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LA Noire #3: Rested Kawhi

di Raffaele Camerini

Siamo persuasi che la nostra personale opinione vale, almeno per Silver, quanto Brandon Knight che tenta di stoppare DeAndre Jordan. Anche senza commettere fallo. Però, se proprio dobbiamo dirla tutta, la situazione che ha investito Kawhi Leonard ed i Los Angeles Clippers si presta ad opinioni di ogni genere. Quindi perchè non buttarci dentro pure la nostra discutendone in questo nuovo appuntamento di LA Noire?

 

Riposo

Partiamo dal fattaccio: per la gara (poi persa dai Clippers) programmata mercoledì 6 novembre scorso contro i Milwaukee Bucks, lo staff tecnico capitanato dal Doc ex campione NBA con Garnett e Pierce, ha deciso di non far giocare Kawhi Leonard, visto che tal partita sarebbe stata la prima di un back-to-back. Il giorno dopo avrebbero affrontato Portland, infatti vinta.

 

Kawhi Leonard in azione.

La scelta del riposo ha, però, scosso il lenzuolo NBA portando alla luce una serie di discorsi, tutti con le proprie ragioni, ma che forse non hanno avuto il pregio di toccare l’etimologia del discorso nella sua complessità. Chi ha ritenuto la scelta di Rivers inaccettabile, chi ha criticato il back-to-back (neofita? con tale termine si intende due partite giocate in due giorni conseguenti), chi invece ha dato piena ragione a Doc Rivers ed il suo staff.

 

LA Noire: Un problema che esiste

L’associazione senza saper né leggere né scrivere ha mostrato il cartellino giallo sotto forma di multona da 50K, ritenendo la motivazione load management (traducibile con un controllo del carico, per chi è avulso di palestra sa di cosa stiamo parlando, per gli altri è semplicemente fare movimento senza troppo sforzo) dichiarata per giustificare l’assenza del numero 2, una motivazione incosistente. Tanti per noi, magari non per loro, cifra da sborsare subito ed in banconote di piccolo taglio. Solo che a ‘sto benedetto punto la questione non riguarda solo Leonard ed i Clippers, bensì tutta la NBA. Ecco perchè:

  • Punto di vista televisivo

Per quanto la NBA non sia il primo sport nel territorio americano, le televisioni sborsano tanti dollari pur di ottenere i diritti televisivi. Una qualsiasi emittente televisiva che riesce a mettere in palinsesto una partita con Giannis Antetokounmpo e Kawhi Leonard a contendersi la vittoria finale, strapperebbe quello buono in previsione degli ascolti elevati. Persino l’utente che non segue con continuità la NBA, potrebbe decidere di collegarsi per vedere che combinano questi due scherzi della natura. Ciò aumenta sensibilmente lo share, di rimando gli spot durante la partita costerebbero di più ed in generale gli introiti economici sarebbero di un certo rilievo, assolutamente non indifferente. 

La scelta di non far giocare l’ultimo MVP delle Finals soffia giù tutto questo bel castello di carte, svogliando l’utenza a collegarsi in quanto non più ammaliati. Portando conseguentemente ad un decremento dell’interesse e quindi, infine, economico.

  • Punto di vista del Doc

Lo staff tecnico e Doc Rivers in primis, hanno tutti i diritti del mondo a non far giocare un loro giocatore, qualsiasi giocatore sia, qualunque sia il peso all’interno del roster. La NBA questo non lo può bloccare, non può porre obbligo ad un allenatore di far giocare quel componente X un numero TOT di minuti. Infatti i 50K sono per via della motivazione, ovvero Leonard è stato inserito in injured list senza una motivata causa. Ma come coach Pop ha fatto tante volte, Rivers ha tutto il diritto di far riposare Leonard qualora pensasse fosse necessario. Ovvio, possono sentirsi presi in giro gli avversari ed il pubblico, ma lo stato d’animo non fa cambiare questo concetto imprescindibile: il coach decide chi gioca. Ed oltretutto, almeno parere di chi scrive, le motivazioni sono anche sacrosante. Presumibilmente i Clippers giocheranno 82 partite + eventuali playoffs e forse anche Finals. Si parla di più di 100 partite, sempre presunte. Arrivare freschi è fondamentale, non sappiamo se saltare delle gare a novembre può portare ad un reale beneficio o meno, ma non spetta a noi decidere…

 

La risposta

Non esiste una risposta adeguata in questo genere di casi. Ognuno ha le proprie ragioni, ognuno cerca di tirare più acqua possibile al proprio mulino e non importa se facendolo si calpestano gli interessi degli altri. Forse una soluzione potrebbe essere quella di ridurre le partite da 82 a 58. In questo modo ci sarebbero 2 partite, massimo 3 in certi casi, a settimana. Ciò renderebbe ogni singola gara più interessante, più combattuta, i giocatori sarebbero più riposati da viaggi stancanti, vita da hotel e partite una dopo l’altra, prevenendo anche i tanti infortuni da stress. Ma ciò porterebbe anche ad una decrescita economica, essendo basato l’intero sistema delle concessioni televisive sulle canoniche 82 partite.

Potrebbe essere una svolta epocale ma che, se sopravvissuti al contraccolpo economico, porterebbe a dei vantaggi qualitativi di forte impatto.

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