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Orlando Magic, una promettente crescita di percorso

di Stefano Schianca

Il parziale in regular season degli Orlando Magic recitava 30-35. Questo, almeno, prima della tanto clamorosa quanto necessaria sospensione della NBA a causa dell’emergenza coronavirus. Un lascito, sulla carta, da dentro-fuori in ottica playoffs, che tuttavia prende maggior spessore, se si considerano 6 vittorie di vantaggio su Washington; la quale, nonostante abbia mostrato anche essa netti miglioramenti, con un parziale di 24-40 segue a ruota al nono posto a Est.

Uno stop, quello della lega, che davvero va a stroncare di netto il percorso sempre più convincente della franchigia della Florida. 3 vittorie consecutive nelle ultime 3 partite disputate, tutte in trasferta: dalla convincente prestazione contro una ben più blasonata Houston al quattordicesimo risultato utile fuori casa contro Memphis. Un trend che ha permesso ai Magic addirittura di competere con Brooklyn per il settimo posto in conference (il parziale dei Nets recita al momento 30-34, con una differenza di percentuale nelle vittorie di solo 0.007%).

A seguito della pausa per l’All Star Game gli Orlando Magic hanno finalmente mostrato un netto cambio di rotta, dopo un inizio di stagione certamente non esaltante. La banalità di gioco in fase di possesso, d’altro canto, ha lasciato il posto a una fluidità  più consistente e soprattutto convincente. In attesa della ripresa della season, dunque, i Magic contano di ripartire da quanto di buono mostrato nell’ultimo filotto di partite, in modo da confermare per il secondo anno consecutivo un andamento da postseason premiando così un percorso all’insegna della continuità.

Fattore panchina

Lo spartiacque della stagione degli Orlando Magic, come premesso, è senz’altro rappresentato dall’All Star Game. Prima dell’esibizione, infatti, la stagione faticava non poco a decollare. Continuità e logica rappresentavano fattori mancanti nel loro gioco, con una pallacanestro in fase offensiva sterile, ripetitiva, spesso e volentieri fine a se stessa.

Dopo la pausa, tuttavia, qualcosa è cambiato. Nell’ultima fase di stagione prima dello stop Orlando è stata in grado di rivoluzionare il proprio trend offensivo, in primis a livello di statistiche. Basti pensare, d’altro canto, che nelle ultime 12 partite i Magic hanno avuto il miglior dato in termini di media punti (118.2). Prima della pausa Orlando era addirittura 29esima nella lega per percentuale al tiro, col 43.4% di realizzazione. Nelle già citate 12 partite post All Star game, invece, la rivoluzione, coi Magic secondi nell’NBA col 48.6%. Per completare il discorso, infine, il dato inerente al tiro dalla distanza è anch’esso sensibilmente migliorato. Dal 34.1% al 37%, portandosi così al 14esimo posto nella lega in questa statistica. La domanda, alla luce dei dati, sorge dunque spontanea. Cosa ha reso possibile questo rivoluzionario cambio di trend?

Il fattore panchina in primis. Il connubio venutosi a creare fra diversi giocatori crea un vero e proprio gioco di completamento fra le parti. Laddove un giocatore manifesta delle lacune, eccone subito un altro pronto a subentrargli per sopperire alle altrui mancanze.

La quantità che Carter-Williams mette in campo gli permette di recuperare palla e punire l’errore di Memphis.

Si consideri in questo discorso Michael Carter-Williams. Il play di Orlando, nonostante la capacità di ricoprire pressochè ogni posizione in campo, ha fin qui manifestato non poche lacune a livello offensivo. Le statistiche non particolarmente esaltanti (media di 7.2 punti, 3.3 rimbalzi e 2.4 assist) ne sono una conferma. Tuttavia, come premesso, laddove un giocatore manifesta certe lacune, ecco subentrare un elemento a sopperirle. I miglioramenti mostrati alla voce realizzazione dai movimenti di DJ Augustin (10.4 punti di media stagionale contro i 9.9 in carriera) e Terrence Ross (14.8 punti di media in stagione contro gli 11 complessivi) rientrano in questo discorso. Le lacune in altezza del numero 14, dall’altra parte (1.83 metri di altezza) vengono sopperite dallo stesso Carter-Williams (1.98), con uno strapotere fisico da non sottovalutare.

La percussione al ferro di Iwundu supera la marcatura di Green e McGee sotto canestro

Sempre nel discorso panchina, poi, l’inserimento di Wesley Iwundu si è rivelato congeniale. L’inserimento in corso d’opera in risposta a quei gettoni in stagione mancati da Evan Fournier gli hanno garantito visibilità e sempre maggiore spazio, rivelandosi una risorsa sempre più preziosa. Sempre nell’ottica inserimenti, infine, l’infortunio in corso d’opera di Al-Farouq Aminu (a dicembre ha riscontrato un grave problema alla caviglia) ha permesso a elementi come Augustin e Ross di trovare maggiore spazio e continuità nei vari incontri. Una dinamica simile a quella che colpì Mo Bamba la scorsa stagione, aprendo maggiore spazio ai compagni.

L’importanza del fattore panchina, dunque, sta nel senso di squadra che i Magic hanno trovato fin qui. Un discorso valevole sia nelle dinamiche di gioco che in risposta alle necessità per la voce infortuni.

Giocate chiave

La costante evoluzione nel gioco di Orlando trova essenzialmente un motivo, una solida base su tutte: la compresenza di diversi play, di diversi creatori di pallacanestro sul parquet. Le giocate chiave, d’altro canto, passano per il libero pensiero di quegli elementi che sanno prendere la decisione giusta nel momento più indicato.

Una menzione in particolare va rivolta alla stagione di Markelle Fultz. Il play scuola Washington University ha trovato quest’anno la sua dimensione ideale; dopo due annate controverse e di rodaggio vissute a Philadelphia (appena 33 le presenze coi Sixers in due stagioni), la piazza dei Magic ha saputo fin qui tirare fuori il meglio da lui, con margini di miglioramento tanto evidenti quanto costanti. La sua pallacanestro, d’altro canto, ha assunto in una sola annata un radicale cambio di rotta, in positivo naturalmente, superando le aspettative del pubblico della Florida.

Dal rimbalzo difensivo al confronto vinto contro un cliente d’eccezione come Lebron James; i miglioramenti di Fultz sono evidenti.

Sia chiaro, ci sono diversi aspetti sui quali deve ancora lavorare e migliorare, su tutti il tiro dalla distanza (25.4% la sua media realizzativa dall’arco) e la costanza nel corso dell’incontro. Il rovescio della medaglia, tuttavia, rivela un’esplosività nelle giocate in costante miglioramento, a braccetto col suo prorompente dinamismo nel trovare spazio al tiro, specie dalla media distanza. I numeri in stagione (media di 12.1 punti, 3.3 rimbalzi e 5.2 assist) devono essere analizzati a braccetto con l’apporto, in termini di energie, gioco di squadra (è leader negli Orlando Magic per assist a partita) e sacrificio (primeggia fra i compagni per palle rubate, 1.3 a incontro), che Fultz mette sul parquet. Un fattore che gli ha permesso fin qui di scendere in campo in 64 delle 65 partite disputate da Orlando, figurando titolare in ben 59 occasioni.

L’analisi passa quindi a Nikola Vučević. Il montenegrino incarna alla perfezione l’evoluzione tattica vissuta dalla figura del centro nella pallacanestro statunitense. Sa muovere la palla, non perde mai l’equilibrio e sa esprimersi alla grande in fase offensiva, dove fraseggia alla grande coi compagni. I numeri espressi fin qui (19.5 punti, 11 rimbalzi e 3.7 assist di media) non soltanto migliorano le statistiche in carriera, ma fanno dell’onnipresenza una delle sue qualità chiave. L’apporto di Vučević, d’altro canto, è fondamentale per questa squadra nelle due fasi. Un contributo sia tecnico che psicologico, dal momento che il montenegrino è il vero trascinatore della squadra.

Si è parlato di un Vučević onnipresente nelle due fasi, sia al rimbalzo difensivo che nel farsi trovare in attacco, prendendosi fallo.

Si prenda in considerazione, infine, Aaron Gordon. L’aspetto nel quale coach Steve Clifford ha più lavorato con lui è stata la visione di gioco e la pazienza. Pazienza intesa come capacità di gestire il suo dinamismo nei movimenti e nelle percussioni al ferro. Ma la sua giocata è costante: i compagni marcati aprono corridoi per le penetrazioni dell’ala grande, che può così scatenare il suo gioco esplosivo.

Lo strapotere fisico di Gordon gli permette di superare la marcatura di JaVale McGee e di regalare spettacolo.

L’intesa con Vučević e compagni è in costante evoluzione. Se in stagione ha fin qui collezionato una media di 3.7 assist (al pari del montenegrino e secondo solo a Markelle Fultz) l’ultimo periodo mostra i segnali più incoraggianti. Basti pensare che nelle ultime 10 partite ha collezionato 7 assist di media a incontro. Chapeau per un giocatore sempre più multitasking nella causa dei Magic.

Le prospettive future degli Orlando Magic

Al netto di quanto mostrato fin qui gli Orlando Magic sono senz’altro una delle squadre più in crescita in questa fase finale di regular season. La presenza ai prossimi playoffs è senz’altro il dato più incoraggiante: in una lega poliedrica e competitiva come l’NBA in questa fase, confermare la presenza in post season è un traguardo promettente e incoraggiante. In attesa della fine dell’emergenza coronavirus i Magic possono dormire sonni relativamente tranquilli, forti delle 6 vittorie in più su Washington.

Se la classifica rimanesse invariata, sembra improbabile che i Milwaukee Bucks possano commettere errori grossolani contro un avversario ancora in evoluzione come i Magic. Assodato che le ambizioni di Orlando non siano quelle di superare una franchigia come quella di coach Mike Budenholzer, l’obiettivo rimane uno solo: confermare quanto di buono visto nell’ultimo periodo e non smettere di migliorare e di mettersi in discussione, in modo da trovare nuovi spunti di crescita per il futuro.

NB: le statistiche utilizzate nell’articolo fanno fede alla data di pubblicazione dello stesso.

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