Home NBA, National Basketball AssociationNBA in EvidenzaMVP Race: c’è solo James Harden. I suoi numeri

MVP Race: c’è solo James Harden. I suoi numeri

di Marco Tarantino
James Harden MVP
James Harden l’MVP 2018 ormai senza praticamente ombra di dubbio. Se lo scorso anno sembrava veramente vicino al premio, poi finito nelle mani di un Russell Westbrook che ha riscritto la storia della NBA sotto la sezione triple doppie, diventando l’unico giocatore insieme a The Big O a viaggiare in una intera stagione con una tripla doppia di media, quest’anno nessuno sembra essere in grado di togliergli il premio di MVP dalle mani.
Non Russell Westbrook, troppo discontinuo, non Steph Curry, ancora non al 100% e spesso infortunato, non Kevin Durant, LeBron James, nemmeno Giannis, che è calato anche per via di un utilizzo esagerato a livello di minutaggio da parte del suo ex coach Jason Kidd. Nessuno, neanche De Rozan, Kyrie Irving, che sembrano essere indietro in questa corsa al premio di giocatore migliore della lega dell’anno.

James Harden i numeri dell’MVP 2018

James Harden nell’ultima notte di gare NBA ha segnato 26 punti contro i Boston Celtics. Numeri di ordinaria amministrazione per un giocatore completo offensivamente, in grado di giocare in isolamento, di colpire da tre punti senza ritmo, di attaccare nel pitturato, di sfornare assist, di essere decisivo nel finale di gara, con canestri veramente pesanti. Insomma completo. Con i 26 punti sono 11 gare consecutive in cui segna almeno 25 punti. La striscia più lunga in stagione (al pari con Giannis dal 2 al 26 dicembre).
Come l’hanno presa i colleghi questa giocata? Bastano pochi tweet come le parole di Sir Lebron James:

In stagione viaggia a:
  • 31.2 punti
  • 8.9 assist
  • 5.2 rimbalzi
  • PER: 30.49
  • True Shooting Percentage: 62.3%
 Su 40 minuti rispetto alla stagione passata segna 2.9 punti in più, ha diminuito il Turnover Ratio (la percentuale dei possessi che termina con un turnover) aumentando però (nonostante la presenza di Chris Paul in campo, l’Usage Rate ovvero il numero di possessi che gioca per 40 minuti. Ed ovviamente la Player Efficiency Rating nettamente migliore:
  • 27.43 nel 2016-2017
  • 30.49 nel 2017-2018
Dal 2009-2010 sempre in crescita, anno dopo anno.
Il BarbaJames Harden ha l’MVP nelle sue mani e gli Houston Rockets centrano un altro filotto di vittorie consecutive. Quante? Eccole qui
 
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James Harden: come si costruisce un MVP?

Il Barba di OKC? Dimenticatelo, ma ricordatelo al tempo stesso: in potenza aveva già tutto quello che James Harden fa oggi. L’unica cosa che gli mancava? Una squadra che giocasse per lui, sentirsi un leader, il giocatore chiave ed ovviamente in quei Thunder non poteva esserlo.

 

Ed ora un James Harden della stagione 2015-2016:

 

Stessa capacità di arrivare al ferro, stessa aggressività in campo aperto contro una difesa in questo caso anche schierata. James Harden è questo un attaccante veramente immarcabile, difficile da tenere in campo, abile sul pick&roll, perfezionato da Mike D’Antoni.

Come? Mettendogli palla in mano, dandogli sempre o quasi il possesso e la possibilità di prendere decisioni in attacco, che spesso e volentieri fanno malissimo agli avversari.

Clint Capela James HardenMettergli intorno un ottimo difensore nel ruolo di guardia lo aiuta anche a concentrarsi solo sulla fase offensiva. In questo aspetto, ha al suo fianco sempre un centro atletico ed abile sul pick&roll, come Capela, come Nené in modo da poter tirare fuori il lungo dal pitturato e provare a sfruttarlo per puntare il canestro oppure giocare uno scarico sul lungo attirando la difesa sulla palla.

Ha attorno anche ottimi attaccanti da tre punti, tiratori eccellenti come Ariza, Gordon, giocatori in grado di difendere ed attaccare il che lo rende ancora meno leggibile: può scaricare dopo un pick&roll sul lungo che punta il ferro, può scaricare negli angoli, dove c’è un tiratore pronto a raccogliere e concludere, può attaccare il ferro. Insomma tre scelte, sempre presenti, che forzano la difesa a letture impossibili. Raddoppiarlo? Aiuti difensivi? Si sono utili ma permettono a giocatori come Chris Paul di avere più spazio. Conviene? Difficile dirlo. Inoltre a livello di squadra la presenza dell’ex giocatore dei Los Angeles Clippers permette a D’Antoni di far riposare James Harden senza snaturare poi troppo il gioco: ovviamente CP3 è più assistman che attaccante rispetto al Barba, ma ha anche doti difensive diverse. Unirlo in un backcourt con Gordon è davvero una soluzione efficace. Ed in tutto questo, l’ex OKC può dormire sogni tranquilli in panchina.

Nel 2017-2018 queste sono le sue migliori giocate in ogni gara disputata: James Harden collezione in evoluzione…

 

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1 commento

gilberto 7 Marzo 2018 - 2:01

si ok, ma il james post trade penso sia al suo livello, vediamo queste ultime 20 partite prima dei playoff

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