Rick Carlisle è stato per 13 lunghe stagioni la mente, l’espressione tecnica e tattica dei Dallas Mavericks.
Arrivato nel 2008, carico di aspettative dall’ambiente texano, il suo corso ha visto picchi di assoluto livello, ancora scolpiti nei ricordi dei calorosi fan dei biancoazzurri.
Il titolo 2011, contro la Miami dei big 3 e il 4-0 rifilato ai Lakers campioni uscenti nella stagione precedente, restano instanee difficilmente cancellabili.
Nell’era successiva alla conquista del campionato, Dallas ha viaggiato a corrente alternata, spaziando tra comparse ai playoffs e posizioni da lottery.
Un nuovo e interessante progetto, era stato avviato nel 2017 quando il vulcanico proprietario Mark Cuban, stanco dell’immobilismo che permeava allora la franchigia, decise di mettere in atto un processo di ricostruzione. L’era Nowitzki era ormai giunta al termine e si faceva sempre più essenziale ricorrere al draft per scovare un degno erede.
Nelle due estati successive vengono pescati Denis Smith Jr e Luka Dončić, il cui destino sarà teso ad incrociarsi nelle vicende dell’attuale capo allenatore di Indiana.
Secondo Tim MacMahon di ESPN.com, Carlisle aveva forti riserve circa la bontà della point guard ora in forza ai Blazers, e a questi avrebbe preferito invece Donovan Mitchell. Con una buona stagione da rookie e l’avvento del fenomeno sloveno, la logica lasciava presagire la composizione di una coppia a lunga gittata, coadiuvata anche da uno splendido rapporto che si era andato costruendo tra i due.
Tuttavia nel gennaio 2019, Dallas spedisce Dennis Smith Jr assieme a DeAndre Jordan e Wesley Matthews ai NY Knicks,in cambio dello scontento Porzingis.
Si realizzano così le volontà di Carlisle, mai entusiasta del prodotto dei Wolfpack, il quale di fronte a uno spogliatoio più che perplesso, si giustificherà asserendo motivi di gelosia di Dennis nei confronti del compagno Luka Dončić .
Un retroscena peraltro confermato dallo stesso Smith.
È la prima goccia di un vaso che inizia a dare segnali di cedimento.
Il caso Mejri e l’allontanamento dell’assistente Jamal Mosley
Facciamo un passo indietro, per tornare all’annata 2017\18, l’ultima prima dell’avvento del numero 77.
In quella squadra tra volti noti, giovani acerbi e veterani prossimi al ritiro, c’è Salah Mejri, centro tunisino che molti ricordano per i trascorsi in maglia Real Madrid. Giocatore solido, con un discreto tiro dalla media, ha fatto del carattere fumantino uno dei nei storici della sua carriera, non riuscendo mai a correggersi in maniera definitiva.
Alle porte del 2018, nella vittoria casalinga dei Dallas Mavericks sul campo di Washington, si rende protagonista di due tecnici nell’arco di pochi istanti mandando su tutte le furie il tecnico newyorchese che lo spedisce anzitempo sotto la doccia.
Lo sfogo ripreso dalle telecamere, mostra un labiale alquanto colorito:
“hai segnato solo due c***o di punti, vattene subito fuori dai c******i!!”
Le scuse di Carlisle arriveranno il giorno seguente, al termine del consueto allenamento mattutino. Fonti interne ai Mavs di quell’annata rivelano che questo fu uno dei tanti episodi di nervosismo che caratterizzarono l’attuale capo allenatore di Indiana. Questo era sovente mancare di rispetto a tutti i componenti del suo staff oltre ad alcuni giocatori.
La stagione seguente, con la possibilità di mettere le mani su Luka Dončić, nell’aria aleggiava un certo pessimismo circa l’ambientamento dell’allora talento diciannovenne. Lo sloveno era amico fidato di Mejri, il quale gli aveva riportato del clima bollente in cui versava Dallas. Nonostante tutto, l’ex Real approdò in Texas, ma ebbe purtroppo la conferma delle parole del centro tunisino. Lo spogliatoio era una polveriera, tra il tecnico, lo staff e i giocatori c’erano continue tensioni.
Un giocatore parte di quel roster (rimasto volutamente anonimo) dichiarerà:
“Luka aveva iniziato a sviluppare un odio su Carlisle, per come trattava gli altri”
Tuttavia in una situazione decisamente in alto mare, a tenere un velo di normalità era un membro dello staff tecnico, Jamahl Mosley. Fu l’unico, assieme a pochi altri, a tenere unito un roster altrimenti vicino al collasso.
Con il passare dei mesi la sua figura accumulò sempre più spessore, grazie a una crescente stima da parte dell’intero gruppo, al punto da guadagnarsi la gestione diretta delle partite da bordo campo. Carlisle rimaneva comunque il capo allenatore, ma era evidente che avesse perso il controllo della squadra.
Ciò gli fece crescere i sospetti circa il tentativo di Mosley di ergersi a nuovo tecnico, prospettiva poi infondata visto l’addio e il passaggio agli Orlando Magic.
Il rapporto mai sbocciato con Dončić
A separare le strade tra il coach dei Pacers e la franchigia di Mark Cuban, ha contribuito anche un rapporto mai idilliaco con Dončić. Lo sloveno non ha mai gradito l’atteggiamento del tecnico nei confronti della squadra. Nervoso, scortese e poco disponibile. Altresì, questo ha sempre difeso ed elogiato il numero 77, quasi da riservargli un trattamento speciale.
Nondimeno non sono mancate scintille occasionali tra i due. La stagione scorsa, fonti vicine all’ambiente Mavs, riportano di un Dončić, che avrebbe messo in discussione l’autorità del coach, reo di fidarsi troppo a un funzionario del front office, ossia Haralabos “Bob” Voulgaris. L’accusa si muoveva attorno all’idea per cui l’analyst quarantaseienne avesse preso le “redini” tecniche della squadra, con Carlisle relegato a semplice figura applicatrice.
Successivamente nella partita di apertura della serie di playoffs tra i Dallas Mavericks e i Clippers, nel corso del terzo quarto lo sloveno aveva commesso tre falli nell’arco di pochi minuti. Ciò faceva parte del sua strategia per spezzare il gioco degli avversari. Non compreso dal tecnico newyorchese, quest’ultimo lo ha spedito in panchina, rendendo il numero 77 una “pentola in escandescenza”. Ulteriori episodi, secondo alcuni dipendenti della squadra texana, si sarebbero verificati in altri contesti, con i compagni di squadra ormai rassegnati a continue scaramucce tra i due.
Insomma un quadro che certifica una situazione che era diventata del tutto ingestibile.
Carlisle aveva ancora un anno di contratto con la società di Mark Cuban, ma appena intravista la possibilità di accasarsi altrove non ha esitato a rassegnare le dimissioni, per portare la sua esperienza in quel di Indianapolis.
Al posto del coach campione NBA 2011, i Dallas Mavericks hanno affidato le loro speranze a una vecchia conoscenza del basket texano: Jason Kidd. Alla sua terza esperienza da capo allenatore, nel giro di pochi mesi è riuscito ad accaparrarsi la stima di tutto il gruppo sqadra. Merito di un gestione relazionale molto puntigliosa, che fa della comunicazione costante il punto cardine.
A confermarlo è lo stesso Dončić :
“Più si parla, meglio é. Parlare risolve le cose, quindi credo sia un’ottima idea”

