James Harden i numeri dell’MVP 2018
“That’s a play that’ll be in his highlight reel for the rest of his life.”
LeBron discusses James Harden’s crossover heard ‘round the world. pic.twitter.com/9bQiazdgkO
— FOX Sports Ohio (@FOXSportsOH) 1 marzo 2018
- 31.2 punti
- 8.9 assist
- 5.2 rimbalzi
- PER: 30.49
- True Shooting Percentage: 62.3%
- 27.43 nel 2016-2017
- 30.49 nel 2017-2018
James Harden: come si costruisce un MVP?
Il Barba di OKC? Dimenticatelo, ma ricordatelo al tempo stesso: in potenza aveva già tutto quello che James Harden fa oggi. L’unica cosa che gli mancava? Una squadra che giocasse per lui, sentirsi un leader, il giocatore chiave ed ovviamente in quei Thunder non poteva esserlo.
Ed ora un James Harden della stagione 2015-2016:
Stessa capacità di arrivare al ferro, stessa aggressività in campo aperto contro una difesa in questo caso anche schierata. James Harden è questo un attaccante veramente immarcabile, difficile da tenere in campo, abile sul pick&roll, perfezionato da Mike D’Antoni.
Come? Mettendogli palla in mano, dandogli sempre o quasi il possesso e la possibilità di prendere decisioni in attacco, che spesso e volentieri fanno malissimo agli avversari.
Mettergli intorno un ottimo difensore nel ruolo di guardia lo aiuta anche a concentrarsi solo sulla fase offensiva. In questo aspetto, ha al suo fianco sempre un centro atletico ed abile sul pick&roll, come Capela, come Nené in modo da poter tirare fuori il lungo dal pitturato e provare a sfruttarlo per puntare il canestro oppure giocare uno scarico sul lungo attirando la difesa sulla palla.
Ha attorno anche ottimi attaccanti da tre punti, tiratori eccellenti come Ariza, Gordon, giocatori in grado di difendere ed attaccare il che lo rende ancora meno leggibile: può scaricare dopo un pick&roll sul lungo che punta il ferro, può scaricare negli angoli, dove c’è un tiratore pronto a raccogliere e concludere, può attaccare il ferro. Insomma tre scelte, sempre presenti, che forzano la difesa a letture impossibili. Raddoppiarlo? Aiuti difensivi? Si sono utili ma permettono a giocatori come Chris Paul di avere più spazio. Conviene? Difficile dirlo. Inoltre a livello di squadra la presenza dell’ex giocatore dei Los Angeles Clippers permette a D’Antoni di far riposare James Harden senza snaturare poi troppo il gioco: ovviamente CP3 è più assistman che attaccante rispetto al Barba, ma ha anche doti difensive diverse. Unirlo in un backcourt con Gordon è davvero una soluzione efficace. Ed in tutto questo, l’ex OKC può dormire sogni tranquilli in panchina.
Nel 2017-2018 queste sono le sue migliori giocate in ogni gara disputata: James Harden collezione in evoluzione…
LEGGI ANCHE:


1 commento
si ok, ma il james post trade penso sia al suo livello, vediamo queste ultime 20 partite prima dei playoff