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Focus Utah Jazz: i fattori della risalita

di Andrea Esposito

Low profile e tanto ma tanto lavoro.  Sembra essere questo il segreto degli Utah Jazz negli ultimi anni, ormai costantemente nella élite della Western Conference anche a dispetto di franchigie molto più mediaticamente ‘appetibili’.

Nell’ultimo mese la banda di ragazzi terribili di coach Quin Snyder ha messo insieme numeri da urlo: 9-1 nelle ultime 10 partite,  il record casalingo recita un eloquente 17-3 che lascia poco spazio ad interpretazioni, a Salt Lake City non si passa.

Altro dato che lasci a bocca aperta è quello riferito all’efficienza offensiva di questa squadra che ha alzato i colpi del suo motore nonostante l’infortunio di Mike Conley. L’attacco di Utah produce circa 117 punti su 100 possessi, approfittando di un gioco costruito negli anni. La gestione dei ritmi offensivi della squadra è mirata alla costruzione del miglior tiro possibile. Gli Utah Jazz nell’ultimo mese di dicembre hanno tirato col 40% abbondante da tre punti. Analizziamo ora i fattori di questa crescita costante in questo focus.

Utah Jazz: un attacco incentrato sul tiro da 3

Il roster di Utah è composto da giocatori capaci di coprire più ruoli ed efficaci coi piedi dietro l’arco. Emblema di questo identikit è Joe Ingles: l’ala australiana si sta confermando ago della bilancia di Utah anno dopo anno, tanto da meritarsi un corposo rinnovo negli scorsi mesi. Il numero 2 tira col 42% confermando la sua pericolosità sul piano tattico.

Focus Utah Jazz: il team di Salt Lake City sta facendo sempre più affidamento al tiro dalla lunga.

Altro giocatore sconosciuto ai più ma che già in europa (esperienze in Germania e Spagna) aveva fatto vedere la sua eccellente preparazione tattica è Royce O’Neale. L’ala di Kileen, Texas, ha costruito i suoi minuti NBA su due concetti basilari: tanta difesa e tiro da fuori affidabile, Royce O’Neale è il più classico dei 3&D.

In particolare, il numero 23 è diventato ormai uno specialista di un tiro tra i più pregiati della NBA moderna: la tripla in angolo. O’Neale tira dall’angolo col 46%, approfittando di situazioni di penetra e scarica sia su penetrazioni di Donovan Mitchell o situazioni di dentro fuori (il 100% dei suoi canestri coi piedi dietro l’arco dall’angolo sono frutto di assist). Numeri, questi, che gli sono valsi un ricco rinnovo di contratto quadriennale a 36 milioni complessivi, nove annui.

Focus Utah Jazz: Royce O’Neale è più di un onesto gregario.

Bojan Bogdanovic: l’uomo giusto al posto giusto per gli Utah Jazz

L’ala bosniaca sta vivendo la sua miglior stagione da quando nel 2014 debuttò nella lega: 21 punti di media conditi da 4 rimbalzi e 2 assist; tirando col 45% abbondante dal campo, il 45% dall’arco e oltre il 90% ai liberi; il tutto giocando circa 33 minuti di media in 41 partite.

Focus Utah Jazz: Bogdanovic risponde sempre presente quando chiamato in causa.

L’ex Pacers si è dimostrato essere il profilo perfetto da affiancare ad un giocatore tanto giovane quanto talentuoso come Donovan Mitchell. Rispetto all’anno scorso ad Indianapolis, Bogdanovic ha più responsabilità offensive ed una mole di tiri forse maggiore rispetto a quella in maglia giallo-blu: i tentativi dall’arco presi in questa prima metà stagione sono circa 7, anche per il 44 (come fatto su per O’Neale) c’è da rimarcare la spiccata propensione a prendersi e la tripla dall’angolo trasformata in 3 punti con un ottimo 51.3%.

Donovan Mitchell è cresciuto

La giovane guardia proveniente da Louisville dopo un anno da rookie straordinario ha corso il rischio di vedersi schiacciato dal peso delle aspettative. Invece il numero 45 ha risposto alla grande. Dopo l’esplosione, l’anno scorso c’è stato un fisiologico assestamento (parliamo sempre di una stagione da protagonista assoluto quella scorsa con più di 20 punti di media), ma forse soltanto ora stiamo apprezzando il vero Donovan Mitchell. Il buon Spida, ormai al terzo anno nella lega, con l’aiuto di coach Snyder ha smussato dei lati spigolosi del suo gioco sviluppando delle letture (anche per sopperire alla prolungata assenza di quel Mike Conley che doveva assicurare esperienza e sicurezza nello spot di point guard.

Il riacutizzarsi di un problema al tendine del ginocchio sinistro della point guarda ex Grizzlies che lo ha costretto ai box per diverse settimane ha un po’ rallentato il processo di conoscenza con Mitchell, ma in quella ventina di partite giocate insieme l’impressione era molto buona. L’esperimento tattico di Snyder era tanto semplice quanto potenzialmente letale: iniziare l’azione offensiva con palla affidata a Mitchell dandogli l’incarico di provare ad attaccare nei primi secondi la difesa, senza concedergli il tempo di organizzarsi. Se il Mitchell veniva ben contrastato dagli avversari la palla passava a Conley per la gestione dell’attacco a difesa schierata.

patrick beverley infortunio polso

Donovan Mitchell a duello con Patrick Beverley.

Rivedremo questo assetto offensivo anche col ritorno del play? Non ci resta che aspettare.

Utah è matura per raccogliere i frutti di questa semina iniziata tempo fa, la crescita è stata costante negli anni ed ora non bisogna più meravigliarsi nel vedere gli Jazz così in alto. Forse in questo marasma che ha colpito la NBA durante la scorsa estate con tanti cambiamenti di pedine importanti l’unica nota di continuità è rappresentata dagli Utah Jazz: la continuità sarà l’arma vincente?

NB: le statistiche utilizzate nell’articolo fanno fede alla data di pubblicazione dello stesso.

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