Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsAtlanta HawksAtlanta Hawks, pronti per stupire nella prossima stagione

Atlanta Hawks, pronti per stupire nella prossima stagione

di Leonardo Zeppieri

Dal 2008 al 2013, gli Atlanta Hawks si sono sempre qualificati ai Playoffs, per 6 stagioni di fila. Eppure, non hai mai disputato una Finale di Conference. Quest’anno, Atlanta si è qualificata ancora per la postseason, perdendo 4-3 contro gli Indiana Pacers, al primo turno. Cosa c’è di diverso o di particolare, allora? Niente. O quasi tutto, forse. Per la prima volta, infatti, gli Hawks non sembrano ad un punto morto, ma ad uno di partenza.

Atlanta Hawks v Orlando Magic

Il nuovo coach, Mike Budenholzer, ha colpito tutti, giocatori in primis (appena pochi giorni fa, a Roma, Horford ha avuto parole al miele per lui), portando quello stile-Spurs tanto amato in giro per la Lega e perfetto per i giocatori a disposizione. Jeff Teague ha dimostrato definitivamente di essere uno dei playmaker più solidi in circolazione. Paul Millsap ha semplicemente disputato la sua miglior stagione in carriera. Andiamo con ordine.

Sistema Spurs

Partiamo da qui, dal fantastico lavoro fatto da Budenholzer. L’ex assistente del 5 volte campione NBA Gregg Popovich ha saputo trasmettere gli stessi principi offensivi (e, in parte, anche difensivi) della macchina perfetta che sono i San Antonio Spurs. L’attacco, infatti, si sviluppa sempre partendo dal pick and roll centrale tra la PG e il lungo. Almeno uno dei due angoli è sempre occupato dal 2 o dal 3, ed entrambi i lunghi hanno la doppia dimensione, potendo sia concludere al ferro che tirare da fuori. I paragoni tra i due quintetti (dal punto di vista offensivo) sono ben evidenti.

Jeff Teague (16,5 punti, 6,7 assists, 2,6 rimbalzi) plays Tony Parker (16,7 punti, 5,7 assists, 2,3 rimbalzi): entrambi sono due point guards al loro meglio nel gioco in pick and roll. Due ‘piccoletti’ in grado di mandare in crisi le difese avversarie con la loro capacità di creare prima per se stessi e, in seconda battuta, anche per i compagni.

Kyle Korver (12 punti, 4 rimbalzi, 47% da 3 su 5,5 tentativi a partita) plays Danny Green (9,1 punti, 3,4 rimbalzi, 41,5% da 3 su 4,7 tentativi a partita): offensivamente i due tiratori più pericolosi per le difese avversarie. Entrambi pronti a punire aiuti e rotazioni generate dai P&R, sono difensivamente agli antipodi, con Green considerato un vero e proprio specialista, mentre KK è ben al di sotto del par NBA.

DeMarre Carroll (11,1 punti, 5,5 rimbalzi, 1,5 recuperi) plays Kawhi Leonard (12,8 punti, 6,2 rimbalzi, 1,7 recuperi): ok, questa è dura, ci vuole un po’ di fantasia. Carroll è, più o meno, quello che era Leonard 2 anni fa. Un difensore fisico e con braccia lunghissime che in attacco si preoccupa solamente di segnare i tiri aperti che la difesa gli concede. (P.S. Carroll MVP delle Finals entro 3 anni, of course)

Paul Millsap (17,9 punti, 8,5 rimbalzi, 3,1 assists) plays Boris Diaw (9,1 punti, 4,1 rimbalzi, 2,8 assists): Le statistiche sono abbastanza differenti, eppure il loro ruolo nel sistema è, per certi versi, lo stesso. Sono due numeri 4 abbastanza aticipi, undersized (203 cm di altezza per entrambi), con tiro da fuori e grande IQ cestistico.

Al Horford (18,6 punti, 8,4 rimbalzi, 2,6 assists) plays Tim Duncan (15,1 punti, 9,7 rimbalzi, 3 assists): qui tocchiamo una leggenda, quindi andiamoci con i guanti. Dal punto di vista tecnico, i due si assomigliano molto; ottimi realizzatori dal post, capaci anche di segnare dalla media (in particolare Horford ha tirato con il 48% dal mid range durante la scorsa annata) e eccellenti rimbalzisti. Anche qui IQ cestistico ben al di sopra della media.

Il futuro è adesso

Considerando quello che è riuscita a fare San Antonio grazie a questo sistema, i tifosi degli Hawks non possono che ben sperare per il futuro. La dirigenza guidata da Danny Ferry (altro ex Spurs) ha già fatto un ottimo lavoro, prima liberandosi del cancro più cancro che ci sia in giro per la NBA, ovvero Josh Smith, e poi ingaggiando una delle PF più sottovalutate della Lega, che risponde al nome di Paul Millsap. Per la prossima stagione l’obiettivo è quello di migliorare la panchina, vero punto debole della squadra. Con una second unit un po’ più consistente, e un Al Horford in salute, Atlanta potrebbe puntare a disputare le sue prime Finali di Conference dal 1970 (quando si chiamavano ancora Division Finals, con gli Hawks, allora a St. Louis, che vennero sweeppati dai Lakers). La concorrenza nella Eastern Conference non sembra così agguerrita, con gli Heat incerti sul futuro e i Pacers quantomai enigmatici, e per Atlanta sembra davvero arrivato il momento di imporsi, dopo anni di Playoffs disputati senza mai avere una vera opportunità di vittoria. The time is now.

Come migliorare la panchina?

Come detto, la panchina è stata il vero punto debole della squadra. In particolare, mancano un giocatore che possa coprire i ruoli di guardia e di ala in grado di dare solidità alla second unit. Gli Hawks infatti hanno utilizzato per tutta la stagione Lou Williams come guardia (da sesto uomo) e Cartier Martin (arrivato a stagione in corso) come back-up di Carroll. Considerando che l’ex Phila è piuttosto piccolo per giocare da guardia e che Martin semplicemente non è all’altezza, capiamo bene che è proprio questo il reparto più deficitario per Atlanta. Un giocatore che potrebbe davvero fare al caso loro è Ray Allen, ancora incerto sul suo futuro. L’ex Boston sarebbe perfetto per il sistema offensivo di Budenholzer, ma per ora non si è parlato di questa soluzione.

Nel reparto lunghi, invece, la franchigia di Ferry sembra ben attrezzata; Millsap e Horford sono i due titolari, Antic, Brand, Ayon e Scott dalla panchina, ma con gli ultimi 3 che sono in scadenza di contratto. Con due dei lunghi più intelligenti, tecnici e sottovalutati della Lega in quintetto, gli Hawks devono solamente affiancargli dei degni sostituti (già confermare i 4 di sui sopra, sarebbe una grande mossa). Con Scott a Antic pronti ad aprire il campo (anche se il macedone ha fallito nei Playoffs, tirando con il 16%(!) dal campo nella serie) e Brand e Ayon a farsi sentire a rimbalzo, il pacchetto lunghi potrebbe costituire un punto di forza non da poco per Altanta.

Dunque, con qualche ritocco mirato e un po’ di fortuna (che ultimamente non ha assistito Atlanta), ci aspettiamo di vedere gli Hawks anche a maggio inoltrato, magari a giocarsi qualcosa di importante.

You may also like

Lascia un commento