La location è di quelle importanti: la Sala Borsa, regina delle biblioteche comunali bolognesi e anticamente sede di partite di pallacanestro, come le fotografie appese e un volume appositamente dedicato non si stancano di rammentarci. Il moderatore è di quelli competenti: Marco Sanguettoli, dalle cui mani in oltre un ventennio delle giovanili virtussine sono passati tanti, e anche qualche futuro campione. La sala si riempie man mano, è evidente che venire a sentire The Voice presentare la sua ultima fatica cartacea, “Basketball R-evolution”, non è roba da tutti i giorni, e una città innamorata della palla a spicchi non poteva che rispondere adeguatamente. E lui arriva. Un tuffo al cuore quando la prima rilevazione è dedicata al luogo in cui si trova, di cui dimostra di conoscere la storia (ma c’è da stupirsi? Uhm…). Pronti, partenza, via.
Storie che si intrecciano
Flavio Tranquillo dimostra di essere già caldo senza necessità di warm up. Inizia… dall’inizio, raccontando che la struttura del libro è nata per caso, che si è imbattuto via via in queste storie e ha trovato dei punti di contatto, e puntualizza che oggi, grazie alla rete e più in generale al mondo diventato globale, è possibile addentrarsi nelle radici della pallacanestro.
Sanguettoli non manca di notare come ognuno dei personaggi sia stato rivoluzionario e al contempo abbia creato evoluzione. Kenny Sailors il primo, colui che arrivò al prototipo di tiro in sospensione per non vedersi continuamente stoppato dal fratello maggiore nel campetto dietro casa. Lui ed Hank Luisetti sono stati i pionieri del tiro a una mano, mostrando tenacia nel portare avanti un gesto non previsto dalla tecnica canonica dell’epoca, in cui l’esecuzione doveva venire rigorosamente con i piedi per terra e a due mani. Tranquillo la chiama “quieta ostinazione”, perché hanno perseguito la propria strada convinti che potesse essere giusta ma non quella giusta, nel senso che non l’hanno imposta con la forza.
Bob Douglas è il secondo personaggio, un altro che ha avuto coraggio, il coraggio di costituire i Rens di New York, la prima squadra interamente composta da afroamericani della storia della spicchiata. Come nel caso precedente, anche qui, dice Tranquillo, si tratta di una persona che voleva poter produrre qualcosa, e per associazione di idee il discorso si sposta sulla fantasia. Non ci muoviamo però dalla Grande Mela. Narra infatti The Voice che a Kareem Abdul-Jabbar un jazzista disse che basket e jazz sono la stessa cosa, in quanto entrambi necessitano di elementi di base, ovvero i fondamentali e le note rispettivamente, e che da quelli si costruisce per improvvisare, chiaramente quod modus in rebus, ossia cercando di avere una comprensione elevata di ciò che accade intorno. Sanguettoli, da par suo, fa autocritica, sostenendo che gli allenatori siano così concentrati a dare le indicazioni per portare a casa la singola partita da non creare un sistema che aiuti i giocatori a risolvere autonomamente i problemi che si presentano di volta in volta. E la tematica successiva è proprio legata ai tecnici…
Unità e condivisione
Il terzo soggetto è infatti Pete Newell, allenatore che predicava gioco libero e movimento della palla in un’era della manovra controllata. Ma non solo: Newell era anche il profeta del rispetto verso di sé e verso i giocatori, e del successo personale sacrificato in nome della squadra. Da qui ai giorni nostri, il passo è breve.
Tranquillo infatti fa una deviazione su quella che è stata l’eliminazione dell’Italia dal Preolimpico, un tema sentito, visto che lo affronta di petto, senza giri di parole. Dice infatti che, secondo lui, ciò che è mancato non è stato tanto il gioco, o l’impegno, quanto piuttosto un confronto vivo e vero con discussioni e scontri nello spogliatoio, dai quali, sintetizza, lo spirito di squadra può solo uscire migliorato, mentre il rischio di lasciare i problemi lì è viceversa che ristagnino e trovino altri sbocchi. I team, continua, devono avere valori di riferimento e senso di appartenenza, e darsi una mano quando le cose vanno male.
L’ultimo aspetto legato ai personaggi narrati è la famiglia. Nucleo fondamentale della vita quotidiana, Sanguettoli e Tranquillo concordano sul fatto che sia possibile coniugare famiglia e sport, a patto che da una parte sia riconosciuto il valore e la dignità dell’attività agonistica, e che dall’altra non si venga ossessionati dallo sport stesso.
Qui si chiude il sipario. Congediamo The Voice, estremamente disponibile nel fermarsi a rispondere alle domande, anche non inerenti al suo libro, perché da uomo di basket sa che la spicchiata ha tanti spunti quante sono le cifre del periodo, e il pubblico sa che per affrontare alcuni di questi difficilmente ci sarà occasione migliore. Lasciandoci dietro l’ingresso vetrato della biblioteca, respiriamo l’aria fresca di una tipica fine di settembre bolognese. E torna in mente un motivetto di qualcuno che abitava a pochi passi da qui: «Guarda come son Tranquillo io…». Mai come stasera, niente di più vero.

