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New Orleans Pelicans: quando giovinezza non fa rima con bellezza

di Daniele Guadagno

In casa New Orleans Pelicans non si è ancora assistito al debutto di Zion WIlliamson, ma i tifosi ne sentono già la mancanza. Il record parla chiaro: le 7 vittorie e le 22 sconfitte valgono a NOLA il fondo della Western Conference. La batosta contro Orlando ha ancora una volta messo a nudo le lacune di una squadra che non difende nel pitturato ed è troppo dipendente dalle folate individuali in attacco. Il ritorno di Zion (si pensa ad inizio gennaio) sarà propedeutico a livello di entusiasmo, ma non risolverà tutti i problemi dei New Orleans Pelicans. Non tutto è però da buttare, si sono intravisti aspetti positivi da cui sarà necessario ripartire per risollevare la desolante classifica.

New Orleans Pelicans, le note liete

Si può, anzi si deve ripartire da questo Brandon Ingram: lontano dai riflettori di LA, l’ex Lakers è definitivamente sbocciato a New Orleans. In 24 gare ha messo a referto 25.3 punti, 7.1 rimbalzi e 3.7 assist di media. Career-high in punti, rimbalzi e percentuali dal campo. Quel che più sorprende però è il suo apporto offensivo negli ultimi minuti di gara. I compagni si fidano di lui, gli lasciano giocare i possessi decisivi e la sua mano oggi non trema più. Chissà cosa accadrà con il ritorno dell’enfant prodige Williamson.

A proposito di rookie, anche Jaxson Hayes rientra tra le poche note liete di questa stagione. L’ecatombe di infortuni gli ha garantito un alto minutaggio di cui ha saputo approfittare. Grazie al suo atletismo e all’ottima difesa si è guadagnato la fiducia di coach Gentry che ora ha iniziato a schierarlo nei minuti finali. Rispetto all’anno scorso inoltre si è registrato un notevole miglioramento nel tiro da fuori (36.4%, sesta squadra nella NBA). Fondamentale, quest’ultimo, in cui i New Orleans Pelicans non si sono mai distinti, ma che ora li porta ad essere una minaccia per tutte le difese avversarie.

48.4%: la percentuale dal mid-range di Brandon Ingram, che ha il jumper dalla media distanza tra le armi offensive preferite.

Le note stonate

La difesa, in primis, tra le peggiori della lega. 113.9 punti subiti a partita (solo gli Atlanta Hawks, i Cleveland Cavaliers e i Washington Wizards, ne patiscono di più) sono troppi per una squadra che ambisce a tornare ai playoffs. L’età può essere un attenuante, non una scusa. Eccezion fatta per Jrue Holiday e Hayes, nessun Pelicans sta eccellendo in fase difensiva. I maggiori problemi provengono da sotto le plance dove Favors è costantemente infortunato mentre Hayes e Nicolò Melli non hanno la stazza per reggere lunghi dominanti come Davis o Embiid.

Se la difesa piange, l’attacco di certo non sorride: i New Orleans Pelicans siglano in media 107.1 punti di media a partita, il che gli vale il ventesimo posto per efficienza offensiva. Hanno deluso molto anche i veterani, acquistati in estate per fare da chioccia al giovane core, ma che ora si sono arenati e, nel caso di Redick, perfino pronti a lasciare subito la barca.

Lonzo Ball a colloquio con Alvin Gentry.

Tra le note stonate rientra anche Lonzo Ball da cui ci aspettava una notevole crescita sul piano tecnico e caratteriale. Invece, malgrado un discreto miglioramento al tiro, si è rivelato lo stesso play dei Lakers: inefficiente in attacco e appena sufficiente in difesa. Tanto che Gentry ha iniziato a farlo partire dalla panchina e a lasciarlo seduto nell’ultimo quarto. Inoltre il suo status di ‘injury prone’ non è stato affatto smentito quest’anno. Sono infatti 21 gare giocate su 29 disputate  a causa di continui tormenti fisici.

Non ci aspettava un repentino ritorno alla postseason, ma nemmeno un inizio del genere. E come detto in precedenza, Zion non farà miracoli.

 

NB: le statistiche utilizzate nell’articolo fanno fede alla pubblicazione dello stesso.

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