fbpx
Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti Pistons preview 2019/20: l’obiettivo ora è sorprendere

Pistons preview 2019/20: l’obiettivo ora è sorprendere

di Michele Martella

La curiosità verso i Detroit Pistons versione 2019/20 è tanta, molti si chiedono se il team della Motor City riuscirà a fare meglio, o almeno a ripetere, quello fatto nella passata stagione. Dopo gli scorsi playoffs che si sono chiusi con un sonoro 4-0 al primo turno rifilato da Giannis Antetokounmpo e i suoi Milwaukee Bucks, i Pistons hanno rafforzato alcune certezze e aggiunto al roster alternative e spaziature. A queste un buon mix di veterani congeniali al gioco della squadra e giovani promettenti e interessanti.

 

Cosa è successo nella stagione 2018/19?

  • Record: 41-41
  • Piazzamento: seed #8 Eastern Conference
  • Rendimento playoff: sconfitta al primo turno per 4-0, vs Milwaukee Bucks
  • Offensive rating: 109.0
  • Defensive rating: 109.2
  • Team leader: Blake Griffin (24.5 PTS), Andre Drummond(15.6 REB), Blake Griffin (5.4 AST)
  • Numero Chiave: 11.4 (rimbalzi offensivi di media a partita). Il controllo del tabellone è stata, e sicuramente sarà, una delle chiavi di lettura del gioco dei Pistons. Combinati Griffin e Drummond viaggiano a quasi 25 rimbalzi a partita.

 

I movimenti estivi

Dal draft sono arrivati tre giocatori, Sekou Doumbouya al primo giro e Jordan Bone e Deividas Sirvydis al secondo giro. Prospetti sicuramente futuribili e interessanti ma ancora troppo acerbi per essere decisivi o avere minuti veri già questa stagione.

Derrick Rose

Derrick Rose con la casacca dei Minnesota Timberwolves.

In free agency sono arrivati quattro ottimi giocatori, tre veterani e un ottimo cambio nello spot di point guard: Derrick Rose, Markieff Morris, Joe Johnson e Tim Frazier. Tutti e quattro avranno molti minuti a disposizione, Morris sarà importante come alternativa ai lunghi o come ala piccola in quintetti ‘small’. Frazier e soprattutto Rose saranno ricambi validi al backcourt con punti nelle mani. Joe Johnson infine, dopo il titolo di MVP della Big3, torna nella NBA per fare quello che meglio sa fare, canestro in determinate situazioni.

 

Pistons preview 2019/20: il gioco

Le combinazioni tra i due lunghi titolari, Griffin e Drummond, saranno fondamentali. L’opzione principale sarà probabilmente il classico alto-basso con Griffin da post alto. I due hanno vagliato molto questa opzione, con discreto successo; inoltre Griffin, come già detto, ha ampliato sempre di più il suo range di tiro ed è rischioso battezzarlo. Griffin può inoltre giocare i blocchi in entrambe le modalità da bloccante con Jackson o chi per lui per un gioco che può ricordare l’asse confezionato ai Clippers assieme a Paul, o in pick and pop per un tiro aperto.

L’abilità dal perimetro di Griffin sarà fondamentale ai Pistons per aprire il campo.

Inoltre, il lungo uscito dall’università dell’Oklahoma è in grado di trattare bene la palla e di mettere in ritmo i compagni: questo lo porta a volte a condurre l‘azione. L’esempio lampante è il gioco in pick and roll eseguito con Drummond bloccante, in grado di creare grandi problemi per le difese con lunghi non così mobili e brave ad adattarsi. Inoltre la presenza di Johnson, Rose e Morris aggiungono pericolosità da oltre l’arco e si sa quanto sia importante nell’era moderna il tiro da tre punti. Da un lato si cercherà di occupare l’aria, grazie a due lunghi prestanti; dall’altro, sperando in buone percentuali, si proverà ad aprire il campo per tiri da tre efficaci, le qualità di Griffin come passatore saranno importanti.

L’intesa tra i due lunghi dei Pistons può fruttare una buona dose di punti. 

In difesa è una squadra costruita, Drummond escluso, per poter gestire cambi forzati di marcatura. Molti giocatori possono giocare su entrambi i lati del campo in più posizioni, Morris su tutti. La facilità di accoppiarsi difensivamente senza perdere troppo sarà un fattore importante. Questo è il potenziale starting five dei Pistons : Reggie Jackson, Bruce Brown, Tony Snell, Blake Griffin, Andre Drummond. La presenza di Brown in quintetto aggiunge valore difensivo a scapito dell’attacco (nonostante sia da sottolineare una tripla doppia in summer league), che sarà comunque nelle mani del trio Griffin-Drummond-Jackson, in questo ordine di priorità.

Dalla panchina possono alzarsi tante ‘bocche da fuoco’, su tutti Johnson e Rose. Importante l’aggiunta di Morris che può occupare almeno tre spot diversi sullo scacchiere di coach Casey. Frazier, dopo essere stato una buona riserva di Eric Bledsoe ai Milwaukee Bucks, avrà lo stesso ruolo come cambio di un giocatore meno esplosivo ma con caratteristiche simili.

 

Un potenziale fattore: Joe Johnson

Joe Johnson

Joe Johnson con la casacca degli Utah Jazz

Ovviamente sarà Blake Griffin la prima scelta offensiva e l’uomo che deciderà le sorti della squadra. Importante, molto importante potrà essere Joe Johnson. Il giocatore si è rilanciato nella lega estiva Big 3 portando la sua squadra al titolo dopo che nelle ultime apparizioni NBA, Rockets e Jazz, aveva prodotto meno di quanto capace. In carriera Johnson ha una media di 16 punti, con picchi di 25 nella sua migliore stagione ad Atlanta, anche se parliamo del 2006. Accettando un ruolo in uscita dalla panchina con minutaggio ridotto, insieme a Rose, potrà essere un’alternativa importante contro le second unit avversarie. Non esistono tanti giocatori nella NBA attuale capaci di costruirsi un tiro efficace e fare canestro come lui. La presenza di Rose/Frazier nel secondo quintetto insieme a lui garantirà qualità di spaziature e tiri costruiti. Johnson è comunque abile a creare un buon tiro dal palleggio e in isolamento quando il tempo sta per scadere, come ricorda il suo soprannome IsoJoe. 

 

Dove possono arrivare i Pistons?

L’obiettivo minimo della squadra deve essere confermare il posizionamento nella griglia playoffs ottenuto la scorsa stagione. Evitare subito l’accoppiamento con la testa di serie numero 1 sarebbe auspicabile ma è verosimile che si parla di un piazzamento tra la ottava e la sesta piazza. Più in alto sarebbe una grossa sorpresa e un risultato notevole, come lo sarebbe passare il primo turno. Giocarsela contro tutti sfruttando il proprio piano del gioco è un obiettivo raggiungibile che in ogni caso passerà dalle condizioni di salute di un roster, parla la storia dei singoli giocatori, particolarmente incline agli infortuni

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Questo sito web usa i cookies per migliorare la tua esperienza: speriamo sia ok per te, se non lo fosse puoi farne a meno. Accetta Leggi