Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsBoston CelticsCeltics, Bass: “Sono stato bene a Boston”

Celtics, Bass: “Sono stato bene a Boston”

di Gabriel Greotti

Brandon Bass è stato un tassello importante per il roster dei Boston Celtics, sin da quando è arrivato nella Beantown, nel 2011, quando i Big Three Ray Allen, Paul Pierce e Kevin Garnett vestivano ancora la jersey bianco-verde ed è, insieme ad Avery Bradley, l’unico anello di congiunzione rimasto tra quei Celtics ed il roster attuale. Tuttavia, nonostante abbia giocato qualche partita da titolare nell’ultima stagione a causa dell’infortunio da stress accorso al piede destro di Jared Sullinger, è stato spesso costretto a partire dalla panchina in favore delle due PF più giovani, appunto Sullinger ed il canadese Kelly Olynyk. L’avventura del numero 30 a Boston, quindi, alla luce anche della brutta post-season giocata, potrebbe essere giunta al capolinea.

Mar 22, 2012; Milwaukee, WI, USA;  Boston Celtics forward Brandon Bass (30) during the game against the Milwaukee Bucks at the Bradley Center.  The Celtics defeated the Bucks 100-91.  Mandatory Credit: Jeff Hanisch-US PRESSWIRE

Bass in palleggio

Quando arrivò a Boston nel 2011, inizialmente, Bass ha accettato di buon grado il ruolo di cambio di Garnett, ma poi, quando KG è stato costretto a giocare come centro data la mancanza di ragazzi che ricoprissero quel ruolo, Bass è entrato a far parte in modo abbastanza stabile del quintetto titolare bianco-verde. In quella stagione Bass ha giocato 39 gare da titolare, riuscendo a totalizzare medie di 12.5 punti, 6.5 rimbalzi e 0.9 stoppate a partita. Da allora il gioco di Bass è costantemente migliorato, grazie soprattutto alla professionalità ed all’impegno messi sul parquet (e non solo) dal ragazzo. Il numero 30 ha fatto del mid-range jump shot la sua arma letale, ottenendo percentuali molto elevate dalla media distanza, e mostrando costanti miglioramenti nelle schiacciate su rimbalzo offensivo.

I miglioramenti per Bass non finiscono qui: nel corso degli ultimi tre anni Brandon ha migliorato il proprio PER, i suoi punti per 36 minuti giocati ed infine anche il suo ball-handling. Ciò nonostante, il minutaggio del numero 30 è in progressivo calo, e nell’ultima stagione, quella appena conclusa, il suo minutaggio medio di impiego sul parquet è stato di 23.5 minuti a partita, la media più bassa negli ultimi cinque anni della sua carriera. Inoltre l’ultima stagione in biancoverde, si è conclusa in malo modo per Bass. I Celtics sono stati eliminati al primo turno dei playoff, e nonostante il veterano ex Mavericks e Magic abbia cominciato tutte e quattro le gare giocate dai bianco-verdi al primo turno, le statistiche medie che ha messo in piedi sono state a dir poco disastrose: 35% dal campo, 5 punti, 2.5 assist e 2 rimbalzi in 21.5 minuti a partita.

Bass e Thornton con la jersey dei Celtics

Bass e Thornton con la jersey dei Celtics

Intervistato dai giornalisti, come riporta Wes Howard di SB Nation, in merito alla post-season Bass ha dichiarato: “Non mi piace il modo in cui sono stato in campo, so che potrei giocare 10 volte meglio di come ho fatto, ma succede. Tutta la mia carriera nei playoff, ho sempre giocato ad un livello superiore rispetto alla regular season. La legge delle statistiche quest’anno mi ha tradito. Credo che possa accadere, ma sono già al lavoro in palestra, sto migliorando. “.

Bass è stato un grande professionista come sempre, un esempio per molti ragazzi per atteggiamenti tenuti dentro e fuori dal campo, ma le prestazioni poco convincenti sfornate durante il primo turno dei playoff contro i Cavaliers di LeBron James certo non aiutano la sua lotta per un posto da titolare con le power forward più giovani, che sembra che continueranno progressivamente a togliergli minutaggio. L’arrivo di Sullinger ed Olynyk rispettivamente nei Draft del 2012 e del 2013, hanno fatto sì che a Boston ci fosse un sovraffollamento nel ruolo di ala grande, il che ha spesso costretto, a turno, i tre ragazzi a giocare in ruoli a loro non congeniali.

La dirigenza dei Boston Celtics, dopo l’addio dei Big Three, ha deciso di ricostruire il roster attorno ad un nucleo di giovani che possano essere pronti a lottare per il titolo, ottimisticamente, entro 3-4 anni e Bass, avendo già 30 anni compiuti e 10 stagioni tra i professionisti alle sue spalle, non rientra certo nel profilo di “giovane su cui ricostruire”. Nell’intervista di ieri, quando a Bass è stato chiesto se gli piacerebbe rimanere a Boston con un contratto a lungo termine, vista la scadenza di quello attuale e quindi l’imminente Free Agency, il ragazzo ha risposto: “Penso che sia stato un grande momento per me. E ‘stata una grande esperienza di apprendimento per me, e sono stato felice qui, la mia famiglia è stato felice qui. Ora staremo a vedere cosa succede.”.

Queste parole lasciano l’amaro in bocca a chi, come chi scrive, ha apprezzato l’enorme lavoro offerto dal numero 30 sin dal momento in cui è arrivato a Boston e, qualora le strade del ragazzo e dei Celtics debbano dividersi, credo che sia doveroso augurare il meglio ad un professionista esemplare, che ha ancora molto da dare e da insegnare ai più giovani, ma merita un posto nella second unit di una franchigia che possa regalargli al più presto, più di quanto possano fare i Celtics, un anello NBA, che non farebbe altro che coronare una carriera di duro lavoro e di comportamenti ineccepibili, mai fuori posto. Non si può sapere se questo è un addio, ma in ogni caso al giocatore va un forte ringraziamento per il lavoro svolto da tutta la tifoseria Celtics.

Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)

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