I Miami Heat sono reduci da una settimana in cui hanno disputato quattro partite, l’ultima delle quali stanotte a Washington (vinta 114-111) prima di stanotte, hanno giocato contro San Antonio in Texas, ad Atlanta e tra le mura amiche contro i Milwaukee Bucks uscendo vincitori solo in quest’ultimo incontro, interrompendo la striscia negativa di 6 partite consecutive con una sconfitta.
Cosa è emersa ancora da queste sfide? L’importanza di Goran Dragic per il gioco offensivo degli Heat. In realtà, questa settimana ci ha fatto notare come gli aghi della bilancia del reparto offensivo degli Heat siano 2: oltre, infatti, al playmaker sloveno, un altro fattore fondamentale riguarda Dion Waiters e le sue percentuali. Entriamo nel dettaglio:
Dion Waiters, mano calda
La guardia tiratrice arrivata dai Thunder ha totalizzato 19.3 punti di media nelle ultime quattro partite, ma il problema risale nella sua incostanza, che peraltro nella sua carriera professionistica è stata sempre presente. Guardando nello specifico, Dion ha segnato ben 27 punti contro san Antonio con il 46% dal campo; solo 11 contro Atlanta con il 27% di realizzazione; contro i Bucks ha segnato 23 punti, con un’ottima percentuale: ben 45%; e infine, 43% dal campo contro i Wizards, per un totale di 16 punti. E il fenomeno analizzato non riguarda solo questi ultimi 4 incontri, ma tutte le prime 12 partite: si passa dall’11% contro OKC, al 50% contro Sacramento, alterando partite da 4 punti (come contro Utah e Toronto), a partite con 20 punti (contro Sacramento) o come quelle già menzionate contro Parker e compagni e contro i Bucks. L’importanza della guardia tiratrice negli schemi offensivi è chiara: potersi fidare di colui che può mettere tante triple e tanti tiri dalla media distanza implica una sicurezza offensiva in più, oltre che generare il timore dell’avversario che, cominciando a raddoppiare il giocatore in questione, lascia libero uno del quintetto, con il risultato di arrivare più facilmente a un tiro costruito bene. Quando Dion ha le “mani calde”, Miami diventa pericolosa.
L’ora del Drago

Goran Dragic.
Altro fattore importante, e già citato, riguarda Goran Dragic: il play ha dovuto saltare le partite contro Atlanta e San Antonio a causa di una caviglia slogata, e, quando è tornato, ha condotto i suoi (insieme, per dire la verità, ad Hassan Whiteside, di cui parliamo tra poco) alla vittoria contro Milwaukee, con 16 punti, 4 assist e 6 rimbalzi, e contro Washington, con 22 punti, 6 assist e 3 rimbalzi. Bisogna dare atto a Miami di aver comunque fatto una ottima figura contro gli Spurs e gli Hawks, due ottime squadre con due record nettamente migliori di quello degli Heat, rimanendo in partita fino all’ultimo e perdendo, rispettivamente, di 4 e 3 punti: però rimane innegabile il fatto che lo sloveno sia un giocatore fondamentale per gli Heat, e che ritrovarlo è stato molto importante per loro.
Il mostro sottocanestro:
Infine, è necessario menzionare le prestazioni “monstre” del centro di Miami, Hassan Whiteside: 23+17 contro gli Spurs, 19+25 contro Atlanta, 12+17 contro i Bucks, e, infine, 18+18 questa notte (dei quali 9 offensivi). Hassan è davvero in gran forma, grazie a questi numeri conduce la classifica di chi ha raccolto più rimbalzi di tutta la lega. Ultimamente ha dichiarato che questi Heat hanno raccolto meno di quanto seminato fino ad ora, e che continuando a giocare così, i risultati si vedranno. Miami, Tank no grazie? Ricostruire partendo da queste solide basi: Hassan Whiteside, Goran Dragic, Winslow e Waiters. Da qui ricostruire sulle ceneri dei Big Three

