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Derrick Rose: la carriera di uno dei più grandi “what if”

di Giacomo Greco

La storia e la carriera di Derrick Rose sono particolari, anche struggenti. Un giocatore che, giunto ad una vetta altissima (MVP, squadra trascinata al miglior record stagionale, finale di conference) è poi caduto in un vortice di infortuni che avrebbero steso chiunque, ma dal quale ogni volta è ritornato,  sempre fedele al proprio stile di gioco.

Un giocatore culto, uno dei più grandi “what if” (e se…) di sempre in un gruppo ristretto che comprende anche Grant Hill, Bill Walton, Brandon Roy, Tracy McGrady, Yao Ming.

 

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Carriera e biografia di Derrick Rose

Il 4 ottobre del 1988 a Englewood, Chicago, nasce Derrick Rose.

Il giovane Rose trascorre solo un anno al college, un’annata strepitosa con i Memphis Tigers: regular season conclusa con record di 33-1, arrivo alle Final Four NCAA dove grazie anche ai suoi 25 punti Memphis sconfigge UCLA, prima di perdere la finale ai tempi supplementari contro Kansas, partita in cui un errore dalla lunetta di Derrick costa caro ai suoi.

In aprile, Rose decide di lasciare Memphis e si dichiara eleggibile per il draft NBA 2008, dove viene selezionato con la prima scelta assoluta proprio dai Chicago Bulls, la squadra della sua città natale. Cosa chiedere di più? Rose arriva nella NBA con grandi aspettative, vista la sua sfolgorante carriera al college e ancor prima alla Simeon High School dove fece meraviglie. Vince subito il premio di Rookie of the Year trascinando i Chicago Bulls (l’anno prima reduci da una stagione con sole 33 vittorie, con Ben Gordon e Luol Deng come giocatori di punta) ai playoffs, gli avversari al primo turno sono i Boston Celtics.

Gara 1 è al TD Garden di Boston, e Rose realizza 36 punti seguiti da 11 assist: quei 36 punti sono il record All-Time di punti segnati nella gara di debutto ai playoffs, record detenuto fino a quel momento da Kareem Abdul-Jabbar. Boston vincerà la serie in 7 partite ma Rose mostra tutto il suo talento, con una serie conclusa con medie di 19.7 punti, 6.3 rimbalzi e 6.4 assist.

Dopo una sola stagione Derrick Rose è già diventato il giocatore franchigia, e nel secondo anno incrementerà ancora le sue medie. Ancora una volta la squadra si ferma però al primo turno dei playoffs, a fermare la corsa dei tori sono i Cleveland Cavalies di LeBron James e Shaquille O’Neal.

 

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Anno di grazia 2010/2011: Derrick Rose esplode

La stagione 2010/2011 è quella che consacra definitivamente Rose nell’olimpo NBA.

Derrick sente che quella sarà la stagione della svolta: già nel media day che apre l’annata Rose domanda ai cronisti presenti che cosa gli impedisca di vincere, anche se solo al terzo anno, il premio di MVP. Affermazioni persino esagerate in quel momento, eppure…

Eppure Rose disputa una stagione strepitosa con medie da 25.0 punti 4.1 rimbalzi e 7.7 assist a partita, diventando solo il settimo giocatore della storia della NBA a sostenere tali medie, e con uno stile di gioco spettacolare ed un atletismo debordante. L’ex Tigers viene ovviamente anche selezionato titolare per l’All Star Game 2011, diventando il primo giocatore dei Bulls dai tempi di Michael Jordan a ricevere tale onore, ed a fine anno viene incluso nel primo quintetto All-NBA.

Al training camp, quando dissi che volevo diventare MVP, non stavo affatto cercando di essere arrogante. Sapevo che avevo lavorato molto duramente in estate, e volevo solo spingermi a dare sempre di più. Jordan? Non sono nemmeno lontanamente vicino a lui. Sarebbe molto avvicinarsi a ciò che lui è stato. Questa è una squadra diversa, in un’era diversa

Rose colleziona in totale più di 2000 punti, 600 assist e 300 rimbalzi, uno dei sei giocatori nella storia a riuscire a realizzare una singola annata con tali cifre (prima di lui solo Oscar Robertson, Michael Jordan, LeBron James, dopo di lui James Harden e Russell Westbrook). Con 62 vittorie i Chicago Bulls ottengono il miglior record NBA nonostante i diversi problemi di infortuni, con Joakim Noah e Carlos Boozer – il frontcourt titolare – che giocarono rispettivamente 48 e 59 partite. Nella stagione 2010/11 Rose trascinò una squadra che aveva sì un buon roster (Luol Deng, Kyle Korver, Keith Bogans, Taj Gibson, Ronnie Brewer, C.J. Watson, il 38enne Kurt Thomas, Omer Asik più i sopracitati Noah e Boozer) ma di certo non il più forte della lega, al miglior record stagionale, e ad un net rating di +8.

Derrick Rose vince a fine stagione un meritatissimo premio di MVP della regular season: a soli 23 anni ancora da compiere, è il più giovane MVP della storia NBA.

“Sono molto orgoglioso, se lo è meritato” Così all’epoca Tom Thibodeau capo allenatore dei Bulls “Sono davvero molto emozionato per lui. Durante la stagione è stato tutto ciò che si può chiedere ad un giocatore, ad un leader, e potrà solo migliorare”.

Tom Thibodeau a colloquio con Derrick Rose

Chicago entra nei playoffs con grandi ambizioni, il primo turno è contro gli Indiana Pacers. Rose, tanto per mettere le cose in chiaro, in gara 1 segna 39 punti ed in gara 2 altri 36. I Bulls vincono la serie in 5 partite. Anche gli Atlanta Hawks al secondo turno vengono eliminati e Chicago arriva alle finali di conference con il fattore campo a favore, per la prima volta dai tempi di Michael Jordan. Gli avversari sono i Miami Heat del big three James-Wade-Bosh, che nel frattempo avevano eliminato i Philadelphia 76ers e i finalisti NBA in carica dei Boston Celtics.

Chicago stravince gara 1 di 21 punti, ma quella sarà l’unica loro vittoria nella serie. In difesa LeBron James si occupa in prima persona di Rose e riesce a contenerlo alla grande, Miami vincerà in 5 gare, prima di perdere le Finals contro i Dallas Mavericks.

Il futuro sembra comunque sorridere ai Bulls, forti di un giocatore pronto a dominare la NBA per gli anni a venire e che sembra avere il mondo ai suoi piedi: profeta in patria, volto umile, silenzioso, modesto, che condivide i meriti con i compagni di squadra e non smette di ringraziare la sua mamma che da piccolo lo ha allevato in un quartiere difficile, un giocatore che piace ai tifosi ed agli sponsor.

La sfortuna comincia a martellarlo

Nessuno avrebbe potuto intuire che quella appena trascorsa sarebbe stata l’ultima annata senza problemi fisici per Derrick Rose.

Il 28 aprile 2012 i Chicago Bulls aprono la loro post-season dopo una stagione regolare accorciata dal lock-out, la “serrata” degli addetti a lavori col prolungarsi dei negoziati per il nuovo contratto di lavoro collettivo, e stagione in cui l’MVP in carica ha giocato sole 39 partite a causa di diversi acciacchi. In gara 1 contro i Philadelphia 76ers, Rose va a canestro nei minuti finali di una partita già chiusa per i Bulls, salta, e quando atterra il ginocchio sinistro cede.

La diagnosi è impietosa, rottura del legamento crociato anteriore sinistro, infortunio che lo costringerà a un lunghissimo stop. I playoffs di una squadra sotto shock finiscono al primo turno, 4.2 per i Sixers.

La stagione 2012/13 è quella della lunga e vana attesa. Rose inizia la sua riabilitazione e diventa testimonial di una serie di spot per Adidas, di cui mesi prima era diventato endorser con un contratto milionario, che mostrano le fasi del suo recupero per quello che dovrebbe essere il ritorno più atteso dell’anno. Rientro in campo che non avverrà mai: Rose salterà tutta la stagione 2012/2013 mentre i Bulls conviveranno per gli ultimi tre mesi di stagione con la fanfara mediatica sull’imminente ritorno della loro star.

28 aprile 2012, Derrick Rose a terra

Rose rientrerà sul parquet il 5 ottobre 2013, alla prima partita di pre-season dei suoi Bulls.

Il suo 2013\14 dura però appena 10 partite, il 22 novembre Derrick Rose si infortuna di nuovo, stavolta riportando una lesione al menisco mediale del ginocchio destro contro i Portland Trail Blazers, e non torna più in campo. i Bulls raggiungono la post-season con quarta testa di serie ad Est ma perdono al primo turno contro gli Washington Wizards delle giovani star John Wall e Bradley Beal.

Derrick Rose rientra per la stagione 2014/15 e finalmente i Bulls ritrovano la loro star: l’ex MVP gioca 51 partite nonostante un altro problema al ginocchio destro che lo tiene fuori per 20 gare consecutive. La squadra è molto buona, i compagni sono Jimmy Butler, Pau Gasol, Joakim Noah, contornati da un buon supporting cast composto da Nikola Mirotic, Mike Dunleavy, Taj Gibson e Aaron Brooks.

Dopo tre anni Rose torna in campo in una gara di playoffs, segna 23 punti contro i Milwaukee Bucks in gara 1 e Chicago supera il primo turno in 6 partite. Nel secondo turno i Bulls incontrano i Cleveland Cavaliers del figliol prodigo LeBron James, ritornato in Ohio dopo 4 anni super al caldo della Florida. Rose realizza da lontanissimo il buzzer beater della vittoria in gara 3 che porta i Bulls avanti nella serie 2-1, ma i Cavs vinceranno le successive 3 partite passando il turno.

L’ultima stagione di Derrick Rose nella sua Chicago è fallimentare, i Bulls mancano i playoffs per la prima volta dal 2008, da prima dell’era Rose. La volontà della franchigia di voltare pagina è evidente e la squadra è passata in mano a Fred Hoiberg in panchina dopo il licenziamento di Thibodeau, ed a Jimmy Butler in campo. D-Rose gioca 66 partite (il massimo in stagione dal 2011) ma in campo i Bulls sono disfunzionali nonostante il talento a disposizione, le voci di mercato su un Derrick Rose in prossima scadenza contrattuale e tartassato dagli infortuni non aiutano.

L’approdo nella Big Apple

Nel giugno del 2016, Chicago imbastisce una trade con i New York Knicks: a NY vanno Rose, giunto all’ultimo anno di contratto, Justin Holiday e una seconda scelta del draft NBA 2017 in cambio di Robin Lopez, Jose Calderon e Jerian Grant. Dopo 8 stagioni Derrick Rose lascia i Chicago Bulls.

Derrick è distrutto dal fatto di lasciare la sua città natale, la sua famiglia e gli amici. L’avventura nella Grande Mela è un disastro, la squadra finirà la stagione 2016\17 con appena 31 vittorie, affondata dalle diatribe tra Phil Jackson – presidente della franchigia – e coach Jeff Hornacek (si, quello battuto per due anni di fila dai Bulls di Jackson alle finali NBA), dalle resistenze di giocatori (Anthony, Rose) e staff alla triple post offense predicata da Jackson e dal contratto faraonico offerto ad un Joakim Noah demotivato, logoro e distratto dalla vita notturna di New York.

A gennaio Rose “crolla” dopo l’ennesimo infortunio, stavolta alla caviglia: dopo essersi allenato al mattino con i compagni, Derrick scompare letteralmente saltando la gara contro i New Orleans Pelicans. Salterà le partite successive e dopo nove giorni di fuga si giustificherà raccontando di essere tornato a Chicago, per stare con sua madre.

Avevo deciso che avrei smesso. Avevo visto che ciò che era accaduto ai Bulls stava accadendo di nuovo a New York. La stagione non stava andando come avei voluto, e come in tanti si aspettavano. Non sapevo cosa fare, non ero sicuro di voler continuare, soprattutto quando capii che si trattava soprattutto di business, e poi solo dopo di sport, di pallacanestro. Un giocatore lo sa, ma io avevo perso la gioia per il gioco, non mi divertivo più (…) la mia famiglia mi convinse a ripensarci, ma probabilmente in quell’occasione persi la fiducia dei Knicks nei miei confronti

Come svelato dallo stesso Rose nella sua autobiografia “I’ll Show You”, in quei giorni l’ex Bulls aveva “deciso di smettere di giocare” ed era tornato ai Chicago per discuterne con tutta la sua famiglia. Derrick non si divertiva più nel giocare a basket ed era disgustato da tutto ciò che girava attorno al mondo NBA:

È allora che ho realizzato che tutto quello che gira attorno alla NBA è un gioco all’interno del gioco, e io in questo gioco non sono bravo, non so come comportarmi. Ci sono tante falsità, tante menzogne e crescendo dove sono cresciuto tutto quello che volevo era non diventare quel tipo di persona, e invece sembrava che la mia professione mi richiedesse proprio quello

La sua famiglia lo convincerà a non ritirarsi ed a tornare a New York. La situazione tecnica dei Knicks rimane però disastrosa, ma ciò nonostante, Rose chiude la stagione con 18.0 punti a partita, la media più alta dai tempi dei primi anni di Chicago. La sua stagione termina il 2 aprile 2017 a causa di un nuovo infortunio al ginocchio sinistro e successiva operazione.

L’inizio della fine?

In estate Rose diventa free agent e parla con diverse squadre, Los Angeles Clippers, Milwaukee Bucks, Los Angeles Lakers e Cleveland Cavaliers. E’ proprio con questi ultimi che decide di firmare, una squadra che punta all’anello con LeBron James, Dwyane Wade e lo stupendo Isaiah Thomas delle ultime due stagioni ai Boston Celtics. Rose partirà dalla panchina.

Derrick Rose

Derrick Rose in maglia Cleveland Cavs

Non funziona nemmeno in Ohio, sole 16 partite con 19 minuti e 9.8 punti a gara ed una nuova trade a febbraio con la quale finisce agli Utah Jazz. A Salt Lake City Rose non giocherà neanche una partita, taglio immediato per un giocatore che non rientra nei piani della squadra di coach Quin Snyder.

E’ il punto più basso della carriera di Derrick Rose. Un punto in cui quasi ogni altro giocatore si sarebbe arreso, avrebbe detto basta di fronte ai continui infortuni che lo avevano martoriato per tutta la sua carriera, che lo avevano reso un giocatore insicuro, con un freno a mano mentale tirato e timoroso di infortunarsi di nuovo ad ogni entrata a canestro, ad ogni balzo.

La rinascita

Rimasto senza squadra, Rose ritrova un suo estimatore, coach Tom Thibodeau, il suo vecchio allenatore ai Bulls ed ora capo allenatore e president of basketball operations dei Minnesota Timberwolves, con cui l’ex Cavs firma un contratto fino al termine della stagione.

Rose entra in punta di piedi in una squadra ricca di talento, con Jimmy Butler, Karl-Anthony Towns, Andrew Wiggins, Jeff Teague e Taj Gibson. Al momento della firma di Rose, i Twolves sono in lotta per un posto ai playoffs dopo 13 stagioni di assenza, ma avevano appena perso la star Jimmy Butler per un infortunio al ginocchio. Minnesota resiste alla rimonta dei Denver Nuggets, ritrova Butler ed al primo turno trova i super Houston Rockets di James Harden e Chris Paul.

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Derrick Rose in maglia Twolves, la sua stagione della rinascita

Ai playoffs Thibodeau decide di puntare sull’esperienza di Rose, che gioca cinque partite di alto livello segnando 14.2 punti a partita e marcando Harden dall’altra parte. Abbastanza per riguadagnarsi la fiducia dei Twolves per una seconda stagione.

I 50 punti? Significano tutto, per me. Io mi faccio il c*** tutti i giorni per giocare. Lo faccio per la squadra, per i tifosi, voglio solo essere in grado di giocare, voglio vincere e giocare duro. I miei compagni mi hanno detto prima della partita di pensare solo a giocare come so, e stasera… è stata una grande sera. Abbiamo una squadra giovane, il mio compito è di entrare in campo e guidarla, dare l’esempio… oggi parlo con i miei compagni in campo come non ho mai fatto prima nella mia carriera

L’annata 2018\19 dei Minnesota Timberwolves è caratterizzata dagli strali del furioso Jimmy Butler, che sfida compagni e staff tecnico, e chiede ed ottiene la trade a fine novembre. Mentre tutti guardano alla vicenda Butler, Rose trova il suo spazio da sesto uomo dietro a Jeff Teague, inizia la stagione mostrando una brillantezza fisica mai vista dai tempi d’oro dei Chicago Bulls e chiude la sua stagione con 18 punti e 4.3 assist a partita, con un convincente 37% al tiro da tre punti, e regalando agli appassionati di sport una di quelle serate da ricordare.

Il 31 ottobre al Target center di Minneapolis, Rose segna 50 punti contro gli Utah Jazz, sigilla la vittoria finale con una stoppata su Dante Exum, che ha in mano il pallone del pareggio, e dopo la gara piange di gioia. La serata perfetta.

 

Stephen Curry: “Non posso neanche immaginare i giorni, i mesi, le settimane, gli anni negativi che hai passato. 50!! Rispetto”.

LeBron James: “Quando parli di perseveranza, questo è il suo reale significato”.

Dwyane Wade: “Ogni appassionato di basket nel mondo dovrebbe sentirsi felice per Derrick Rose. Stanotte ha dato un esempio di cosa significhi non arrendersi mai, anche quando le altre persone non credono in te. Possono accadere cose incredibili. Sto sorridendo come se fossi stato io a segnare 50 punti! Congratulazioni ad un bravo ragazzo!“.

J.R. Smith: “Sono così orgoglioso di te, fratello! Nessuno sa quanto hai passato giorno dopo giorno! Sei davvero una fonte d’ispirazione per tutti! Super orgoglioso di averti avuto come compagno di squadra! Continua così!”.

Gregg Popovich:

Sono felice per lui perché ai suoi tempi era uno dei migliori giocatori della lega. Era incredibile. E poi, d’improvviso, gli infortuni, e lui non è più stato lo stesso. Ma allora era una forza della natura. Non era certo il miglior tiratore del mondo all’epoca, ma anche a distanza di anni sta dimostrando di saperci ancora fare. E’ un tipo tosto, è migliorato tanto al tiro e questa è forse la sorpresa maggiore perché nessuno se lo sarebbe aspettato da lui. Ma quando vedi qualcuno tornare a tali livelli di gioco, dopo tanti anni, non puoi che essere contento per lui. Credo sia una cosa fantastica

Il presente

La grande stagione ai Minnesota Timberwolves ha fruttato nell’estate 2019 al più giovane MVP della storia della NBA un biennale da 15 milioni di dollari ai Detroit Pistons, squadra con propositi di migliorarsi dopo il (fugace) ritorno ai playoffs nel 2019, ed in cui l’ex Twolves troverà una situazione tecnica a lui congeniale.

Coach Dwane Casey sfrutterà Rose nel suo ormai consolidato ruolo di sesto uomo, spesso dividendosi il campo con reggie Jackson alla maniera in cui sia Casey che Stan Van Gundy prima di lui utilizzarono sino alla scorsa stagione Ish Smith. Durante il media day di presentazione dei Pistons, Derrick Rose ha fissato gli obiettivi di una nuova avventura in una carriera giunta alla sua dodicesima stagione.

oggi cerco soprattutto un posto dove possa giocare ed avere le mie opportunità. Di premi ne ho già vinti in passato. Ora l’unica cosa che manca alla mia carriera è un titolo NBA ed ora sono qui, e giudicando da cosa hanno combinato i Toronto Raptors lo scorso anno, non si sa mai cosa potrà accadere

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