La stagione dei Los Angeles Lakers ripartirà dopo la pausa per l’All-Star Game contro i Clippers, senza Anthony Davis ancora infortunato e con ben poco da salvare nella prima metà ampia di regular season.
Senza AD, i Lakers dovranno cercare di salvare la zona play-in, impresa che non pare impossibile visto il passo lento con cui le squadre alle loro spalle, Pelicans e Kings in primis, procedono.
27-31 il record per i Lakers, che anche durante l’All-Star Weekend non hanno mancato di far parlare di sé con le dichiarazioni di LeBron James. JLB ha “aperto” di fatto alla prospettiva di poter lasciare i Lakers in futuro per giocare altrove la sua ultima stagione NBA, assieme al figlio maggiore Bronny, promettente prospetto liceale alla Sierra Canyon High School di LA e che – a oggi – potrebbe iscriversi al draft solo nel 2024.
James “non ha escluso” a priori neppure un terzo ritorno a Cleveland, casa sua, per chiudere in bellezza una carriera straordinaria.
Abbastanza perché tali parole, al solito quando si parla di Lakers contornate da una ridda di retroscena, rumors e rivelazioni, sollevassero per davvero la questione sulla permanenza oltre al 2023 (anno in cui scadrà il suo attuale contratto) di LeBron James.
James sarà eleggibile in estate per un’estensione biennale del suo contratto, da 91 milioni di dollari in due anni oltre al 2023. LeBron e Rich Paul avrebbero secondo gli insider NBA “fatto pressioni” al front office dei Lakers per mettere pesantemente mano al roster alla prossima free agency per dare di fatto ancora un buon motivo tecnico a James per restare. Più facile a dirsi che a farsi, con il pochissimo spazio di manovra sul mercato di cui i Lakers dispongono e disporranno (in parte) anche in futuro, e che si è palesato senza dubbi durante le ultime ore di trade deadline, due settimane fa.
Una situazione talmente delicata, e nella quale si inserisce un altrettanto palese scontro di potere tra i Lakers e Klutch Sports, guidata da Rich Paul e dallo stesso James, per procura, che ha fatto sorgere proprio durante la pausa per l’All-Star Game una domanda. E se a partire via trade fosse proprio LeBron James?
Eric Pincus di Bleacher Report prova a fare i conti in tasca alle altre squadre NBA, Cleveland Cavs in testa, nel caso in cui James diventasse free agent nel 2023. Qualcosa che non occorrerà attendere un anno e mezzo per sapere: se James non firmerà la sua estensione biennale nell’estate 2022, tale strada diventerà quasi obbligata.
Pincus fa l’esempio di ciò che accadde ai Lakers nel 2004, quando l’allora proprietario Jerry Buss e il general manager Mitch Kupchak decisero di non concedere a Shaquille O’Neal un’estensione contrattuale al massimo salariale, per ricostruire la squadra attorno al più giovane Kobe Bryant. Prima dell’inizio della stagione 2004\05, i Lakers cedettero via trade O’Neal ai Miami Heat del giovane Dwyane Wade, in cambio di Lamar Odom, Caron Butler, Brian Grant e una futura prima scelta.
Tra i motivi della decisione, il rapporto ormai logoro tra Shaq e Kobe, e tra O’Neal e il front office per la questione del rinnovo contrattuale. Un clima che, stando ai report degli ultimi giorni, pare destinato a crearsi anche tra leBron James, il suo entourage, e i vertici dei Lakers.
Perché? Alla trade deadline, Rob Pelinka si è rifiutato di mettere sul mercato un’altra prima scelta futura al draft, quella del 2027 e di fatto l’unica rimasta dopo le trade per Anthony Davis e Russell Westbrook. Secondo i media USA, i vertici della franchigia si sarebbero di fatto rifiutati di ipotecare un altro pezzo di futuro per cercare di rimediare sul mercato a un pasticcio – l’arrivo di Westbrook in cambio di Kyle Kuzma, Kentavious Caldwell-Pope e Montrezl Harrell, oltre che della prima scelta al draft 2021 – voluto e “combinato” da James e Klutch Sports, decisi a puntare sull’MVP 2017.
A ulteriore segnale di una frattura tra i vertici Lakers, con Jeanie Buss, Rob Pelinka e il “consigliere” Kurt Rambis, e l’entourage di LeBron James (e Anthony Davis, cliente Klutch), i report pubblicati post-trade deadline che volevano LeBron e Davis “d’accordo e allineati” con la decisione di Pelinka di restare immobili sul mercato, report avallati in conferenza stampa dallo stesso presidente dei Lakers.
Versione di Pelinka che, a quanto emerso nei giorni successivi, non sarebbe corrisposta a quella di LeBron James che non avrebbe gradito per nulla tale immobilismo. Le dichiarazioni di James su un suo eventuale ritorno a Cleveland, e le lodi a piene mani distribuite a Sam Presti, gm dei Thunder, e alla sua lungimiranza sul mercato, ne sarebbero state la conferma.
