The Decision
Ora, l’annuncio della decisione di LeBron James di lasciare i Cavs e andare a giocare ai Miami Heat fu trasmesso in diretta su ESPN con uno speciale di un’ora (!) l’8 luglio 2010.
Serve altro?
Mezz’ora di can per l’aia, una frase che sembrerebbe brutta anche in un filmaccio della Marvel (cioè tutti) per rendere pubblica la sua decisione (“ho deciso di portare i miei talenti a South Beach“) e poi le critiche, tante critiche sul supposto cattivo gusto dell’intero baraccone, sull’ingratitudine, l’egoismo, la scelta di andare a giocare in un super team con altre due star (Dwyane Wade e Chris Bosh) “perché incapace di vincere da solo”, la lettera aperta di Dan Gilbert che giura che i Cavaliers “vinceranno un titolo prima del cosiddetto King James” (nope) e i roghi di maglie nr. 23 per le strade della città infuriata, tradita e abbandonata. Per non parlare della spacconata “not one, not two, not three, not four…” sparata alla presentazione a Miami.
Un “fallimento di grande successo” su sui si sarebbe espressa di fatto l’intera società civile, dal Reverendo Jackson a Michael Jordan.
E per la serie Non tutti sanno che… il passaggio di LeBron a Miami fu in realtà una sign and trade che fruttò ai Cavs ben 5 scelte future al draft.
Gara 6 a Boston
Una partita che è diventata (anche) un meme.
La prima stagione di James a Miami è finita male, col crollo in finale di un LeBron irriconoscibile contro i Dallas Mavs. La pressione sugli Heat nel 2011-12 è altissima, contro i Pacers in semifinale di conference e sotto per 2-1 nella seria rischia di far saltare i nervi a Dwyane Wade che litiga con coach Erik Spoelstra.
Miami sopravvive e va alle finali di conference contro i Boston Celtics dei “vecchietti” Pierce-Garnett-Allen con Rajon Rondo. E si trova di nuovo sull’orlo della catastrofe quando Garnett, Pierce e Rondo sbancano l’American Airlines Arena in gara 5 per 94-90 mandando Boston sul 3-2, e con la possibilità di giocare gara 6 in casa e chiudere la serie.
La gara 6 del 7 giugno 2012 è considerata la miglior partita in carriera di sempre di LeBron James: 45 punti, 15 rimbalzi, 5 assist, 19 su 26 al tiro in 45 minuti, LBJ segna 12 dei suoi primi 13 tiri giocando ampi tratti di partita sostanzialmente da solo e frustrando dall’inizio qualsiasi velleità dei Celtics. Finisce 98-79, la serie va a gara 7 a Miami ma Boston è battuta, si arrende per 101-88.
“Ma poi gli legge almeno i loro diritti, a quelli dell’altra squadra?“
27 vittorie di fila
Il LeBron James annata 2012-13 è il migliore mai visto, siete d’accordo?
Titolo di MVP, quarto e ultimo in carriera finora, MVP dell’All-Star Game, 66-16 il record della squadra, MVP delle Finals e secondo titolo in carriera dopo la vittoria in 7 partite in finale contro San Antonio, LeBron chiude a 26.8 punti di media con 8 rimbalzi, 7.3 assist e il 40.6% da tre la regular season.
Quegli Heat sono degli schiacciasassi, dopo la liberazione del primo titolo dell’era big three, e tra il 3 febbraio e il 25 marzo 2012 vincono 27 partite di fila, la striscia di vittorie in stagione regolare di una squadra NBA più lunga dai tempi delle 33 vittorie dei Los Angeles Lakers 1971-1972. L’apice dei Miami Heat versione big-three con LeBron, Dwyane Wade e Chris Bosh, e di Ray Allen, Mario Chalmers, Shane Battier, Udonis Haslem, Mike Miller, “Birdman” Chris Andersen, Norris Cole, Joel Anthony e ovviamente coach Spoelstra.
Tiago Splitter
Le finali NBA 2013 sono tra le più belle mai giocate nella storia recente, ricordate soprattutto per il tiro da tre punti con cui Ray Allen pareggiò gara 6 dopo un errore di LeBron James.
In gara 2 di quella serie, James piazzò contro il centro brasiliano dei San Antonio Spurs Tiago Splitter una stoppata perfetta per tempismo e anche estetica, per ribadire l’ampia vittoria dei suoi Miami Heat. Non sarebbe stata l’unica stoppata degna di nota nella carriera di LeBron…
“I’m LeBron James, from Akron Ohio”
I Miami Heat hanno appena vinto in gara 7 il secondo titolo NBA consecutivo, LeBron ha “griffato” la partita con 37 punti e 12 rimbalzi, e 5 su 10 al tiro da tre punti quando San Antonio, come fatto 6 anni prima, lo sfida al tiro da fuori.
Gara 7 finisce 95-88, LeBron James è nominato MVP delle finali e sul podio della premiazione Doris Burke lo intervista. Alla domanda su come James sia riuscito negli anni a gestire aspettative, pressione e critiche, LeBron risponde: “Non posso dare retta a tutti quelli che parlano di me… io sono LeBron James, da Akron in Ohio, dalla inner city e non dovrei neppure essere qui, in teoria. Basta questo. Ogni volta che entro in spogliatoio e vedo una maglia numero 6 con sopra scritto ‘JAMES’ mi sento fortunato. Per cui, tutto quello che si dice di me fuori da qui non conta, io non ho preoccupazioni“.
Meno “montato” rispetto alla The Decision, di certo genuino anche se non improvvisato. Di sicuro dal cuore.

