certo è che questo ragazzo che compirà 21 anni il 28 febbraio sta solo scaldando i motori di una Ferrari che è pronta a riscrivere la storia di quel pazzo campionato che è la NBA. Il tempo ci darà le risposte che stiamo aspettando.

 

NB: le statistiche utilizzate nell’articolo fanno fede alla data di pubblicazione dello stesso.

 

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