Fino a qualche tempo fa il futuro dei Dallas Mavericks era, papale papale, six feet under. Oddio, non che adesso addetti ai lavori e popolo dei social diano molto più credito ai texani, a onor del vero. Però almeno le prospettive sono migliorate. Il merito, senza ombra di dubbio è di… va beh, tanto avete già capito. Analizziamo un po’ la situazione, con l’ausilio del manuale Dallas Mavericks 2018/2019.
MANUALE DALLAS MAVERICKS 2018/2019: L’ANNATA PRECEDENTE
- Record: 24-58
- Piazzamento: seed #13, Western Conference
- Offensive rating: 104.1
- Defensive rating: 107.4
- Team leaders: Harrison Barnes (18.9 PTS), Harrison Barnes (6.1 REB), J.J. Barea (6.3 AST)
MANUALE DALLAS MAVERICKS 2018/2019: I MOVIMENTI ESTIVI
Questo ha sortito l’effetto previsto e, com’è, come non è, alla posizione giusta e con l’accordo giusto Dallas si è ritrovata con la possibilità di prendere l‘ennesimo talentino europeo. La differenza con Dirk? Nell’era pre-internet il tedescone lo conoscevano solo gli addetti ai lavori, e qualcuno provò pure a portarlo in Italia (si dice Milano e la Bologna bianconera), mentre la rete e la militanza nel Real Madrid hanno portato Doncic sotto gli occhi di tutti.
Dovrà andare a bottega da Dirk per imparare come si gestisce la pressione della NBA, i media, gli allenatori statunitensi, perché in un futuro non troppo remoto il Wonder Boy sloveno erediterà, a Dio piacendo, il trono texano. E dovrà essere pronto, anche se fortuna vuole che coach Rick Carlisle sia uno da vecchia scuola, metodico o rigido a seconda di come la si vuole mettere, e da cui quindi si può apprendere.
Senza che i nostri cromosomi europei monopolizzino la sezione rendendola Doncic-centrica, alle forze dei Mavs si è aggiunto, con quei tre anni di ritardo, DeAndre Jordan. Per non citare poi il Devin Harris-ter, ennesima reincarnazione all’American Airlines Center del play di Milwaukee.
MANUALE DALLAS MAVERICKS 2018/2019: L’ANALISI
La dirigenza della franchigia bianca e blu ha sempre mantenuto una posizione di equilibrio, da dico-non dico, in materia di tanking. È trasparita, nell’ultima coppia di anni, una ambivalenza amorfa, come se si stesse aspettando il destino ineluttabile della sconfitta senza cercarla esplicitamente per scalare posizioni nel draft e allo stesso tempo senza sforzarsi di invertire la rotta. In poche parole, un calcolato abbandono alla balia degli eventi, che ha poi fruttato un record di 24-58. Il migliore possibile, senza contravvenire alla doppia morale che si viene a creare quando giochi per perdere ora, in barba allo spirito sportivo, ma per vincere domani, guardando all’investimento (e non trattandosi le franchigie NBA di aziende no profit, è coerente).
Dato che sono arrivati un esterno con punti nelle mani e un lungo vero lo staff tecnico dei Mavericks deve decidere se mettere in soffitta o meno il gioco con un solo big man di ruolo che è stata l’opzione privilegiata nelle scorse stagioni.
La manovra offensiva dei Mavs ovviamente avrà il pick and roll come una delle opzioni preferite.
Le sicurezze sono tre: la palla in mano a Dennis Smith, con il suo passo schizofrenico ed efficace; la versatilità sottostimata e il senso del canestro di Harrison Barnes; la presenza di DeAndre Jordan, che ricorda vagamente Tyson Chandler, e su cui quindi Carlisle potrà ancorare la difesa ( e la rim protection in particolar modo) in un revival del 2011.
Il resto è, ad ora, un rebus. Dirk può giocare 4 titolare, dato che a giugno prossimo le primavere corrisponderanno al numero che ha sulla maglia? Verosimilmente no, quindi probabile che nell’assetto con un lungo si alternino lui e DAJ, e in quello con due abbiano spazio il connazionale Kléber o Dwight Powell. Wes Matthews come torna? Se bene, bene, se male, ahia, perché a quel punto il bottino in guardia peserebbe tutto sulle spalle di Doncic. Carlisle è al lavoro su un quintetto con lo sloveno in posizione di ala, a fungere da play aggiunto in modo da alimentare la circolazione di palla e partire da fuori per insaccare canestri; così Barnes può stazionare più vicino al ferro e far valere le sue doti in post. Dal punto di vista difensivo l’ex GSW dovrebbe andare a prendersi in consegna la power forward avversaria, mentre Matthews virerebbe sugli esterni grazie alla sua aggressività sul pallone.
E la panchina? Harris e Barea a dare il cambio tra regia e guardia, Kostas Antetokounmpo cecchino di scorta e difensore di posizione e Spalding (nomen omen?) spalle a canestro in attacco e sulle linee di passaggio in difesa.
CONCLUSIONE
Sono Mavericks che quindi partono lontano dalle luci della ribalta ma con alcune certezze di potersele guadagnare. La concorrenza a Ovest è tanta ma la qualità media grossomodo la stessa, chi più chi meno, quindi si può anche provare ad arpionare qualche concorrente incostante, o magari provare ad arrivare con qualche trade a tool che chiuderebbero le attuali falle.
Sarà l’alba del Doncic vincente? Sarà un’alba, ad oggi non è dato sapere di che tipo di giorno.
